Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XI - n.48 - Aprile-giugno 2016
ARTinFORMA
RESTAURI E...DINTORNI

Il Restauro delle facciate e dell’ingresso di Palazzo Orsini - Chigi a Formello.
Passato, presente e futuro di un Bene comune.
di Marina Pennini



A Formello (RM), il 28 maggio scorso sono stati presentati alla cittadinanza dal Sindaco Sergio Celestino i lavori di restauro (1) di due facciate e dell’ingresso monumentale di Palazzo Orsini – Chigi, eseguiti dalla sottoscritta (2) con Finanziamento del Prusst (3).
Oltre al primo cittadino sono intervenuti Agostino Bureca (4), Daniela Versino (5), Barbara Paoli Vai (6), Giacomo Sandri (7), Maurizio Caciotta (8).
La presentazione ha riguardato :
- La qualità del progetto di restauro dell’edificio e il suo finanziamento da parte del PRUSST
- La storia ventennale del recupero del palazzo e degli interventi effettuati nel corso del tempo
- I temi e le scoperte venuti alla luce durante i lavori di restauro
- Il progressivo riuso del monumento a fini culturali e sociali.
In merito alla qualità progettuale e al contributo elargito dal Prusst, l’Architetto Daniela Versino ha espresso con entusiasmo la condivisione progettuale del Bene, impostata al recupero del monumento con criteri di restauro specialistico, molto attento anche alla stratigrafia storica e all’individuazione delle modifiche succedutesi nel tempo.
La storia del recupero dell’edifico dal dopoguerra ad oggi, è stata ricordata dall’Architetto Agostino Bureca, Sergio Celestino e Giacomo Sandri , in un “triangolo delle memoria” ricco di passaggi, suggestioni, ricordi e scelte politiche che hanno portato ad un riuso culturale del monumento con risultati sempre crescenti di sviluppo locale e attenzione turistica (9).
Il restauro del Palazzo e dell’ ingresso monumentale è stato descritto, nei sui aspetti principali, dalla sottoscritta.

Nicchia con affresco dell'artista seicentesco Bernardino Mei, prima del restauro


Nicchia e stemma dei Chigi con affresco di Bernardino Mei dopo il restauro




In merito alla qualità progettuale e al contributo elargito dal Prusst, l’Architetto Daniela Versino ha espresso con entusiasmo la condivisione progettuale del bene, impostata al recupero del monumento con criteri di restauro specialistico, molto attento anche alla stratigrafia storica e all’individuazione delle modifiche succedutesi nel tempo.
La storia del recupero dell’edifico dal dopoguerra ad oggi è stata ricordata dall’Architetto Agostino Bureca, Sergio Celestino e Giacomo Sandri , in un “triangolo delle memoria” ricco di passaggi, suggestioni, ricordi e scelte politiche che hanno portato ad un riuso culturale del monumento con risultati sempre crescenti di sviluppo locale e attenzione turistica (9).
Il restauro del Palazzo e dell’ ingresso monumentale è stato descritto, nei sui aspetti principali, dalla sottoscritta.
Prima di procedere al restauro, le fasi principali dell’edificio individuate restituivano una prima torre medievale degli Orsini, ora nel cortile, il successivo passaggio in più fasi al palazzo rinascimentale fino all’acquisto della Famiglia Chigi nel 1661. Della fase chigiana si riconosceva la sopraelevazione dell’edificio e l’inglobamento del piano aperto dei merli, spazio in cui fu creato l’Appartamento Novo del Cardinal Flavio Chigi, e il Museo delle curiosità naturali, peregrine e antiche (noto dalle fonti).
Durante i lavori di restauro abbiamo potuto precisare ulteriori fasi costruttive che hanno individuato una struttura ancora più articolata venuta alla luce man mano che si procedeva con l’intervento.
Il Restauro e le scoperte
Lo stato di conservazione delle facciate era pessimo, con intonaci di varia epoca, interventi strutturali e di modifica importati, azioni occasionali eterogenee con l’inserimento di ferri, ganci, chiodi, oppure coloriture localizzate del tutto eterogenee, elementi lapidei molto degradati.
L’affresco di Bernardino Mei, all’ingresso del paese, era scurito e quasi illeggibile con importanti lacune e rifacimenti.
Il Restauro, complesso e articolato, ha comportato la demolizione di tutti gli intonaci ammalorati, eterogenei, inidonei. In alcune zone, infatti intonaci cementizi erano stati stesi su una base a rete metallica totalmente ossidata. Le cornici in peperino erano decoese e scagliate e, in più punti, al limite del distacco.
La rimozione degli intonaci ha riportato alla luce differenti tessuti murari consentendo di precisare altre fasi costruttive.
La più sorprendente è stata la scoperta di un’altra torre in conci squadrati di pietra, con merlatura più bassa rispetto al piano attuale. Evidenti anche i segni delle mensole su cui doveva essere il piano di camminamento di ronda. Guardando l’ingresso si nota l’ampliamento operato dai Chigi a sinistra dell’antica torre che curva verso la piazza. Anche sul lato di Piazza San Lorenzo, la facciata coincide, nella metà sinistra con la torre e, nella parte destra, con l’ampliamento Chigiano.
A destra dell’ingresso alla Sala Orsini, la differenza del tessuto murario era evidente.
La torre doveva essere separata dal resto dell’edificio principale poiché erano presenti consistenti tracce dell’intonaco di rivestimento (10).

