Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XI - n.48 - Aprile-giugno 2016
ARTinFORMA
RESTAURI E...DINTORNI

Intervista a Laura Lucioli, Presidente dell’Organizzazione Restauratori Alta-formazione
di Francesca Secchi


Laura Lucioli, presidente dell' Organizzazione Restauratori Alta-formazione







Francesca Secchi. Gentile Presidente, vuole raccontarci quando è nata l'Associazione ORA e con quali prioritari intenti?
Laura Lucioli. La nostra Associazione nasce da un gruppo di colleghi diplomati presso l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze e l'Istituto Superiore per la Conservazione e Restauro di Roma, il 21 febbraio 2015. Insieme abbiamo fondato ORA Organizzazione Restauratori Alta-formazione, che in un solo anno vanta più di 350 iscritti, con il preciso intento di perseguire ogni strada per il conseguimento dell'obiettivo che sancisca in via definitiva ed inequivocabile l'equiparazione a diploma di laurea specialistica del titolo rilasciato dalle scuole di restauro dello Stato Italiano (1). L'intento è quello di far applicare la legge rendendo il nostro titolo di studio equipollente alla laurea magistrale, così come stabilito dal decreto legislativo 42/2004 del Codice dei Beni Culturali (2), ed ottenere inoltre un albo, un ordine o un elenco di qualità professionale.

F.S. Chi può diventare socio di ORA e quali specifiche esigenze hanno motivato la fondazione di questa giovane Associazione?
L.L. Possono diventare soci tutti coloro che si sono diplomati presso le Scuole di Alta Formazione di restauro dello Stato Italiano, le SAF (vedi nota 1). Nello spirito di un ritrovato orgoglio professionale, i soci di ORA intendono promuovere e rivalutare il percorso formativo offerto dalle Scuole di restauro dello Stato Italiano, quale insostituibile bagaglio di competenze scientifiche e attitudini manuali, capaci di produrre professionisti riconosciuti in tutto il mondo e definiti da sempre come "eccellenza del restauro".


Stefano Arienti, Gargantua e Pantagruel, 1991, installazione in pannelli di polistirolo. Particolare: durante l'intervento di integrazione.
(foto: la restauratrice Francesca Secchi)






F.S. Quali sono attualmente i percorsi formativi del restauratore in Italia? Esistono delle differenze qualitative nei vari percorsi ?
L.L. La norma a regime, così come espressa nell'art. 29 del Codice dei Beni Culturali, prevede che l'insegnamento del restauro venga impartito dalle Scuole di Alta Formazione e Studio attraverso un corso a ciclo unico quinquennale, al termine del quale viene rilasciato il diploma accademico di laurea magistrale. Prima del 2009 le SAF figuravano come unici preposti al rilascio della qualifica di restauratore. Vi si accedeva e vi si accede tuttora tramite un concorso pubblico altamente selettivo, che consente l'ingresso ad un ristrettissimo numero di studenti. Su modello delle SAF sono stati adeguati a partire dal 2011 i corsi di molte altre Istituzioni, quali università e accademie di belle arti, che sono stati attivati a seguito di una procedura di accreditamento. Attualmente questi corsi sono attivi in più di venti Istituzioni italiane, spalancando le porte a migliaia di operatori in maniera indistinta, senza offrire loro una sicura possibilità di impiego nel mondo del lavoro. I nuovi corsi di restauro sono stati, inoltre, livellati agli standard universitari che disciplinano l'insegnamento del restauro in percorsi formativi professionalizzanti, divisi per settori in base ai materiali (3) (ad esempio, restauro di materiali lapidei, restauro di dipinti mobili, ecc.). I corsi hanno durata quinquennale, con un monte ore di lezioni teoriche e pratiche sufficiente all'ottenimento di 300 crediti formativi unici (CFU). Grandi differenze qualitative si evidenziano nel confronto tra i corsi attivati nelle SAF a seguito del Decreto Ministeriale del 2009, anch'essi conformi ai 300 crediti formativi, con quelli del vecchio ordinamento delle stesse Scuole, che prevedevano quasi il doppio delle ore, configurando quindi più di 420 Crediti formativi. Il percorso di studi obbligatorio si articolava in una frequenza giornaliera, sei giorni su sette, per undici mesi l'anno includendo inoltre tre mesi estivi di cantieri di restauro, che spesso si svolgevano in situ. La ristretta settorializzazione nei vari percorsi formativi professionalizzanti, applicata a partire dal 2009, ha inoltre messo un forte freno all'evoluzione professionale dei nuovi laureati in restauro rispetto ai diritti acquisiti da un diploma che consentiva precedentemente, senza limitazioni, l'esercizio della professione di Restauratore.


Pulitura con gel semirigido di un dipinto acrilico degli
anni '70: rimozione dello sporco superficiale.



