Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XVI - n.69 - Ottobre - dicembre 2021
ARTinFORMA 

L’arte contemporanea. Discussione a quattr’occhi con Filippo Saccà
di Ilaria D' Ambrosi


La Galleria Lombardi di Roma, gestita da Lorenzo Lombardi, è stata il punto di incontro dove abbiamo intessuto una fitta discussione sull’arte contemporanea con Filippo Saccà, promettente giovane artista formatosi nell’ambito romano. Da quella che doveva essere una semplice intervista per il nostro Periodico è scaturita una riflessione sulla contemporaneità e sul ruolo dell’artista di cui proponiamo un breve stralcio.

D. Filippo Saccà, artista di Tivoli formatosi all’Accademia di Belle Arti di Roma. Iniziamo dagli albori: i primi ritratti a olio, un retaggio dell’Accademia?

R. Esattamente, ho iniziato nel 1997 come pittore figurativo, però poi mi sono interessato a sperimentare altri percorsi espressivi, più meno fino al 2010 quando ho trovato il mezzo più adatto a me. In questi tredici anni sono passato dal ritratto all’arte concettuale, all’astrattismo, all’assemblage: dunque mettevo le mani in pasta ovunque.

A questo punto è quasi banale chiederti se c’è un artista cui ti sei ispirato nella tua ricerca?
Per i ritratti mi sono ispirato molto a Freud o agli italiani come Casorati; anche se in realtà prendevo dappertutto, sono pochi i capisaldi della mia formazione, uno tra questi è Monet, gli altri sono tutti figurativi nonostante il mio lavoro di figurativo abbia solo qualche rimando.

Le tue radici sono nella tradizione, nella pittura a olio, anche se adesso la tua opera si spinge molto più verso gli acrilici e gli inchiostri.
Si, dopo undici anni di pittura a olio, mi sento più a mio agio con l’acrilico, gli smalti e gli inchiostri, perché mi danno la possibilità di muovermi meglio nel tipo di ricerca che sto portando avanti; poi chissà magari in futuro tornerò agli oli.




Mappa primal, smalto, olio su carta trittico 100x50 cm.  2020


In questo momento su cosa stai lavorando?
Dal 2018 sono tornato a lavorare sul paesaggio, non la classica veduta, bensì propongo  un’interpretazione attraverso gli elementi base del disegno, il punto, la linea e il colore; per questo continuo lo studio dal vero, prendendo sempre appunti che poi rimodulo e rilavoro a studio.

Quanto è importante fare uno schizzo dal vero prima di lavorare in atelier?
Per me è fondamentale, perché io non invento nulla, tutti i segni che sono nei miei lavori li prendo da fuori. Un po’ come giocare con i lego: abbiamo dei mattoncini già pronti che dobbiamo solo assemblare a seconda della nostra visione. Fare dei disegni dal vero è prendere dei pezzi di realtà, tornare a studio, lasciarli sedimentare e poi giocarci. Di fatto questo è un elemento della mia formazione da figurativo.

Approccio che ben si sposa con il tuo lavorare con la materia. Oltre alla carta, sulla quale realizzi molte delle tue opere, un mezzo molto espressivo perché restituisce il colore in una maniera differente rispetto alla tela, hai usato anche il legno.
Io sono molto legato al materiale, mi piace dialogare con esso e il legno mi permette di farlo grazie alle sue caratteristiche, come le venature e i nodi.
Le macchie di caffè sui taglieri…
Si, esattamente anche loro. Mi piace moltissimo. Quando invece lavoro su tela sono io a creare delle situazioni casuali, cercando però di ricreare quelle di una tavola di legno, come le imperfezioni e gli imprevisti, con i quali mi piace confrontarmi perché mi aiutano nella costruzione del lavoro.



Mare di gelatina, acrilico, smalto, inchiostro, sabbia e filo da cucito su tela, 55x65 cm. 2021

Geologia, acrilico, smalto e sabbia su tela, 25x35 cm. 2021

La famosa lampadina dell’ispirazione.
Si, diciamo che non ci metto tutto del mio. Ma mi lascio guidare da ciò che ho davanti.

Nell’ambito dell’arte contemporanea quali sono le tue relazioni con gli altri artisti?
Con molti di loro ci sentiamo spesso e ci scambiamo tantissime impressioni. Una cosa è molto importante, ma che a mio avviso negli anni si è persa: il senso di comunità tra artisti. Dico questo perché il primo riconoscimento che deve ottenere un artista è la stima dei propri colleghi: è questo il primo passo per arrivare a ottenere un buon risultato. Tra artisti ci scambiamo molte impressioni, e inconsciamente ci influenziamo a vicenda; questo perché abbiamo più o meno la stessa visione, facciamo parte della stessa epoca e condividiamo la passione per la pittura, un mezzo che nella seconda metà del Novecento ha avuto parecchia sfortuna.

Mentre le relazioni con la galleria? Com’è oggi l’artista in galleria?
L’artista in galleria, cosa dirti. Oggi con il web è tutto molto più complicato, passa l’idea che la galleria oggi non serva più, oltre al fatto che molti spazi non dovrebbero neanche fregiarsi di questo nome.

