Work in progress - Anno XIII - n.58 -Ottobre-dicembre 2018
Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
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ARTinFORMA 

Treviso. 200^ anniversario del TEMPIO CANOVIANO di Possagno!

di Bruna Condoleo





L'11 luglio 1819 ci fu la posa della prima pietra del Tempio Canoviano di Possagno, tra grandi feste in paese e la partecipazione di Antonio Canova. Il Tempio, infatti, era stato progettato da Canova in più riprese tra il 1804 e il 1818, aiutato per i disegni da Pietro Bosio e Luigi Rossini, con i consigli epistolari di Giannantonio Selva e Antonio Diedo. La spesa del Tempio fu sostenuta quasi per intero dallo scultore e ai lavori partecipò praticamente tutta la comunità di Possagno (che fornì anche alcuni materiali e lavoro volontario) e lavoranti del circondario.
Canova morì il 13 ottobre 1822, quindi a lavori appena iniziati, ma nel suo testamento affidò al fratellastro, mons. Giovanni Battista Sartori, il compito di portare a termine l'impresa, che riteneva di fondamentale importanza. Il 7 maggio 1832 il Tempio, chiesa parrocchiale di Possagno, fu solennemente consacrato alla SS. Trinità da mons. Sartori.
Gli Anniversari Canoviani, promossi da Opera Dotazione del Tempio Canoviano di Possagno insieme a Fondazione Canova onlus e al Comune di Possagno, vogliono celebrare questa importante ricorrenza con diversi eventi e iniziative culturali, primo passaggio delle celebrazioni che si concluderanno nel 2022, bicentenario della morte del grande artista neoclassico. (C.S.)




Possagno (TV). Tempio Canoviano e chiesa della SS. Trinit. (1819/1832)


Possagno.Ritratto marmoreo di Antonio Canova



Il tempio Canoviano di Possagno, in realtà chiesa dedicata alla SS.Trinità, è stato costruito sulla sommità di un colle rispetto al paese; esso rispecchia il gusto stilistico del Canova, studioso della classicità greca e dell’architettura romana. In effetti la chiesa è preceduta da un pronaos di 8 colonne, alte 10 metri, di ordine dorico, che immette nella pianta centrale del tempio, il cui diametro, di m. 27.816, è identico alla larghezza del vano porticato nonché all’altezza della cupola, rischiarata da un oculum di 5 metri circa.  Grossi muri di 8 metri di spessore circondano il tempio che ripete con diversi rapporti proporzionali la struttura del Pantheon romano, edificio molto ammirato dal grande artista veneto. Uomo generoso e lavoratore instancabile, Antonio Canova (Possagno (Teviso) 1757) a meno di 25 anni era già celebrato come lo scultore capace di far rinascere a nuova vita lo stile degli Antichi e malgrado il suo operato artistico fosse richiesto perfino da Caterina II di Russia a San Pietroburgo, lo scultore declinò l’invito, temendo di vedere indebolita la propria libertà creativa. Dopo aver viaggiato per l’Europa, nel 1815 si recò a Londra per vedere i marmi del Partenone che costituiranno per lui una vera rivelazione, come testimonia la lettera inviata all’amico archeologo Quadremère de Quincy, in cui lo scultore elogia la capacità dei maestri greci di saper “imitare la bella natura” con sapienza e con pathos. Nel 1822, a soli 65 anni, muore a Venezia, città che aveva visto i prestigiosi inizi della sua attività e che gli tributerà grandi onori. 
Canova ha espresso con originalitą e squisita sensibilitą pittorica i dettami del movimento neoclassico di cui fu il massimo esponente europeo. Chi non ricorda Le tre Grazie, Amore e Psiche, Ebe, la Venere Italica, alcune tra le sculture di maggior fascino create da un artista che ha saputo far convivere la nostalgia di una classicitą lontana con il desiderio di armonia del proprio presente.




Tempio Canoviano. Tomba del Canova


Tempio Canoviano. Interno, cupola e oculum




Ma soprattutto è il ritratto di "Paolina”, conservato a Roma presso la Galleria Borghese, presentata nelle sembianze di Venere vincitrice che, dopo aver suscitato scandalo per la spregiudicatezza del nudo, fu poi ritenuto unanimamente dai posteri immagine idealizzata al di sopra di ogni realtà terrena. La figura è distesa, ma carica di energia contenuta e dispiega senza falsi pudori la perfezione delle forme con la grazia e il fascino della sua imperiosa bellezza. Una statua, quella di Paolina Borghese, memore dell’esempio di Fidia e di Prassitele per l’equilibrio compositivo e l’armonia plastica, pregna di vitalità, pervasa com’è di una sottile e raffinata sensualità da sembrare “vera carne”. La tecnica dell’Artista, infatti, complessa ed elaboratissima, è tesa a restituire nel marmo gli effetti di morbidezza carnale, dei chiaroscuri tenui e sfumati propri della pittura, con una singolarità di procedure atte a ottenere una straordinaria luminosità, quasi avvicinabile alla lucentezza della cera!  Con “l’ultima mano” , levigando il marmo, Canova accentuava al massimo gli effetti epidermici, la sofficità delle pieghe dei panni e la cura di ogni particolare che rendono unici i suoi lavori. Utilizzando lo “scalpello coi metodi del pennello” e con la forza della lima, egli giunge a smaterializzare la materia riproponendo le trasparenze dell’incarnato, la leggerezza delle vesti, la morbidezza dei capelli, tanto che i contemporanei invidiosi gli rimproveravano di raggiungere tale effetto con l’uso dell’encausto sulle statue.
Canova ha saputo creare un ideale di Bellezza che non muta, che ristora e trasfigura acquisendo l'immortalità, superando ogni limitazione di  spazio e di tempo. Pertanto questo anniversario è un doveroso omaggio al suo squisito talento, al suo amore per l'arte antica e al potere seduttivo delle sue opere, compreso il suo Tempio fatto da lui costruire nel luogo che gli ha dato i natali.


Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte




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