Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XVII - n.72 - Luglio - settembre 2022
ARTinFORMA 

J. M. FOLON. "L'etica della poesia". Intervista a Micol Forti, curatrice della mostra
di Ilaria D'Ambrosi


Jean-Michel Folon torna in Italia per la seconda volta: fino al 27 agosto 2022 la Collezione d’Arte Moderna e Contemporanea dei Musei Vaticani ospiterà ottanta opere dell’Artista belga!
Dalle prime opere fino alle ultime sperimentazioni nel campo della scultura, i disegni esposti, tutti inediti, presentano l’evoluzione della ricerca artistica di Jean-Michel Folon e la nascita della figura dell’artista: acquerelli e sculture tratteggiano non solo il suo impegno per i diritti umani, ma ripercorrono anche le fasi con cui si sviluppa il suo pensiero critico nei confronti del mondo, nel quale la pungente satira politica e l’aspra denuncia dei soprusi si intrecciano al delicato e quasi metafisico mondo dell’illustrazione.
Ad accompagnarci lungo il percorso della mostra è Micol Forti, curatrice della Collezione di Arte Moderna e Contemporanea dei Musei Vaticani e organizzatrice della mostra, intitolata “Folon. L’etica della poesia. Tra impegno civile, denuncia e speranza dell’uomo”.

I. D'Ambrosi. Come è nata l'idea di una mostra dedicata a Jean-Michel Folon nei locali dei Musei Vaticani?

Micol Forti: Questa importante esposizione è nata dalla collaborazione con la Fondazione Folon, la cui direttrice, Stéphanie Angelroth, era fortemente intenzionata – dopo il grande successo della mostra allestita a Firenze nel 2005 – a riportare in Italia le opere dell'artista belga. L'idea della donazione della serie di grafiche dedicate al Libro della Genesi, "A propos de la Création", e della scultura in bronzo, "Angelo custode", è una conseguenza dell'interesse della Fondazione e dell'impossibilità dei Musei Vaticani di allestire una mostra personale di un artista; tuttavia grazie ai temi trattati da Folon e al suo coinvolgimento etico, abbiamo potuto trovare un legame dimostrando che l'arte è sempre frutto di un impegno, un approccio in linea con l'idea dell'arte di papa Paolo VI.

Jean- Michel Folon Angelo Custode, 2005 Bronzo © Fondation Folon, ADAGP, Paris, 2022

Jean-Michel Folon Articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo, 1988 Acquarello © Fondation Folon, ADAGP, Paris, 2022


I.D. Dopo due anni di fermo, dovuto alla pandemia, è stata inaugurata una mostra unica nel suo genere, soprattutto per le opere in esposizione. Può raccontarci la loro storia?
M.F. Per la selezione delle opere abbiamo considerato il tema e la natura inedita del materiale: quelli esposti sono tutti acquerelli e disegni originali, pezzi unici provenienti dal Fondo ceduto dalla vedova, Paola Ghiringhelli, alla fondazione Folon: intere cartelle di acquerelli, molti dei quali senza data, tuttora in fase di studio e schedatura, insieme a un gran numero di altri documenti e schizzi. Un materiale che testimonia il lavoro di Folon tra gli anni '60 e '70, quando comincia a elaborare il suo immaginario poetico attraverso i temi sociali ed etici.

I.D. Nella prima sala, "L'uomo e La metropoli", Monsieur Quelq'un non è ancora quell'omino che vedremo più avanti, ma ha ancora una tipologia piuttosto inquietante che ricorda le scene di Metropolis di Friz Lang.
M. F. Sì, Folon è stato un grande amante del cinema, con cui – insieme alla letteratura - ha avuto più legami che con l'arte figurativa. Qui le opere dimostrano come egli cominci a ragionare sul tema dell'umano, un soggetto potenzialmente estraniante e ostile, aggressivo, che poteva perdere completamente la sua identità; Monsieur Quelq'un è l'uomo medio ma è anche tutti noi, per questo le figure di questa sezione, sono piuttosto inquietanti. Sempre qui vediamo i ragionamenti su tutto il suo immaginario: il segno, il simbolo, la freccia, il labirinto, in questi disegni Folon ribalta il concetto di indicazione, in cui la freccia da strumento indicativo diventa disorientante, un elemento quasi kafkiano! Quindi la città è presentata sempre molto minacciosa, un luogo fortemente metafisico che ricorda le torri di De Chirico. E ancora il tema delle grandi discariche, opere che si suppone essere della fine degli anni '60, ma che anticipano i moderni temi ecologisti. In queste opere, è evidente la consapevolezza grafica, riprodotta con mezzi stilistici sempre molto ridotti, sia nel colore e nel segno.

Jean-Michel Folon Dialogue, 1975 Acquarello © Fondation Folon, ADAGP, Paris, 2022

Jean-Michel Folon Le secret, 1999 Bronzo © Fondation Folon, ADAGP, Paris, 2022

i.D. Quale indagine struttura Jean-Michel Folon riflettendo sul tema della natura?

