Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Nov./Dic. 2005, n. 0


RESTAURI E...DINTORNI



Dietro le quinte: un museo nascosto
di Francesca Secchi








Figura femminile.
Deposito affreschi del Museo 
Archeologico di Napoli

 

 

Turisti da tutto il mondo giungono numerosissimi ogni anno al Real Museo Borbonico di Napoli (oggi Museo Archeologico Nazionale) ad ammirare i reperti che ci restituiscono uno spaccato di vita delle città vesuviane sepolte dall'eruzione del 79 d.C.: suppellettili, argenteria, vasellame, utensili, statue, mosaici e pitture coloratissime. Quale visitatore, osservando l'incredibile quantità di dipinti presenti nelle sale, immaginerebbe che altrettante meraviglie si trovino, nascoste alla vista, nei depositi dello stesso Museo?
Coperte dalla polvere, quasi un velo posatosi per nasconderle dagli sguardi indiscreti dei curiosi, centinaia di pitture vesuviane staccate dai siti di Pompei, Ercolano e Stabia giacciono dimenticate sugli scaffali del deposito affreschi.
Un problema, quello della carenza di spazi, purtroppo comune alla





                         Danzatrice
  maggior parte dei musei italiani!
Visitare il deposito affreschi è una forte emozione per un restauratore: accanto all'amarezza per opere bellissime, accatastate e dimenticate, nasce la consapevolezza di poter studiare dei dipinti archeologici spesso mai esposti e,quindi, mai restaurati prima d'ora. I mesi trascorsi come restauratrice nella catalogazione delle pitture vesuviane conservate nei depositi hanno rappresentato, per chi scrive, una continua scoperta. Grazie ai documenti d'archivio è stato talvolta possibile risalire alla casa ed alla parete da cui i quadri centrali figurati vennero staccati, ma molto spesso ci si trova di fronte ad opere decontestualizzate: architetture dipinte, scene di guerra,





Ares e Afrodite

  pastiches (assemblamenti anche casuali di frammenti, raffiguranti animali o nature morte) che, proprio perché considerati di minore importanza, furono oggetto di sperimentazione. Numerosi affreschi sono offuscati da uno spesso strato di colore giallastro che ha causato sollevamenti e cadute di colore dello strato pittorico:potrebbe trattarsi della misteriosa vernice scoperta nel 1739 da Stefano Moriconi ed applicata indiscriminatamente per oltre venticinque anni sulle pitture pompeiane staccate!
Tale vernice, stesa come protettivo e ravvivante, sembrò inizialmente una miracolosa soluzione al problema degli sbiancamenti da effluorescenze saline che comparivano dopo





"Citareda"

  lo stacco, offuscando l'immagine. Il suo inventore non volle mai rivelarne la ricetta, di cui si conoscono soltanto approssimativamente i componenti: è una vernice oleo-resinosa contenente ambra, elemi e sandracca, di assai difficoltosa, se non impossibile rimozione. I dipinti maggiormente danneggiati dalla vernice inventata dal Moriconi non vengono esposti nelle sale, ma rappresentano un'occasione unica di studio per un restauratore.
E che dire della Pace (o Vittoria ), un affresco con sfondo rosso pompeiano entro un'insolita cornice ovale, in perfetto stato di conservazione, che sembrerebbe essere la prima opera sulla quale





Affresco con centauro

  il restauratore Andrea Celestino, nel 1811, applicò una nuova vernice protettiva a base di cera?
Un'ulteriore osservazione sulle cornici e sulle casseforma che contengono questi dipinti: durante gli anni della Restaurazione borbonica si comprese che per una migliore conservazione le pitture vesuviane dovevano rimanere in situ, ossia ci fu un'inversione di tendenza rispetto al Settecento, epoca in cui gli affreschi venivano staccati con una velocità impressionante e ciò spiega la frettolosa fabbricazione delle cornici e delle casseforma con pezzi di riuso, poi ridipinti e camuffati.






  Tondo con Nike

  In alcuni, rarissimi casi, si tratta, invece, delle originali cassette di scavo settecentesche, utilizzate durante la fase di stacco degli affreschi, testimonianze “uniche” di una pratica le cui modalità ci pervengono soltanto da scarse fonti indirette.
Nei depositi del Museo Archeologico di Napoli si nascondono importanti informazioni per la storia del restauro e non solo…Cosa si nasconderà “dietro le quinte” del prossimo museo che visiteremo?