Pulitura superficiale a gel di un'opera polimaterica
contemporanea. Restauratrice Valeria De Angelis




F.S. Quali sono stati gli obiettivi raggiunti da ORA durante questo primo anno di "vita"?
L.L. Come primo goal, abbiamo determinato il buon esito nella selezione del profilo di esperto restauratore comprendente il titolo SAF in seno al bando Ales Arte Lavoro e Servizi. Questo bando, pubblicato nell'aprile del 2015, ha previsto l'assunzione a tempo determinato di esperti nel restauro di materiali lapidei, musivi e superfici decorate dell'architettura a Pompei. Ugualmente, abbiamo posto le nostre istanze per il prossimo Bando indetto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT) per l'assunzione di 500 funzionari (tra cui restauratori), nel quale abbiamo evidenziato che venga richiesto fra i requisiti il titolo SAF, di laurea o equipollente. Questa istanza è in corso. Un altro step importante è stato l'intervento di ORA nell'iter per il bando di qualifica per restauratori (albo on-line, vedi risposta 4), lavorando con la commissione alle linee guida affinché fossero chiarite le criticità che si sono via via determinate. Per sciogliere l'ambiguità determinata dall'erronea applicazione della legge (4), nel 2015 abbiamo ottenuto un articolo attraverso un'interpellanza parlamentare. Tale articolo (art.21) della legge della "Buona Scuola" (5) prevedeva l'emanazione di un decreto interministeriale tra il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR) e il MIBACT per il riconoscimento - entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento - dell'equipollenza dei titoli rilasciati da scuole e istituzioni formative di rilevanza nazionale operanti nei settori di competenza del Mibact alla laurea, alla laurea magistrale e ai diplomi di specializzazione. Il decreto attuativo siglato dai due ministri Franceschini e Giannini, non ha però riportato la menzione voluta nell'emendamento originale, escludendo ancora una volta le SAF dal diritto di equipollenza del titolo. Conseguentemente ad uno stretto uno stretto dialogo con l'ufficio legale del Ministero, abbiamo ottenuto una risposta ufficiale: l'equipollenza del titolo di studio delle SAF è già normata. Da ciò si evince l'impossibilità del Ministero di non poter fare altro che prendere coscienza del pasticcio normativo creatosi. Ciò ha determinato la scelta della strada che ORA sta attualmente percorrendo per risolvere l'intricata questione. Tra le altre attività, ORA si sta altresì occupando della definizione del nuovo Codice per gli Appalti Pubblici e sta collaborando con il Dipartimento per le Politiche Europee al fine di definire il profilo professionale del restauratore nell'ambito delle direttive della Comunità Europea. In ultimo, si è ottenuto che il titolo SAF fosse compreso fra le lauree selezionate per accedere al Master post laurea professionale in architettura, archeologia e valorizzazione da svolgersi tra l'Italia e Gerusalemme nei prossimi mesi di aprile/maggio.


Bernardino Palazzi, Donne sarde in costume, 1950, tempera
su cartone telato. Collezione privata



Donne sarde in costume, particolare: lacune della pellicola pittorica



Donne sarde in costume, particolare: lacune dopo la reintegrazione.




F.S. L’eccellenza dei restauratori formatisi presso ISCR, OPD e ICPL è riconosciuta in tutto il mondo. In che modo la mancata equipollenza di questi titoli ha penalizzato fino ad ora la loro spendibilità a livello nazionale ed internazionale?
L.L. La mancanza di equiparazione ed equipollenza alla classe di laurea specialistica non permette l’approfondimento a livelli superiori di apprendimento - master universitari di secondo livello, dottorati di ricerca - ponendo, inoltre, l’esclusione dai concorsi pubblici che prevedono l’inserimento a quadro di un restauratore. Altri effetti si ripercuotono anche nella possibilità di una carriera universitaria che è tuttora preclusa ai restauratori, fino ad ora utilizzati da università e accademie esclusivamente con la formula di docenza “a contratto”.
L’Italia vanta un imbarazzante primato: quello dei corsi di laurea universitaria in Restauro in cui gli allievi, che alla fine del corso quinquennale ottengono una laurea magistrale, vengono formati da personale docente non laureato!
Tutto ciò penalizza fortemente la spendibilità del titolo anche a livello europeo, creando danni economici e di immagine ad un settore di professionisti che da sempre ha rappresentato il livello massimo di preparazione pratica e formazione scientifica nella professione di restauratore di beni culturali anche in campo internazionale.
Le direttive della Comunità Europea sono volte, appunto, alla eliminazione degli ostacoli all’esercizio delle attività economiche professionali ed imprenditoriali. Il mancato adeguamento dell’Italia relativamente alla disciplina delle Scuole di Alta Formazione del Restauro in Europa ha fortemente danneggiato il nostro settore.




Pigmenti in polvere utilizzati per la reintegrazione
pittorica a vernice dei dipinti.