Come tanti artisti che, a mio avviso, non dovrebbero dirsi tali solo perché disegnano con il dito su una tavoletta grafica e raggiungono migliaia di like su Instagram!  
Sono assolutamente d’accordo. Ci sono artisti che vogliono far credere che vanno avanti da soli senza gallerie. Eppure l’ambiente della galleria è fondamentale: non è questione di appendere un quadro al muro o di venderlo, ma di far parte della cerchia di una galleria. Tanti degli artisti con i quali mi relaziono, i fratelli Barilaro o Ignazio Schifano, li ho conosciuti qui alla Galleria Lombardi, dove ho tratto tutti quegli stimoli che hanno contribuito allo sviluppo del mio lavoro.



Campi gialli (capriccio) acrilico e inchiostro su carta 21x29 cm. 2021




La galleria, nel panorama dell’arte contemporanea, è fondamentale, perché è l’unico luogo in cui la cultura è viva e in fermento. Uno spazio in cui si può fare intrattenimento e diffusione culturale a tutti i livelli, come potevano essere i salotti nel XIX secolo.
È sbagliato pensare che l’artista possa occuparsi interamente del proprio lavoro, dall’aspetto di realizzazione fino a quello della pubblicità. Io sono uno di quelli a cui piace che il proprio lavoro venga dato in pasto alle persone, non voglio imporre la mia visione senza un confronto.

Noi ci siamo conosciuti nel 2019 durante la mostra contemporanea, organizzata presso la Galleria Lombardi, ma da quel momento ad oggi la tua arte ha subito un notevole cambiamento. Cosa ti ha spinto verso questa nuova ricerca?
Avere un buon maestro, questo ti porta a dei validi risultati. Negli ultimi tre anni ho fatto un salto, proprio perché ho avuto un maestro che ha saputo darmi una direzione verso cui guardare. Poi il lockdown mi ha aiutato molto perché passavo tutto il giorno in studio a lavorare.

Oggi ci sono millantanti artisti e un mercato dell’arte compromesso dalla facilità di accesso e dal numero sempre più alto di compratori non preparati dal punto di vista artistico. Attitudine che abbassa la qualità dell’arte e del pensiero artistico. Che ne pensi?

Mi trovi pienamente d’accordo. Il problema è che non ci si rende più conto di quando uno sia artista o no. Sembra che basti prendere un pennello in mano, senza considerare il lavoro che c’è dietro. In più, come abbiamo detto, l’artista deve essere riconosciuto come tale dalla comunità di artisti, dal gallerista e dai critici





Capriccio giallo, acrilico e inchiostro su carta, 21x29 cm. 2021

Capriccio "inverno", acrilico e inchiostro su carta, 21x29 cm. 2021

Qui torniamo al ruolo sociale dell’arte e al ruolo della galleria. Risponde il gallerista Lorenzo Lombardi: I social hanno riempito la testa della gente di false idee, molti si ritengono validi creativi, ma poi non vivono e non operano da artisti, perché non ne hanno la preparazione culturale.

Ci vuole coraggio per fare l’artista Filippo?
Tantissimo, e bisogna anche essere un po' sciocchi.

Lorenzo Lombardi interviene strappandoci un sorriso: "Dei matti col botto!"
Filippo riprende parola: ...e degli incoscienti!.

E il talento? E la necessità di esprimersi? E il desiderio di lasciare un messaggio?
Non credo molto nel talento, ma nella predisposizione, c’è chi è capace di riparare una macchina, di suonare la batteria, di dipingere; ma la capacità poi finisce lì se non c’è un lavoro quotidiano che ti fa eccellere. La questione nasce prima: sono tutte le frustrazioni, il non sentirsi di aver raggiunto un risultato, allora è lì che si vede l’artista!

Esistono ancora committenti?
Non lo so. Diciamo che la grande committenza non esiste più per come un tempo.

A causa di un fattore economico o culturale?
Culturale sicuramente. Forse anche economico, ma soprattutto culturale. Pensiamo alla committenza ecclesiastica, che non esiste più. L’arte non ha più un ruolo fondamentale, nostro malgrado. Bisogna guardare in faccia la realtà.

Cosa si può fare secondo te?
Questo non lo so, l’unico mio pensiero è quello di lavorare bene, sempre. Il messaggio che si trasmette con un buon lavoro è più importante dell’opera stessa. Per il resto i tempi cambiano, la pittura non ha più lo stesso ruolo,per esempio non può competere con gli altri mezzi di comunicazione.




L'isola velata, acrilico, smalto e sabbia su tela, 80x70 cm, 2021



Oppure con tik tok.
O con Tik Tok, perché si resta in superficie, tutti riusciamo a restare in superficie ed è questo che fa sentire importanti tutti, ed è questo il fattore psicologico su cui battono i social.

Omologare, far sentire tutti ugualmente sotto i riflettori...
Mentre con l’arte dobbiamo entrare in profondità, cosa che costa molta fatica, perché devi iniziare a pensare e oggi il pensiero è un’attività sempre più rara. L’arte è una delle attività più profonde che ci siano e per questo viene molto penalizzata dalla nostra società.

Torniamo a te e ai tuoi lavori. Su quali opere stai lavorando adesso?
Lavorerò ancora molto sui Capricci e Mappe. Penso che questa sia la mia strada e il mio campo di indagine, anche se nel tempo darò sfumature diverse, tra il paesaggio e la cartografia. Anche se sarà sempre il paesaggio il nucleo principale del mio lavoro.





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