Prospetto su piazza Donato Palmieri prima del restauro


Prospetto su piazza Donato Palmieri dopo il restauro




Il ripristino degli intonaci delle facciate poneva da un lato il tema del rispetto dell’esistente e dall’altro quello di evitare un effetto “sordo” e compatto che inevitabilmente, su una dimensione di tale imponenza, avrebbe restituito un’immagine di impatto assolutamente sgradevole e antistorica.
Pertanto i nuovi intonaci sono stati riproposti sulla base delle tracce dei resti di quelli più antichi conservati in facciata sotto a quelli inidonei ed eterogenei sovrapposti in riprese diverse e con segni di interventi di coloritura occasionali (feste patronali, addobbi temporanei etc.).
Dopo aver ricostruito zone di muratura completamente degradate, la superficie è stata dapprima trattata con un “arriccio” di calce e pozzolana rossa successivamente rivestito da uno “strato di finitura color d’aria” (11) dalla preparazione complessa a base di calce e inerti naturali (pozzolane e polveri di marmo) con proporzioni e granulometrie differenti. L’impasto è stato colorato con pigmenti naturali. La coloritura finale a base di calce e pigmenti, è stata stesa “a spruzzo”, sulla superficie umida dell’intonaco.
Il risultato è stato quello di ottenere una cromia che varia tonalità dal bianco al grigio all’azzurro, secondo i fattori meteorologici e la diversa esposizione alla luce durante il giorno con un effetto di “leggerezza ed eleganza” che valorizzano il Palazzo senza nulla togliere alla sua monumentalità.
Bernardino Mei e l’ingresso al centro storico
L’ingresso attuale è il risultato della trasformazione Chigiana della parte sotto alla torre Orsini (12).
La Nicchia con il dipinto murale raffigurante la Resurrezione di Nostro Signore è del 1663 ad opera di Bernardino Mei, artista senese caro al Cardinale Fabio Chigi che eletto papa nel 1655 col nome di Alessandro VII, chiamò a Roma il pittore suo conterraneo nel 1657.
In cima, sulla volta, lo stemma dei Chigi sovrasta la raffigurazione sostenuto da puttini con la scritta “oriens ab occasu”(13).



Facciata su Piazza San Lorenzo prima del Restauro.
Nella zona sinistra del sottotetto si trovano i merli murati dell'antica torre



