Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno VIII - n.33 - Luglio - settembre 2012
ARTinFORMA
RESTAURI E...DINTORNI

Ad un mese dal terremoto in Emilia, oltre le vittime la distruzione....
di Francsca Secchi





L’onda sismica che sta ancora colpendo l’Emilia Romagna, ad un mese di distanza, sembra non avere fine: l’ultima importante scossa si è registrata la sera del 3 giugno scorso con epicentro nei pressi di San Possidonio, in provincia di Mantova; fortunatamente nessuna vittima né ferito si aggiunge al già triste bilancio delle precedenti scosse del 20 e 29 maggio scorso. La scossa iniziale ha interessato le province di Ferrara e Modena, mentre la seconda ha avuto come epicentro la zona tra Carpi, Medolla e Mirandola nel modenese, causando un totale di 27 vittime ed oltre 14.000 sfollati.
Avvenimenti di questo genere riportano alla memoria il recente dramma del terremoto dell’Aquila dell’aprile del 2009, ma anche il terremoto dell’Umbria del 1997 ed ancora prima quello dell’Irpinia del 1980…
Oltre al lutto per le vittime umane, il bilancio dei danni riportati al nostro patrimonio artistico è stato gravissimo, con il verificarsi di perdite totali o parziali di moltissimi monumenti, torri, chiese e palazzi storici, luoghi dell'identità storica e sociale della popolazione emiliana.
La provincia di Modena è stata quella più colpita dagli effetti del sisma: con la scossa del 3 giugno è crollata anche la settecentesca Torre dell’Orologio di Novi. Il paese di Cavezzo è stato praticamente raso al suolo dalla seconda onda sismica e rimane in piedi solo il 15% delle abitazioni. Finale è stato il comune modenese maggiormente danneggiato dalla prima scossa, con i crolli del mastio della quattrocentesca Rocca Estense (o Castello delle Rocche) e della duecentesca Torre dei Modenesi (Torre dell’Orologio). Gravi anche i danni al Duomo, alle chiese della Buonamorte, del Rosario e dell’Annunciata, di epoca barocca, ed al Palazzo Municipale. A Modena è stata chiusa per precauzione la celebre Ghirlandina, campanile medioevale, monumento simbolo della città: restaurata nel 2003, si è inclinata a seguito del sisma di 5.2 cm e necessita quindi di un monitoraggio prima della riapertura al pubblico.
Anche la provincia di Ferrara ha riportato diversi crolli, che hanno riguardato la chiesa di San Paolo di Mirabello, il campanile della Chiesa della Rocca di Cento, la Torre dell’Orologio di Castello Lambertini, sede del comune di Poggio Renatico, mentre nel comune di S. Agostino si sono verificati danni gravissimi al palazzo comunale. Nella stessa città di Ferrara sono avvenuti crolli di cornicioni e calcinacci, provenienti da una delle due torri del Castello Estense e da altri edifici storici, come la chiesa di S. Carlo e la Torre di Palazzo Paradiso; è crollata anche la statua centrale della Madonna dalla facciata della chiesa di S. Maria in Vado. A seguito del sisma sono stati chiusi a scopo precauzionale i 3 musei statali della città: la Pinacoteca Nazionale, il Museo Archeologico e la Casa Romei.
Ugualmente nella provincia di Reggio Emilia e di Bologna, anche se in misura minore rispetto al modenese ed al ferrarese, alcune chiese ed edifici storici hanno riportato gravi lesioni, come ad esempio il campanile ed il Castello di Galeazza a Crevalcore (Bo). Non bisogna dimenticare, considerando i danni provocati dal sisma, che gli edifici storici, soprattutto le chiese, sono a loro volta contenitori di altrettante opere d’arte quali affreschi, dipinti mobili, pale d’altare, sculture, etc. che devono essere anch’essi tutelati!
Perfino a Mantova ha subito danni il Palazzo Ducale, e in particolare la Camera degli sposi, capolavoro quattrocentesco del Mantegna.
Ai fini di valutare le condizioni di agibilità e l’entità dei danni riportati agli edifici di valore storico artistico sono stati attivati due centri di coordinamento, a Bologna e a Marzaglia (Mo), da cui ogni giorno partiranno delle squadre composte da membri delle seguenti istituzioni: Vigili del Fuoco, Protezione Civile e Ministero dei Beni Culturali, che metterà a disposizione 22 architetti e 19 storici dell’arte. Per evitare che i beni mobili vengano dispersi dopo essere stati rimossi dagli edifici danneggiati, il Palazzo Ducale di Sassuolo è stato designato a centro di raccolta nel quale saranno anche effettuati gli interventi di restauro necessari da parte di restauratori dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma e dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. La creazione dei due centri di coordinamento serve ad evitare l’istituzione da parte della Soprintendenza di un commissario per la ricostruzione, provvedimento che è stato preso a L’Aquila subito dopo il sisma del 2009 e che ha creato non poche polemiche e problemi.