Reintegrazione eseguita con la tecnica del
"tratteggio" (prova d'ingresso per ICR)




F.S. Quali obiettivi si prefigge di ottenere l'Associazione nel futuro prossimo per tutelare ulteriormente i suoi iscritti e per valorizzarne la professionalità?
L.L. In questi giorni è stata pubblicata una PETIZIONE, co-prodotta con ITALIA NOSTRA onlus, dal titolo ORA BASTA! ALLARME PER IL PATRIMONIO ITALIANO DEI BENI CULTURALI: PROTEGGIAMO I RESTAURATORI ALTAMENTE FORMATI A RISCHIO D'ESTINZIONE. https://www.change.org/p/ora-basta-allarme-per-i-beni-culturali-proteggiamo-i-restauratori-altamente-formati-dariofrance-stegiannini La petizione, che vanta nomi di illustri primi firmatari sostenitori, è stata indirizzata al Parlamento e al Governo italiano, chiedendo: - di riconoscere il diploma conseguito nelle prestigiose Scuole italiane di restauro statali come equipollente alla laurea magistrale a TUTTI I RESTAURATORI in esse formatisi, in applicazione dell'art.29, comma 9 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, superando le eventuali ambiguità presenti nei regolamenti attuativi e quelle derivate dalla legge della "Buona Scuola", nonché dalla erronea interpretazione delle disposizioni normative in materia; - di collocare i diplomati delle SAF per il restauro di beni culturali nel livello 8° di Inquadramento Europeo delle Qualificazioni Professionali, assicurando adeguato riconoscimento alla loro specialissima formazione teorico-metodologica e tecnico-operativa; - di collocare i medesimi diplomati in un elenco specifico che ricomprenda anche i laureati presso tutte le Istituzioni formative accreditate all'insegnamento del Restauro, denominato "Conservatori e Restauratori di Beni Culturali", da custodirsi presso il MIBACT o da costituirsi sotto forma di albo, ordine o collegio a salvaguardia dell'alto profilo del Conservatore Restauratore di Beni Culturali, come GARANZIA PER LA TUTELA DEL PATRIMONIO STORICO-ARTISTICO DI PROPRIETÀ DELLO STATO E DI TUTTI GLI ITALIANI.


Rimozione della vernice ossidata da un dipinto francese del ‘700 (olio su rame). (particolare)




NOTE:
(1) ISCR Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma (ex ICR), OPD Opificio delle Pietre Dure di Firenze, ICRCPAL Istituto Centrale per la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario di Roma, Scuola per il Restauro del Mosaico di Ravenna.
(2) Il decreto legislativo 42/2004, art.29, comma 9 stabiliva infatti l'equiparazione a laurea magistrale del suddetto titolo, così come ulteriormente specificato nella legge 156/2006.
Art. 29 comma 9 del Codice dei Beni Culturali:
9. L'insegnamento del restauro è impartito dalle scuole di alta formazione e di studio istituite ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, nonché dai centri di cui al comma 11 e dagli altri soggetti pubblici e privati accreditati presso lo Stato. Con decreto del Ministro adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge n. 400 del 1988 di concerto con il Ministro dell'università e della ricerca, sono individuati le modalità di accreditamento, i requisiti minimi organizzativi e di funzionamento dei soggetti di cui al presente comma, le modalità della vigilanza sullo svolgimento delle attività didattiche e dell'esame finale, abilitante alle attività di cui al comma 6 e avente valore di esame di Stato, cui partecipa almeno un rappresentante del Ministero, il titolo accademico rilasciato a seguito del superamento di detto esame, che è equiparato al diploma di laurea specialistica o magistrale, nonché le caratteristiche del corpo docente. Il procedimento di accreditamento si conclude con provvedimento adottato entro novanta giorni dalla presentazione della domanda corredata dalla prescritta documentazione.
(3) I Percorsi Formativi Professionalizzanti sono 6 e si articolano come a seguire:
" PFP 1 Materiali lapidei e derivati; superfici decorate dell'architettura.
" PFP 2 Manufatti dipinti su supporto ligneo e tessile. Manufatti scolpiti in legno. Arredi e strutture lignee. Manufatti in materiali sintetici lavorati, assemblati e/o dipinti.
" PFP 3 Materiali e manufatti tessili e in pelle.
" PFP 4 Materiali e manufatti ceramici, vitrei e organici. Materiali e manufatti in metallo e leghe.
" PFP 5 Materiale librario e archivistico. Manufatti cartacei e pergamenacei. Materiale fotografico, cinematografico e digitale.
" PFP 6 Strumenti musicali. Strumentazioni e strumenti scientifici e tecnici.
(4) Decreto Ministeriale 87/2009.
(5) Legge 107/2015, meglio conosciuta come "Buona Scuola".


Francesca Secchi è restauratrice, diplomata all'ICR di Roma, specializzata in Restauro Pitture, moderne e contemporanee
Attualmente è Freelance Restorer at TATE GALLERY a Londra.
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