Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XV - n.66 - Ottobre - dicembre 2020
ARTinFORMA 

Parma. Il Teatro Farnese, parte fondante del Complesso Monumentale della Pilotta.
a cura di Artemisia

Parma. Teatro Farnese: la cavea in legno



Il Teatro Farnese di Parma, ospitato all’interno del Palazzo della Pilotta, fu fatto costruire da Ranuccio I duca di Parma e Piacenza dal 1617 al 1618 e venne inaugurato dieci anni dopo, in occasione delle nozze tra Margherita de’ Medici e il duca Odoardo, con uno spettacolo allegorico-mitologico dal titolo “Mercurio e Marte” musicato da Claudio Monteverdi. Gli architetti del Teatro, Giovan Battista Aleotti ed Enzo Bentivoglio, si ispirarono allo splendido Teatro Olimpico di Vicenza (1585) progettato dall’architetto veneto Andrea Palladio, primo teatro moderno dell’Occidente, ma alcuni spunti vennero anche dal piccolo quanto prezioso teatro di Sabbioneta, ideato da Vincenzo Scamozzi.  
Le sue dimensioni, 87 m. di lunghezza, 32 m. di larghezza e 22 m. di altezza, consentivano di ospitare fino a 3000 spettatori; l’interno, con l'orchestra a forma di ferro di cavallo, costruito interamente in legno di abete rosso, ricoperto di stucco e dipinto a simulare il marmo, sopra le 14 gradinate presenta due ordini di arcate serliane*, il tutto decorato al tempo con statue e dipinti, compreso il soffitto, oggi perduto!



I due ordini di arcate serliane del Teatro Farnese



Il Teatro Farnese, distrutto da un bombardamento nel '44 durante la Seconda Guerra mondiale, fu ricostruito alla metà del '900 seguendo il progetto originario; dal 2018, quarto centenario della sua fondazione, il Teatro è parte fondante del nuovo progetto museale del Complesso Monumentale della Pilotta di Parma che riunisce cinque Istituti: il Museo Archeologico Nazionale (1769), la Galleria Nazionale, la Biblioteca Palatina (1769) e il Museo Bodoniano, il più antico Museo della Stampa in Italia. Sotto la sapiente direzione di Simone Verde il Complesso della Pilotta, riaperto dal giugno scorso, è oggetto di una riscrittura museologica finalizzata alla realizzazione di un centro culturale e scientifico che si apre a un nuovo dialogo con i cittadini. Il Palazzo della Pilotta, il cui nome deriva dal gioco della pelota, praticato dai soldati spagnoli nel cortile del Guazzatoio, fu edificato a cominciare dal 1583 dall'architetto Francesco Paciotto di Urbino per volere del duca di Parma e Piacenza Ottavio Farnese. La struttura è stata ampliata tra Cinquecento e Seicento fino ad assumere le imponenti dimensioni che ancora oggi ne caratterizzano la mole, fuori scala rispetto all'urbanistica della stessa città antica.



Una panoramica del Teatro con l'orchestra, il proscenio e la scena



Estintasi la dinastia Farnese nel 1734 e trasferite gran parte delle opere d'arte a Napoli, la Pilotta nel 1749, grazie all'arrivo del duca Filippo di Borbone, si trasforma in un centro culturale, simbolo dell'Illuminismo e della politica francese. Al 1757 risale la fondazione dell'Accademia di Belle Arti, attorno alla quale si è sviluppata una collezione, da cui ha origine l'attuale Galleria Nazionale. Durante il ducato di Maria Luigia d'Austria (1816-47) tutte le istituzioni culturali presenti in Pilotta subiscono notevoli trasformazioni: l'architetto Nicola Bettoli riallestisce le sale di rappresentanza e disegna la nuova facciata neoclassica del Palazzo (1833-34). Negli anni Settanta del secolo scorso hanno avuto inizio interventi di ristrutturazione degli ambienti interni conclusi con l'apertura nel 1991 della Galleria Nazionale, dove si conserva una collezione di capolavori, quali la Scapigliata di Leonardo da Vinci, la Schiava turca e lo Sposalizio mistico di Santa Caterina del Parmigianino, opere di Correggio, come la Madonna di San Gerolamo, la Susanna e i vecchioni del Guercino, La guarigione del cieco di El Greco e vedute di Canaletto e Bellotto.
Il Complesso della Pilotta è ancora oggi il monumento più visitato di Parma, Capitale della Cultura Italiana 2020.



*L'arcata serliana, così chiamata dall'architetto e teorico rinascimentale Sebastiano Serlio che la utilizzò nell'architettura veneta, un elemento di origine romana e bizantina, costituita da un arco poggiante su due piccole architravi a loro volte rette da due colonne.



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