Campanili quattrocenteschi e torri danneggiate dal sisma






Il crollo ... pilotato di un campanile:

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Il commissariamento della Soprintendenza dell’Aquila provoca ancora oggi, a distanza di ben 3 anni dal sisma, una situazione di stallo per quanto riguarda la ricostruzione del Centro storico: i progetti per la ricostruzione del centro storico, per poter partire, devono essere valutati dal commissario e dai consorzi universitari Cineas e Reluis, che sono a loro volta in gravissimo ritardo, rendendo il tutto bloccato. Della ricostruzione dell’Aquila ormai non si parla più, ma è dato sapere che la riabilitazione di svariati edifici storici della città è in mano alle ditte edili, che sono ormai entrate a far parte del campo della conservazione e restauro dei palazzi e monumenti storici italiani pur non avendo le adeguate competenze per operare sulla linea della tutela e valorizzazione del nostro patrimonio. La schedatura dello stato conservativo dei beni mobili, nel caso dell’Aquila, è stata monopolizzata da Legambiente, che aprì addirittura dei corsi gratuiti di 60 ore intitolati “Il volontariato nella salvaguardia del patrimonio culturale dai rischi naturali-Beni mobili”, finanziati dalla Regione Abruzzo in compartecipazione con l’Assessorato alla Protezione Civile; i corsi erano aperti a canditati residenti o domiciliati in Abruzzo, operanti nel campo del patrimonio culturale (storici dell’arte, architetti, restauratori) tra i 18 ed i 35 anni. Era necessario investire dei fondi che sarebbero potuti servire invece per il restauro effettivo di opere e monumenti, quando sarebbero stati moltissimi i tecnici del MIBAC provenienti da tutta Italia disposti ad andare sul posto? Si tratta di tecnici addetti alla tutela del patrimonio culturale e soprattutto restauratori provenienti dagli Istituti di Alta Formazione quali ISCR, OPD e Scuola per il Restauro del Mosaico di Ravenna. Sembra assurdo che proprio in Italia, il Paese in cui è nato e si è sviluppato il concetto odierno di restauro e dove la formazione dei restauratori è eccellente, il verificarsi di eventi drammatici come lo sono i sismi non produca un immediato intervento e dispiegarsi di forze.

Finale: la Rocca Estense è così ridotta!


