Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VII - n.29 - Giugno-settembre 2011
ARTinFORMA
RESTAURI E...DINTORNI

Vincere il tempo. Raccolta Carrara di Bergamo: collezionismo e restauri
di Francsca Secchi




Andrea Previtali, 'Madonna Baglioni', 1511-1513 circa, cm 86,5 x 118,5, olio su tavola
di pioppo, dopo il bel restauro. Accademia Carrara, Bergamo


Ci troviamo nella scenografica piazza Vecchia, cuore medioevale della città di Bergamo Alta: Palazzo della Ragione, simbolo dell'età comunale del capoluogo lombardo, ospita una selezione della raccolta proveniente dall'Accademia Carrara, la cui monumentale sede neoclassica si trova dal 2008 in restauro. In particolare, la Sala delle Capriate di Palazzo della Ragione accoglie per tutto il 2011 l'esposizione “Vincere il tempo. I collezionisti: la passione per l'arte e il dono alla città” , che ci illustra la poco nota storia collezionistica di Bergamo, a partire dal XVIII secolo ad oggi.
L'iniziatore di questa fiorente ed attiva tradizione collezionistica bergamasca è stato il conte Giacomo Carrara, fondatore nel 1796 dell'Accademia Carrara, oggi facente parte dei Musei Civici della città di Bergamo.
Della ricca collezione Carrara (1276 dipinti), anticamente esposta in una Galleria dal conte stesso creata, con annessa una scuola di pittura, è rimasto un nucleo di circa 400 dipinti appartenenti soprattutto al Quattrocento lombardo e al Cinquecento veneto, così come tele di artisti attivi a Bergamo nel corso del Settecento. La raccolta Carrara è stata nel corso dei secoli incrementata dai lasciti di altri colti collezionisti: Guglielmo Lochis, uomo della Restaurazione, ha donato 240 opere di artisti come Tura e Bellini, ma anche di maestri del Settecento veneto come Tiepolo, Guardi, Longhi; Giovanni Morelli, acuto conoscitore d'arte e uomo politico, nella seconda metà dell'Ottocento ha incrementato la raccolta donando circa un centinaio di opere tra pitture e sculture appartenenti al Quattrocento italiano (Pisanello, Botticelli, Bellini) e al Settecento olandese e fiammingo; infine Federico Zeri, famoso storico dell'arte, nel 1998 ha devoluto alla collezione 46 sculture datate tra ‘400 e ‘800 (Bernini, Guidi, Cordier).
Il titolo della mostra “Vincere il tempo” ben si addice non solo al profondo senso civico di voler tramandare ai posteri, rendendola pubblica, la fruizione di una collezione privata, ma anche all'attenzione nei confronti della tutela e della valorizzazione del patrimonio artistico con la sezione dedicata al restauro di due opere di Andrea

Andrea Previtali, Madonna con il Bambino leggente tra San Domenico e Santa Marta di Betania,1515-20 circa, olio su tela, cm 83 x 83,dopo il restauro. Collezione Banca Popolare di Bergamo
Previtali (1480-1528), artista bergamasco che fu protagonista nel Cinquecento, assieme a Lotto e Palma il Vecchio, della scuola pittorica veneziana.
L'esposizione, infatti, è incentrata sui due interventi di restauro che hanno permesso di aggiungere dei tasselli mancanti alla storia di due opere di alta qualità artistica: la “Madonna con il bambino e i santi” , conosciuta come “Madonna Baglioni” (olio su tavola di pioppo, 1511-13) dell'Accademia Carrara e la “Madonna con il bambino leggente tra S. Domenico e Santa Marta di Betania” (olio su tela, 1515-20), recentemente acquisita dalla Banca Popolare di Bergamo. L'intervento conservativo sulla famosa tavola della “Madonna Baglioni” , promosso dalla Sezione di Bergamo dell'Associazione “Italia Nostra” e reso possibile grazie al finanziamento di un imprenditore appassionato d'arte, il titolare della Fonderia Ghise e Acciai Speciali s.p.a di Treviglio, si è reso necessario a causa del cattivo stato di conservazione del supporto ligneo. La tavola, infatti, aveva subito nel corso dei secoli pesanti attacchi da parte di insetti xilofagi e si mostrava ulteriormente indebolita da un precedente intervento di “parchettatura” (1) (1932), che aveva provocato il verificarsi di fessurazioni ed imbarcamenti.




