Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XII - n.53 - Luglio-settembre 2017
ARTinFORMA

Perugia: BERNINI e VEL┴ZQUEZ, autoritratti a confronto!
di Bruna Condoleo


Un’idea brillante quella di organizzare una mostra basata sul confronto tra due Giganti del ‘600 e sulle influenze reciproche nell’ambito dell’arte del ritratto. La mostra, dal titolo “VELÁZQUEZ E BERNINI: autoritratti in mostra al Nobile Collegio del Cambio”, si tiene a Perugia, promossa da Francesco Federico Mancini, non nuovo ai confronti fra grandi artisti del passato, ed espone un numero selezionatissimo di opere dei due protagonisti indiscussi dell'arte europea.  
I due artisti si incontrarono in Italia per due volte, durante il primo soggiorno  dello Spagnolo tra il 1629 e il 1630 e a metà del secolo; senza dubbio ebbero una frequentazione che ebbe esoto omportanti determinando influenze riscontrabili nelle modulazioni dei rispettivi linguaggi.
Nato a Siviglia nel 1599, partito da una formazione artistica giovanile di stampo caravaggesco, dopo essere stato nominato pittore di corte a Madrid Diego Velázquez si reca in viaggio a Venezia e a Roma, esperienza culturale che porterà a una modifica del suo stile tendenzialmente realistico, secondo una tradizione tipicamente spagnola, grazie all’acquisizione di un cromatismo più morbido e articolato di gusto veneziano. Com’è noto fu soprattutto nei ritratti che Velázquez espresse il meglio di sé: essi rappresentano veri capolavori di indagine psicologica e di approfondimento interiore, fino al celeberrimo quadro della maturità, “Las Meninas” (1656), in cui il pittore ritrae se stesso nel suo studio intento a dipingere i sovrani di Spagna, che s'intravedono soltanto in uno specchio; qui il gioco delle prospettive e il taglio inedito della scena, ritratta di fronte a un ipotetico pubblico, rappresentano un unicum creativo per il suo tempo, di due secoli antesignano dell’arte di un altro Grande pittore rivoluzionario: Edouard Manet!




Gian Lorenzo Bernin, Portrait d'homme- autoportrait, 1623-2. Montpellier, Musée Fabre 2



Gian Lorenzo Bernini, Autorretrato, 1635-1638, 46x32 cm. Madrid, Prado


Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598/ Roma 1680), genio incontrastato dell’ architettura e della scultura, si misurò volentieri anche con la pittura, specialmente con il genere dell’autoritratto, fra cui si annoverano l’opera conservata agli Uffizi e quelle del Prado e del Musèe Fabre di Montpellier, in mostra a Perugia. L’incontro a Roma dei due protagonisti del secolo del Barocco fu importante per entrambi: Bernini, magniloquente, dinamico e immaginifico, assimilò dal Maestro spagnolo la necessità di approfondire l’approccio interiore al soggetto ritratto; nel contempo Velázquez, oltre ad  apprendere una tecnica cromatica più fluida rispetto alle opere precedenti ai soggiorni italiani, arricchì il soggetto di una maggiore vitalità di stampo beniniano, come precisa Tomaso Montanari nelle sue attente esegesi critiche sui due artisti.
Dall’analisi dei ritratti esposti nella mostra perugina si notano ovviamente le differenze delle personalità, ma  si intravedono anche alcuni elementi di connessione che permettono di individuare fruttuose interferenze. Se confrontiamo, ad esempio, l' autoritratto del Bernini conservato al Musée Fabre (1623/25) con quello esposto al Museo del Prado (1635/38), quest’ultimo, dipinto oltre dieci anni dopo, mostra un ammorbidimento della tavolozza e degli effetti di luce in funzione di una meditata ricerca psicologica, ravvisabile in una più intensa articolazione dello sguardo.



Diego Velázquez, Autoritratto. Roma, Pinacoteca Capitolina



Diego Velázquez, Autoritratto. Firenze Uffizi



Nei due autoritratti di Velßzquez colpisce il taglio diagonale della posa del soggetto, elemento ripreso dal Bernini, soprattutto nella versione degli Uffizi che rivela unĺimpostazione austera, uno sguardo sicuro, la pennellata veloce tipica del pittore sevigliano, che nella cura di particolari, come il guanto, l'eleganza dell'abito, il piglio fiero mostra derivazioni tizianesche.
Nel romantico autoritratto capitolino l'animo dell'artista sembra concretizzarsi nell'intensità dello sguardo e nella profonditÓ degli occhi scurissimi, tanto che l'abbigliamento e le forme del corpo quasi si azzerano per la necessitÓ dell'autore di mettere in luce l'interioritÓ psichica della persoma. Pochi ed essenziali i colori: nero e grigi, qualche tocco di rosa sulle labbra tumide e una trasparente luminositÓ che emana dal volto assorto: è la forza misteriosa di una presenza morale e fisica che difficilmente si dimentica!
La mostra perugina si chiuderÓ il 22 ottobre p.v.: val bene una visita!






Gian Lorenzo Bernini, Autoritratto. Firenze, Galleria degli Uffizi, Corridoio Vasariano


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