M. F. Nella sezione dedicata appunto alla natura troviamo opere con una forza emotiva pazzesca, che da una parte dimostrano come Folon avesse intuito il processo di generazione della vita, dall’altra ci sono opere più esplicitamente schierate contro le azioni umane ai danni della Natura. Quindi un monumento che si sgretola o un’ascia dal quale rinasce un germoglio, un labirinto in cui un albero secco si sta introducendo per trovare la vita o ancora il cervo che intreccia il suo palco con le fronde degli alberi, sono tutti esempi della fortissima sensibilità di Folon nel rappresentare l’uomo non più come parte della natura, ma come una minaccia.


I. D. Folon lavora anche sui temi politici e esegue una serie dedicata ai Diritti Umani. Come può descriverci i pezzi in mostra?

M. F.: Nella sezione politica, in alcuni disegni a china e pennarello, completamente inediti, immagina un mondo altro, forse la Luna, dove gli oggetti e i personaggi sono di fatti dei missili. Il missile si fa simbolo dell'abuso o della violazione dei diritti umani, così come gli scheletri rappresentano il potere che ha perso l'umanità. Esemplare, e purtroppo molto attuale, l'opera in cui due mani le cui maniche hanno i colori delle bandiere della Russia e degli USA nutrono un mare di pesci-missile, oppure lo scheletro che mangia missili indossando un copricapo a forma di bomba atomica, da qui la riflessione sul tema del nucleare. Per quanto riguarda le opere sulla Carta dei Diritti dell'uomo, a cui lavora nel 1988, 40 anni dopo la firma a Parigi, abbiamo nota della rappresentazione di 20 su 30 articoli, gli altri non sono stati ritrovati sebbene furono pubblicati. In questa serie Folon decide di non raffigurare il diritto ma la sua violazione: per esempio, l'articolo che enuncia che ogni essere umano nasce libero raffigura due bambini di colore diverso separati da un baratro, con destini differenti; oppure il diritto alla vita raffigurato attraverso degli impiccati. Le uniche illustrazioni positive sono quella del signore che porta la bandiera della pace e quella raffigurante il diritto al lavoro giusto, sicuro ed equamente retribuito immaginato con degli ingranaggi, a memoria delle scene di Tempi Moderni di Chaplin.

Jean-Michel Folon Manifesto per l'Ecologia, 1981 © Fondation Folon, ADAGP, Paris, 2022

Jean-Michel Folon Sans titre, s.d. Inchiostro di China, inchiostri colorati © Fondation Folon, ADAGP, Paris, 2022



Oltrepassata la Sala con la biografia e le foto con gli amici, la curatrice ed io concludiamo il percorso della visita fiancheggiate dalle riproduzioni dei manifesti elaborati da Folon, per arrivare nella cosiddetta Sala della Cicogna con la scultura che rimarrà in collezione vaticana: " L'angelo custode". La mostra si chiude con la sala dedicata alla speranza, dove si possono apprezzare gli acquerelli più famosi degli anni '80, in cui appare Monsieur Quelq'un raffigurato integralmente o solo con il suo cappello e l'occhio, riportando alle riflessioni sul sentirsi costantemente sotto controllo, anche in quei paesaggi onirici lontanissimi dalla claustrofobia della città. Infine la sala con la serie di otto opere donate dalla Fondazione Folon ai Musei Vaticani, una serie di disegni in cui la Creazione viene reinterpretata in modo delizioso e tragico: da notare come anche qui come il peccato venga raffigurato con un fungo atomico!


I. D. Una scultura, dal titolo "Il segreto", chiude la mostra. Qual è il rapporto tra le opere su carta e queste sculture legate all'ultima produzione di Folon.

M. F.: Folon si dedica alla scultura a partire dagli anni '90, affascinato dall'azione propria della rappresentazione scultorea di lavorare sulla tridimensionalità degli oggetti; tuttavia, sembra un gesto che lo inquieta a cui arriva alla fine della carriera, quando passa dal disegno ad acquerello e inchiostri su carta alla scultura fusa in bronzo. L'opera a chiusura dell'esposizione, "Il segreto", fa riflettere su come il vuoto che costituisce il ventre del personaggio non sia un'assenza quanto un'attesa che deve essere riempita, una potenzialità. Il bello di questa scultura è che Folon segue ogni fase della fusione e le patine non sono di cottura ma sono successive, sovrapposte dall'artista stesso. Un'azione singolare che fa delle sculture di Folon dei pezzi unici e delicatissimi, anche dal punto di vista materiale, in cui le riflessioni sull'esistenza umana diventano attimi di bellezza fusi in bronzo.

Jean-Michel Folon Le Festin, 1983 Acquarello © Fondation Folon, ADAGP, Paris, 2022

Jean-Michel Folon Toujours plus, 1983 Acquarello e matite colorate © Fondation Folon, ADAGP, Paris, 2022



La rivista Arsetfuror.com ringrazia per la disponibilità dimostrata Micol Forti, curatrice della Collezione di Arte Moderna e Contemporanea dei Musei Vaticani e organizzatrice della mostra “Folon. L’etica della poesia. Tra impegno civile, denuncia e speranza dell’uomo”.


Ilaria D'Ambrosi, architetto e Urban Planner
e-mail: ila.dambrosi@gmail.com



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