Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.26 - Novembre-dicembre 2010
ARTinFORMA 
RESTAURI E...DINTORNI

Il restauro al tempo della crisi
di Francsca Secchi





Lo spettacolare Parco degli Acquedotti nell’area dell’Appia Antica; da lontano bene, ma avvicinandosi..


Da curatrice di questa rubrica da ormai cinque anni, mi sono trovata a dover riflettere sull’argomento da trattare nell'attuale numero di Ars et Furor, cercando come sempre di illustrare ai nostri lettori le ultime novità sul mondo del restauro. Questa volta, però, ho avuto serie difficoltà nella mia ricerca e dovendo fare i conti come restauratrice con la gravissima situazione in cui si trova in questo momento il mondo del restauro italiano, ho deciso che proprio di ciò mi sarei occupata nell’articolo di questo bimestre.


Pompei: la domus dei gladiatori,
crollata il 6 novembre scorso!
 
Non è necessario sottolineare la ricchezza del patrimonio storico-artistico italiano e l'enorme quantità di turisti che in ogni periodo dell'anno visitano il nostro Paese, ammirando siti archeologici, musei, monumenti, opere d'arte. Eppure questo patrimonio è fortemente a rischio proprio in un momento storico, quello della crisi, nel quale potrebbe invece rappresentare una enorme fonte di introiti per fare fronte alla crisi e risollevare la nostra economia. Basta passeggiare per le città d'arte italiane per rendersi conto di quanti palazzi storici e monumenti avrebbero bisogno di interventi di restauro, per non parlare delle opere d'arte in essi contenute o di tutte quelle che giacciono abbandonate nei depositi dei nostri musei! Colpa degli ingenti tagli attuati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali agli investimenti per la manutenzione ed il restauro di musei, opere d'arte, scavi archeologici, biblioteche e archivi: i fondi destinati a tali scopi sono stati addirittura dimezzati rispetto al 2007. A quanto pare la cultura, nei momenti di crisi, è sconsideratamente giudicata un settore improduttivo e, come il campo del sociale, è quella che subisce i primi tagli. E così, dato che alcuni monumenti non possono attendere la fine della crisi per essere restaurati, l'Italia è costretta a ricorrere spesso e volentieri ai finanziamenti privati, come è avvenuto per la facciata di Palazzo Ducale a Venezia, sponsorizzata da Lancia e da ENI, come è previsto per il Colosseo, che ha bisogno di un restauro da 25 milioni di euro, e per il centro storico dell'Aquila, per il quale si punta sull'operazione “Adotta un monumento” da parte di un Paese straniero.
Tuttavia il sistema dei finanziamenti privati in Italia non prende piede come all'estero, dove le Fondazioni e le imprese che finanziano grandi progetti di restauro ne traggono benefici fiscali, mentre nel nostro Paese ciò non avviene. La panoramica è, di conseguenza, davvero preoccupante: siti archeologici di importanza mondiale sono inesorabilmente abbandonati al degrado, molte zone sono chiuse al pubblico e i turisti, ovviamente, diminuiscono. A Pompei il "sito dei fuggiaschi", portato alla luce negli anni '90, conserva i corpi dei sopravvissuti alla prima eruzione, travolti poi dai fanghi nel tentativo di scappare, ma rimane inspiegabilmente chiuso al pubblico, mentre il Museo Antiquarium di Ercolano, costruito negli anni '70 e destinato ad ospitare migliaia di reperti di enorme valore, non è stato mai aperto ai visitatori. Da un'inchiesta effettuata dal quotidiano Repubblica, nel luglio 2010, risulta che le Soprintendenze archeologiche di Roma e Pompei sono senza un sovrintendente, ma di concorsi per colmare questi vuoti neanche l'ombra, così come una generazione di professori dell' Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma, recentemente andati in pensione, che “per il momento” nessuno sostituirà.
Il governo italiano non si rende conto dell'enorme ricchezza del nostro patrimonio artistico e della risorsa che questo patrimonio potenzialmente rappresenta, basti pensare, come accennato, a ciò che i depositi dei musei contengono. I depositi dei musei rappresentano musei dentro il museo, conservano cioè una gran quantità di opere meravigliose, spesso neanche catalogate in archivi cartacei, mentre all'estero i musei sono forniti di archivi online dettagliati e aggiornati ogni qualvolta venga effettuato un prestito di opere per esposizioni temporanee, una movimentazione, un intervento di manutenzione o di restauro, una valutazione dello stato di conservazione, ecc. Il più delle volte le opere si trovano accatastate le une sulle altre in ambienti inappropriati, umidi e polverosi che sono la causa del loro pessimo stato di conservazione. Quanto lavoro di catalogazione, di pronto intervento e di restauro ci sarebbe per gli odierni restauratori se lo Stato facesse un investimento per la risistemazione dei depositi dei musei italiani, ed a quanto potrebbe ammontare il ricavato delle visite ad opere mai mostrate finora al pubblico? Quello di Palazzo Barberini è stato un caso isolato: le sale al pian terreno, recentemente restaurate e inaugurate lo scorso settembre, accolgono ora una parte delle bellissime opere riesumate dai depositi.


Piante infestanti sull’Acquedotto romano!.

Non soltanto i musei d'arte antica, ma anche quelli d'arte contemporanea si trovano in situazioni allarmanti a causa delle forti riduzioni dei finanziamenti statali, ma anche da parte delle Fondazioni bancarie. Le banche, che negli anni '90 investivano denaro nei progetti culturali, ora acquistano opere che rimangono di loro proprietà e che vengono date in deposito al museo; il risultato è taglio dei dipendenti, riduzione della programmazione delle mostre, addirittura rischio di chiusura per il Madre di Napoli.




La bellissima Posta medicea di Radicofani (SI), luogo di sosta della via Francigena per i pellegrini cristiani in viaggio alla volta di S. Pietro, fin dal Medioevo. E' ridotta in uno stato deplorevole e cade a pezzi!
La situazione del restauro italiano è quindi, ora come ora, desolante, soprattutto considerando che il nostro Paese è sempre stato e continua ad essere il primo al mondo per quanto riguarda il livello di formazione della figura professionale del restauratore. I giovani restauratori si trovano però quasi costretti ad un trasferimento per dedicarsi con passione alla professione che per amore hanno scelto, navigando la scia dell'onda della fuga di cervelli all'estero, già ampiamente diffusa nel settore della ricerca. Ma detto ciò, chi si occuperà della salvaguardia del patrimonio culturale italiano? Il più recente dramma: il crollo a Pompei della Domus dei gladiatori, costruita nel 79 d.C., la prestigiosa scuola romana, che è stata completamente sepolta da una frana il 6 novembre scorso, a causa delle continue infiltrazioni d'acqua cui nessuno ha provato a porre rimedio. Ora non esiste più; e pensare che era sopravvissuta anche ad un bombardamento durante la seconda guerra mondiale!! quod non fecerunt barbari,fecerunt... "politici italiani"!


Francesca Secchi è restauratrice, diplomata all'ICR di Roma e specializzata in Restauro Pitture, moderne e contemporanee


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