Facciata su Piazza San Lorenzo dopo il restauro





La parte inferiore della nicchia era riempita da terra contenuta da un muretto di ciottoli e lastre di pietra di riuso, su cui, fino a non molto tempo, era infissa un’inferriata protettiva.
Il dipinto era molto rovinato con numerose cadute di colore distribuite in modo eterogeneo su tutta la superficie scurita e abrasa. Si osservavano distacchi dell’intonaco dal supporto murario di differente entità, rifacimenti localizzati e una fessura importante nella parte alta riempita con materiali inidonei.
In generale l’affresco si poteva dividere in tre zone diversamente conservate: il catino absidale con il colore e la superficie abrasi, la zona sinistra molto degradata fino alla perdita totale del dipinto, la zona destra con zone molto ben conservate ma deturpate dall’asportazione del volto del soldato e da una fitta e profonda “Craquelure” sui vivaci colori. La bandiera inoltre era stata ridipinta perciò risultava assai squilibrata rispetto al resto dell’opera.
Eseguite le prime operazioni di consolidamento urgente, abbiamo ispezionato il riempimento di terra dietro al muretto poiché l’affresco proseguiva dietro di esso. Scavando abbiamo scoperto che l’affresco proseguiva fino a terra.
Tutto l’affresco è stato liberato restituendo un' immagine con un’impostazione scenografica di forte impatto se la si immagina anche con un piano di calpestio più basso rispetto all’attuale (14).
Dopo le operazioni di consolidamento degli intonaci di supporto e del colore, la pulitura, la rimozione dei precedenti interventi occasionali e inidonei, è stata eseguita la reintegrazione con un delicato e paziente lavoro di “ricucitura, riqualificazione e riequilibratura” delle superfici assai eterogenee tra loro per ottenere un risultato unitario di un’opera con forti contrasti conservativi (15).




Stemma della Famiglia Orsini prima del restauro


Stemma della Famiglia Orsini dopo il restauro




A destra dell’affresco, dal grande arco ribassato, sostenuto da due pilastri/colonne dal fusto rotondo, in muratura di mattoni, si entra in Piazza San Lorenzo. Lo stato delle murature del passaggio, dei pilasti, dei capitelli e della facciata era pessimo.
Nel passaggio le strutture murarie presentavano zone con residui localizzati di intonaci ammalorati e parti completamente distrutte da danni meccanici. La facciata era ricoperta da un intonaco grossolano sovrapposto al più antico e molto degradato con spessori che avevano appiattito tutta la facciata. Quest’ultima, abbiamo scoperto, è la somma di due corpi di fabbrica: a sinistra il lato della torre a blocchi di pietra squadrati nella metà di destra muro che collega la torre al preesistente edificio a chiudere un vuoto difensivo.
Nella parte alta, sotto al tetto, leggermente più bassa dei merli, è il piano dove finiva la merlatura della torre Orsini e oggi murati ma che hanno conservato le tracce dell’intonaco di finitura più antico.
Anche in questo caso la facciata è stata trattata come la principale e, in particolare, è stata recuperata la cornice sporgente del grande arco e i capitelli delle colonne ricostruiti sulla base delle parti conservate.
Gli stemmi Chigi e Orsini rispettivamente in travertino e marmo sono stati recuperati nella loro qualità materiale e il muro di cinta riqualificato e abbellito dal nuovo allestimento. In particolare, su quest’ultimo, la demolizione di una recente muratura di rivestimento, ha evidenziato nel banco di tufo visibile da via Nazario Sauro, una presumibile apertura voltata, oggi murata, che sarà oggetto di futuri approfondimenti anche sul giardino interno del Palazzo.

Concludo ringraziando Agostino Bureca, soprintendente uscente, per le sue parole di apprezzamento professionale e soprattutto per la sua cultura, dedizione e visone di gestione del patrimonio culturale, per i suoi scritti, i suoi studi che tanto hanno apportato alla conservazione dei beni culturali e tanto mi hanno insegnato quando abbiamo condiviso ragionamenti e pensieri, nel rinnovargli la mia amicizia e la mia grande stima. Uno speciale ringraziamento a Barbara Paoli Vai e Carla Santini referenti preziose e costanti. Ringrazio Iefke Van Kampen per la disponibilità all’elaborazione del video di presentazione dei lavori; Stefano Vannozzi per le foto dell’evento e la puntuale documentazione durante i restauri, Danilo Luziotti per avermi fornito le foto storiche utilizzate durante la presentazione dei lavori. Infine un ringraziamento a Silvia Zanini e ai suoi collaboratori per l’ospitalità dataci in biblioteca durante i lavori di restauro.





Prospetto rielaborato da Stefano Vannozzi e Valentina Marino che evidenzia la forma della torre antica e delle mensole di sostegno per il camminamento di ronda.