L’Aquila ha praticamente perso il suo meraviglioso centro storico; numerosissime opere abruzzesi giacciono in attesa di essere restaurate, e chissà se mai lo saranno. La questione sembrava ormai dimenticata, i telegiornali già dopo pochi mesi dal sisma non ci hanno più parlato di cosa stia accadendo al patrimonio culturale abruzzese danneggiato. Ma con il terremoto dell’Emilia Romagna le ferite si riaprono e le questioni che il mal governo ha tentato di insabbiare salgono inevitabilmente a galla. Ci si chiede, quindi, in che modo verrà affrontata questa nuova emergenza, augurandosi che non vengano ripetuti gli stessi errori del passato.
A questo proposito sono state molto taglienti le critiche di Vittorio Sgarbi, che ha denunciato in un’intervista a Il Giornale del 21 maggio scorso la situazione di stallo riguardante la ricostruzione dell’Aquila dopo il sisma e la totale mancanza di “manutenzione di un patrimonio architettonico considerato minore, colpito e indebolito nel corso degli anni fino a crollare” (vedi “La prevenzione antisismica negli edifici storici”, archivio, anno V, n. 19). Come per i precedenti terremoti italiani, ancora una volta è necessario porsi il problema, pratico e deontologico, di se, come e dove ricostruire gli edifici storici crollati per non incorrere nel “falso storico”. Sgarbi sostiene che “tutto va ricostruito esattamente ‘com’era e dov’era’, ovvero usando gli stessi materiali e restituendo l’intero monumento alla comunità”;, come avvenne, ad esempio, per il campanile di San Marco a Venezia a seguito del crollo del 1902. È, infatti, da considerare che, mentre nell’esecuzione tecnica delle opere di pittura e scultura c’è la mano dell’artista, per quanto riguarda l’architettura l’esecuzione viene demandata sempre a terzi sulla base del progetto dell’artista. In tal senso una ricostruzione postuma effettuata rimanendo fedeli al progetto originario e riutilizzando il più possibile i materiali originali recuperati dopo il crollo è da ritenersi corretta sotto entrambi i profili etici e pratici.



Danni da restaurare o da riedificare?
Crepe insanabili.....


Riporto qui di seguito un intervento della storica dell'arte Federica Pace (1), cittadina aquilana, a mio parere illuminante sulla gestione del dopo-terremoto. "Imparare dagli errori del recente passato l'imperativo da usare nel caso del disastroso terremoto che ha colpito la regione Emilia Romagna. Con gli eventi sismici ancora in corso difficile pensare gi al futuro, tuttavia bisogna prendere atto di come la situazione gi appaia diversa rispetto alle "operazioni" compiute nella citt dell'Aquila. Il riferimento soprattutto rivolto ai primi recuperi di beni culturali mobili che in questi giorni stanno avvenendo in provincia di Modena e Ferrara: sono stati, infatti, salvati due capolavori di Bernardino Loschi e del Guercino che erano in pericolo. Il dipinto di Loschi, un trittico del peso di 250 chilogrammi, stato recuperato sabato 26 maggio alla presenza del Soprintendente per i beni artistici di Modena Stefano Casciu, tolto dalle macerie del Duomo di San Felice (Mo) e ricoverato per i restauri al Palazzo Ducale di Sassuolo (Mo). Sempre sabato 26 maggio stata messa in sicurezza l'Assunta in cielo del Guercino, dipinta nel 1622 per il soffitto della chiesa del Santissimo Rosario di Cento (Fe). Come ben si delinea da queste prime operazioni, la Soprintendenza attiva e coordina le operazioni di recupero, impegno fondamentale se si pensa che a L'Aquila questa guida stata piuttosto debole tanto da essere commissariata ancora oggi e l'unica cosa che ci si chiede perch? Le risposte potrebbero essere molte, ma invece di far polemica bene prendere esempio dagli amici emiliani, che con coraggio stanno salvando il proprio patrimonio, per evitare quello che pi si teme nel capoluogo abruzzese: la dispersione delle opere. questo, infatti, il pericolo maggiore se si guarda ad una prospettiva futura: salvata s in tempi brevi da un immane disastro, l'arte aquilana ora custodita in varie sedi, forse dimenticata e soprattutto in quale stato di conservazione? Un recupero fatto in tutta fretta come se il mondo dovesse finire all'improvviso, con centinaia di volontari (preparati?!) che in sostanza hanno ammassato opere in deposito (in che modo?), l'esempio da evitare. Rimanendo dell'idea che prima vanno messe in sicurezza persone e abitazioni, ci si augura che stavolta i Beni Culturali siano davvero salvati!"

nota (1) dott.ssa Federica Pace, laureata in Scienze dei Beni storico-artistici; master in "Conservazione e Restauro delle opere d'arte contemporanee" presso l'OPD di Firenze. Scrive per la rivista "Geaart" ed ha fondato l'Associazione culturale "Contemporanea Progetti".

Francesca Secchi è restauratrice, diplomata all'ICR di Roma, specializzata in Restauro Pitture, moderne e contemporanee




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