Ambrogio da Fossano detto il Bergognone: Madonna del latte, olio su tavola. Raccolta Guglielmo Lochis


Cosmč Tura (Ferrara, 1430 c.-1495), Madonna col Bambino, tempera su tavola, Raccolta Guglielmo Lochis (1866)


Oltre ad un intervento di consolidamento del supporto, è stata effettuata una difficile pulitura per rimuovere i ritocchi appartenenti ai precedenti restauri, che risultavano fortemente alterati. Il restauro, eseguito dall'incaricata alla conservazione della collezione Carrara, la restauratrice Roberta Grazioli, e corredato da una serie di indagini diagnostiche (IR e fluorescenza UV), è risultato essere un'occasione di studio dell'iconografia del dipinto, nonché della datazione e del luogo di esecuzione. Secondo questi ultimi approfondimenti storico-artistici, sembra che le due figure laterali non siano Zaccaria ed Elisabetta, come fino ad ora si pensava, ma Gerolamo ed Anna; anche la proposta di datazione, attorno al 1511-13, anno del trasferimento di Previtali da Venezia a Bergamo, risale a questo recente studio a causa della presenza ancora molto forte dell'influsso della pittura belliniana. Il dipinto “Madonna con il bambino leggente tra S. Domenico e Santa Marta di Betania” , restaurato da Delfina Fagnani Sesti, rappresenta invece la fase matura del pittore. Le dimensioni contenute della tela (83x83 cm) hanno fatto pensare ad una committenza privata, probabilmente una monaca del convento domenicano femminile di Santa Marta, oggi sede della Banca Popolare di Bergamo.



Giovanni Bellini, Madonna col Bambino (Madonna
d'Alzano), olio su tavola, Raccolta Giovanni Morelli


Neroccio di Bartolomeo de' Landi, Madonna col
Bambino, tempera su tavola, Raccolta Giovanni Morelli

L'intervento di restauro, consistito essenzialmente nella pulitura e rimozione dei ritocchi precedenti, ha permesso anche in questo caso un approfondito studio storico-artistico, da cui è emersa un'importante notizia: il modellino architettonico sorretto da S. Domenico nella tela, raffigura la chiesa domenicana di Santo Stefano, in cui era custodita la “Pala Martinengo” di Lorenzo Lotto, demolita nel 1561 per far posto alla costruzione delle mura veneziane di Bergamo Alta.
Collezionismo e restauro sono volti entrambi alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio artistico e qui in particolare, in questa preziosissima raccolta di opere: la volontà e l'impegno di tramandare ai posteri beni storico-artistici che sono patrimonio dell'umanità, prolungando il più possibile attraverso la scienza della conservazione la vita materiale delle opere d'arte, rappresentano, a mio avviso, una significativa vittoria nella sfida contro l'inesorabile avanzata del tempo.



(1)Operazione largamente utilizzata in passato nel restauro delle pitture su tavola per impedire che il supporto ligneo subisca continui movimenti in relazione alle variazioni termoigrometriche. Tale intervento, assai invasivo ed oggi in disuso, consisteva nell'assottigliamento della tavola e nell'applicazione, sul retro del dipinto, di una griglia costituita da una serie di listelli di legno. La parchettatura in realtà è una struttura eccessivamente rigida che impedisce i naturali movimenti del legno, provocando l'insorgere di fessurazioni con conseguenti sollevamenti e cadute di pellicola pittorica. 

Si ringrazia l'Ufficio stampa Babele comunicazioen per la gentile concessione delle immagini
info@balelecomunicazione.it

Francesca Secchi è restauratrice, diplomata all'ICR di Roma, specializzata in Restauro Pitture, moderne e contemporanee




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