Formello-Presentazione dei lavori: da Sinistra: Agostino Bureca, Barbara Paoli Vai, Marina Pennini, Sergio Celestino, Daniela Versino




NOTE
(1.) I lavori gestiti dal Dpt. LLPP, Dirigente Lucio Contardi, sono stati eseguiti su progetto dell’Arch. Antonio Paolo Mascia e diretti dell’Arch. Aldo Olivo. Per i lavori architettonici responsabile Arch. Anna De Luca della Soprintendente Belle Arti e Paesaggio per le province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, per la parte storico artistica dott.ssa Isabella Del Frate, Soprintendenza Per I Beni Storici, Artistici Ed Etnoantropologici Del Lazio E Polo Museale Della Città Di Roma.
Durante la presentazione è stato trasmesso un video con le immagini del restauro curato dalla dott.ssa Iefke Van Kampen, Direttrice del Museo dell’Agro Veientano.
(2.) Legale rappresentante e Direttore Tecnico della società di Restauro specialistico OS2A, Aurea Sectio srl. Hanno collaborato: Diego Argilli, Luca Baldassarra, Lorenzo Clementi, Luigi DE Prezzo, Stefano Vannozzi, Daniele Di Berardino, Andrea Marcelli.
(3.) Programmi innovativi in ambito urbano denominati ”Programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio” di cui al D.M. 8 ottobre 1998.
(4.) Soprintendente Belle Arti e Paesaggio per le province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo
(5.) Ufficio Consortile Interregionale della Tuscia” per l’attuazione del PRUSST “Patrimonio di San Pietro in Tuscia ovvero il Territorio degli Etruschi”
(6.) Vicesindaco e Assessore alle Politiche Culturali E Giovanili
(7.) Commissario Straordinario del Parco di Veio, e Assessore alle Politiche Territoriali del comune già sindaco di Formello per due mandati.
(8.) Professore Ordinario del Dipartimento di Scienze dell’Università degli Studi di Roma III e Direttore del Master internazionale di secondo livello in “Metodi, Materiali e Tecnologie per i Beni Culturali” con il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura che ha consegnato i due Master eseguiti a Formello nel cantiere di restauro di cui sono stata Tutor, rispettivamente ad opera dell’ing. Livio D’Alvia relativo ad “Attività di indagine diagnostica nel cantiere di restauro presso Palazzo Chigi di Formello “ e di Maria Claver dal titolo “L’arte come risorsa, promozione e salvaguardia” ed ha presentato una nuova proposta progettuale di sviluppo turistico del territorio, elaborata con la sottoscritta e l’Assessorato alla Cultura oggetto di una Convenzione tra l’ Università e il Comune per future collaborazioni culturali.
(9.) Nel Palazzo trovano sede:
- Il Museo dell’Agro Veientano in cui è conservato il bellissimo Rilievo con Dio Mitra che uccide il Toro recuperato nel marzo 2009 dalla Guardia di Finanza
- http://www.comune.formello.rm.it/
- http://www.comune.formello.rm.it/pagina2906_museo-agro-veientano.html
- http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Eventi/EventiInEvidenza/visualizza_asset.html_1056626188.html
- La Biblioteca Comunale che mette a disposizione oltre 20.000 libri, 20 periodici, una Cineteca, CD multimediali e musicali.
http://www.comune.formello.rm.it/pagina2903_biblioteca-comunale.html
- L’Ostello Maripara per i Pellegrini della Via Francigena. Infatti Formello è l'ultimo paese lungo la Via prima dell'ingresso a Roma il cui percorso si snoda prima di arrivare alla Capitale attraverso la valle del Sorbo, il Centro Storico, l'area della Pietrara e nella necropoli di Veio. La tappa a Formello riscuote sempre più successo e il numero di pellegrini aumenta di anno in anno.
http://ostellomaripara.com/
http://www.comune.formello.rm.it/pagina2875_via-francigenahm.html
- Mansio: sistema integrato di accoglienza nell'ultima tappa della Via Francigena che promuove le terre di Veio e dell'Agro Veientano attraverso la multimedialità e l’innovazione.
http://www.comune.formello.rm.it/pagina2981_mansio-sistema-integrato-di-accoglienza-sulla-francigena.html
- Altre iniziative molto interessanti sono il DIF, Museo diffuso della città di Formello, che porta in spazi privati e pubblici opere d’arte contemporanea e che ha ospitato ultimamente, presso l'Oratorio della Natività, La Venere degli Stracci di Michelangelo Pistoletto.
http://www.comune.formello.rm.it/pagina3005_dif-museo-diffuso-di-formello.html
- La firma di un protocollo d’intesa con la RUFA Rome University of Fine Arts
http://www.unirufa.it/academy/?gclid=CJvN_Kefnc0CFYZuGwodlOQEgA
- La cooperazione per il Live performers Meeting con residenze artistiche in Ostello
http://liveperformersmeeting.net/

