Work in progress - Anno XIII - n.58 -Ottobre-dicembre 2018
Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XIV - n.60 - Aprile - giugno 2019
ARTinFORMA 

La Reggia di Caserta, quale futuro?!

di Bruna Condoleo





Non tutti sanno che la Reggia di Caserta, fastosa dimora dei Borboni, è stata progettata nel 1752 da un architetto figlio di Caspard Van Wittel, pittore vedutista olandese che, come tanti altri viaggiatori del Grand Tour,  giunse alla fine del XVII secolo in Italia per visitare un Paese ricco di bellezze naturali e artistiche.  Dopo aver molto viaggiato lungo la Penisola ritraendo panorami e monumenti stupendi, soprattutto nella Città eterna, Van Wittel soggiornò all’inizio del 1700 a Napoli, dove tanti furono i luoghi, ricchi di storia e di leggenda, che stimolarono la sua creatività e proprio a Napoli nascerà il primo figlio, Luigi Vanvitelli, il futuro architetto della Reggia di Caserta! A lui, divenuto con il tempo più famoso del padre, si deve il progetto della splendida Reggia che dalla seconda metà del XVIII secolo diverrà anch’essa meta privilegiata del turismo intellettuale europeo, potendo rivaleggiare con le più sfarzose dimore regali d’Europa: Versailles,  il Louvre a Parigi e l’Escorial a Madrid.
Il Palazzo Reale, il più grande del mondo, che secondo i piani dei Borboni, sovrani di Napoli e Sicilia,  avrebbe dovuto costituire il centro di una nuova città, sede della corte e dell’esercito, non è soltanto una reggia maestosa scandita all’interno da scenografiche scalinate, saloni magnifici e raffinate  stanze (ben 1200!), ma è un luogo in cui architettura e natura riescono a fondersi in un' incessante simbiosi illusionistica.


vedi Reggia di Caserta




Nel fastoso parco in cui è immersa la Reggia, infatti, dinamiche statue emergenti da zampillanti giochi d’acqua o celate da recessi ombrosi di piante rare si svelano al visitatore inaspettatamente, come in un fantasioso gioco teatrale. Il sontuoso giardino di 110 ettari, voluto da Carlo III di Borbone a somiglianza dei parchi francesi, è un susseguirsi di boschi, prati, vasche e gruppi scultorei di gusto rococò, che si estendono per oltre tre chilometri verso le colline fino a una grande cascata. Il parco sfuma in due boschi di olmi e di lauri, ricchi di selvaggina per la caccia, passione dei sovrani come degli illustri viaggiatori che soggiornavano presso la Reggia. Eolo e i Venti, il mito di Atteone tramutato in cervo da Diana cacciatrice, la dea Cerere con il simbolo della Trinacria, Venere e Adone circondati da ninfe e da cani sono il mitico popolo marmoreo di questo teatro all’aperto, nato dalla genialità di Luigi Vanvitelli. Attraverso gli occhi del padre Caspard  l’architetto sembra aver interpretato le vedute olandesi nei lunghi canali e negli ampi spazi prospettici riproposti nella strada-fiume del parco, espressione di quello stesso amore per la natura che aveva ispirato al padre stupendi  paesaggi italiani. 



Dall’ottobre 2015 questo prezioso Patrimonio Unesco della genialità italiana ha avuto la fortuna, dopo decenni di abbandono, di essere affidato alle cure di un direttore, Mauro Felicori, che in poco tempo ha ridato lustro e visibilità a una delle più imponenti opere d’architettura della nostra Penisola, grazie a un’intelligente gestione a livello manageriale e a uno scrupoloso piano di conservazione museale. Con una politica avveduta Felicori ha moltiplicato i visitatori della Reggia, fino ad allora lasciata in uno  squallido abbandono all’incuria e al degrado, facendo raggiungere nel 2018 la cifra record di ben 900 mila visitaori; purtroppo dall’ottobre dello stesso anno il direttore è andato in pensione (perché un anno prima della scadenza, ci si domanda?!) e nel frattempo è stato nominato direttore ad interim Antonio Lampis, Direttore generale dei musei Italiani, in attesa di una nuova e definitiva nomina. Ciò che era auspicabile, ovvero che fosse nominato un nuovo direttore ad affiancare Felicori fino alla data del suo spostamento in altra sede, non si è verificato  e la conseguenza è che la Reggia sta vivendo un altro periodo incerto e problematico, come i media hanno comunicato con video e interviste.





Purtroppo molta parte del pregevole lavoro di ripristino della Reggia condotto dal precedente direttore, che ha permesso il salto di qualità nei precedenti quattro anni , in questi primi sei mesi del 2019 sembra essere andata perduta; si susseguono, infatti, notizie vere (a volte anche presunte) di vandalismi e situazioni di degrado che preoccupano molto. Pertanto ci si chiede perchè mai non si provveda al più presto alla nomina del nuovo direttore che possa a tempo pieno occuparsi di una corretta gestione della Reggia! In Italia, si sa, sono stati pochissimi i governi sensibili ai problemi della conservazione del nostro Patrimonio Culturale che possiede Beni unici al mondo, vero TESORO da cui dipende in grandissima parte la nostra economia turistica! Le autorità competenti molto spesso appaiono sorde e cieche alla necessità della preservazione e della tutela dei Beni architettonici che hanno contribuito a designare l’Italia come il BEL  PAESE, ma sic stantibus rebus " bello" ancora per quanto tempo, ci chiediamo ?!!





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