(10.) E’ in elaborazione un indice di progetto per una pubblicazione più puntuale sull’edificio e sugli interventi di restauro e riqualificazione effettuati nel corso del tempo mirato a raccontare quanto scoperto nel cortile, sulla torre interna, sulle facciate appena restaurate e sull’ingresso al paese decorato da Bernardino Mei e a precisare le varie fasi del monumento e quant’altro emerso durante i vari lavori di restauro e riqualificazione. E’ prevista la presentazione di documenti d’archivio, la descrizione del Museo, il progetto di sistemazione del Giardino e quant’altro negli anni abbia interessato lo storico Palazzo compreso l’intervento modernissimo di Andrea Bruno sulla torre e confronti con edifici coevi nel territorio e tutte le scoperte avvenute durante i lavori.

(11.) Lo studio, le ricognizione, l’analisi delle fonti sui colori nell’edilizia storica sono iniziati con vitalità a metà degli negli anni ’80. Il Restauro, il colore e la normativa Urbanistica in Il Colore nell’edilizia Storica, Riflessioni e ricerche sulle coloriture, e il Convegno che portò alla pubblicazione di altri due volumi a Cura del Bollettino d’arte: INTONACI COLORE E COLORITURE NELL'EDILIZIA STORICA. Atti del Convegno di Studi, Roma 1984. (Supplemento al n. 35-36, 1986).
Tra i tanti monumenti ispezionati da vicino, testi pittorici e fonti documentali, cito un piccolo brano dall’intervento di Pio Baldi Il Restauro, il colore e la normativa Urbanistica nel già citato volume del 1984 sul Colore nell’edilizia Storica, Riflessioni e ricerche sulle coloriture, in cui analizza le coloriture degli edifici romani tra sei e settecento : …..”un colore oscillante intorno ai toni del grigio azzurro, citato anche nei documenti d’archivio come “colore d’aria” o “gridellino” dal francese “gris del lin”. Si può immaginare che ciò conferisse agli edifici una particolare leggerezza facendo si che le masse edificate non contrastassero nettamente con lo sfondo del cielo…..” .
Da allora studi e approfondimenti si sono succeduti fino a che anche l’industria ha raccolto dagli studiosi del settore la necessità di produrre intonaci adatti all’edilizia storica per componenti e coloriture. Questi hanno speso un effetto eccessivamente omogeneo che non sempre si adatta a tutti gli edifici.
Nel caso specifico, per il risultato che si desiderava ottenere, si è preferita una ricetta più complessa preparata sul luogo. Questo fatto, oltre alla modalità di stesura, ha determinato l’effetto finale “mosso e vibrato”.
(12.) In precedenza, infatti, l’accesso doveva essere di lato ma, come già detto, la precisazione delle fasi murarie è ancora allo studio sulla base delle osservazioni effettuate durante i lavori.
(13.) Dal latino occasus, -us, sm, tramonto, declino, rovina. La frase è un chiaro riferimento alla scena rappresentata: la Resurrezione dalla Morte di Gesù ma esiste anche una lettura più generale che traduce da est a ovest. In ambedue i casi sembra esserci il riferimento ad una rinascita, forse quella del feudo di Formello che dagli Orsini in decadenza passò alla “Resurrezione” dei Chigi, nuovi proprietari.
(14.) Il piano stradale è stato rialzato, come anche quello di Via Nazario Sauro che interra la torre di oltre un metro, pertanto anche le “deformazioni” prospettiche dei personaggi sono da riferire ad un punto di vista in parte differente dall’attuale.
(15.) Il risultato è stato ottenuto grazie ad un procedere graduale in stretta cooperazione tra la Dott.ssa Isabella Del Frate, la sottoscritta e il collega Luigi De Prezzo.

Marina Pennini, Aurea Sectio srl Conservazione e Restauro Beni Culturali

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