Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Nov./Dic. 2005, n. 0

RESTAURI E...DINTORNI


Chi rompe, paga? e i cocci…?
di Alessandra Berruti




G.L.Bernini: Fontana dei 4 Fiumi, Roma 1648/51

 

 

3 agosto 2005: due giovani, probabilmente in stato d'ebbrezza, danneggiano (per la sesta volta nella sua storia!) la cinquecentesca statua del Nettuno, di Bartolomeo Ammannati, detta il "Biancone”, in Piazza della Signoria a Firenze e le telecamere a circuito chiuso registrano il demente gesto.
14 settembre 2005: due ragazzi portano via, con un colpo netto, 15 centimetri della prua della Fontana della Navicella, a Roma.

 




Fontana dei 4 Fiumi: particolare

Questi gesti, nella storia dell'arte “vandalica” (materia certamente non studiata sui libri) non sono, purtroppo, una novità; infatti era il 2 novembre 1969, quando a Roma, nella basilica di San Pietro, Hans Joseph Hubner colpisce a martellate la statua di Pio VI del Canova; poco più di vent'anni dopo, il 14 settembre 1991, a Firenze, nella Galleria dell'Accademia, uno squilibrato danneggia a colpi di martello una parte del dito del piede sinistro del David di Michelangelo, mentre il 19 agosto 1997 tre giovani usano le statue della Fontana berniniana dei Quattro Fiumi, in Piazza Navona, a Roma, come trampolini per tuffarsi nell'acqua, provocando danni ingenti.

 
Fontana dei 4 Fiumi: particolare

Ma il caso più spettacolare, quello che è passato alla storia di questa miserevole cronaca, risale al 21 maggio 1972, quando un ungherese, Laszlo Toth, si introduce nella basilica di S. Pietro a Roma ed esclamando “Io sono Gesù Cristo", colpisce con un martello la Pietà di Michelangelo. Della statua marmorea di Maria rimasero gravemente danneggiati il naso ed il braccio sinistro. Quindici colpi, prima di essere fermato, ed una parte di un capolavoro inimitabile si frantumò in 50 frammenti. L'attentatore, dichiarato dal tribunale non “responsabile” del gesto, fu rinchiuso in un ospedale psichiatrico.
A parte il gesto di un folle, la domanda è: perché si compiono questi scempi?



Roma, chiesa di S. Maria in Domnica (IX sec.)

  Per il caso della Fontana della Navicella, situata davanti alla chiesa paleocristiana di S.Maria in Domnica, la motivazione c'è, purtroppo, ed è la meno nobile.
Due giovani, giunti in automobile, anche questa volta davanti a gente impotente, indifferente o distratta, hanno deciso di portarsi via un pezzo scultoreo della “Navicella”, troncando di netto la parte raffigurante la testa di un cinghiale.
 

Roma, Fontana "La Navicella" XVI sec.


La piccola nave marmorea in travertino, già restaurata un anno fa con un costo di 93.000 euro, rappresenta una galera romana. Secondo la leggenda sarebbe un ex voto offerto alla dea Iside da alcuni marinai allora residenti nei vicini "Castra Peregrina", dove erano alloggiati i marinai della flotta di Capo Miseno, addetti anche alle manovre del velario che copriva il Colosseo. L'attuale navicella, ispirata alla precedente più antica, fu realizzata per incarico di papa Leone X dei Medici nel 1518/19 dallo scultore ed architetto Andrea Sansovino. Nel 1931 la fontana venne alimentata dall'Acqua Felice, la quale fuoriusciva con uno zampillo centrale e dai bordi della navicella scendeva lungo il basamento, per confluire nella vasca ovale sottostante di travertino.

La ragione di questo atto insano viene finalmente svelato al momento del recupero del reperto da parte dei Carabinieri della Tutela del Patrimonio Artistico . Si tratterebbe di un furto su commissione (andato a male, peraltro, dal momento che i pezzi sono stati abbandonati), confermato dal ritrovamento, nel covo dei vandali, di altri reperti riconosciuti come “parte” di busti rubati nella zona del Gianicolo.
La zona dov'è situata la fontana della Navicella è il colle Celio, a poche centinaia di metri dal Colosseo e dalla folla dei turisti, una piazzetta suggestiva ove traffico e rumori sembrano spegnersi come per magia. La visione della fontana comunica pace, serenità e rafforza in tutti i visitatori l'amore per il bello.

 
La Navicella: particolare danneggiato (ora restaurato)

La violenza perpetrata non colpisce soltanto l'opera d'arte, ma anche, e vorrei dire sopratutto, l'animo e la sensibilità del visitatore. E così viene da chiedersi, quando l'atto vandalico non può essere imputato ad alienati o a folli, ma a veri e propri delinquenti, se le pene vigenti siano commensurate al misfatto. Distruggere in un minuto il lavoro di un artista che sopravvivendo ha sfidato i secoli e gli eventi naturali, non offende solo l'arte, ma l'intero tessuto storico e culturale della nostra società. Il danno provocato è un danno permanente. Non chi paga, dunque, ma quanto (poco) paga? E i cocci? Quelli, quando si trovano, appartengono all'equipe incaricata del restauro, che provvederà a reintegrarli nell'opera danneggiata. Un lavoro lungo, assolutamente sproporzionato alla rapidità del gesto vandalico: solo 54 secondi per danneggiare la fontana del Nettuno, a Firenze, due anni di lavoro durissimo e molto denaro per rimediare al danno inutilmente provocato!
E' andata meglio alla Navicella, questa volta, per la quale è stato impiegato un solo mese di lavoro (dal 15 ottobre scorso è di nuovo integra) e 4.000 euro di spesa.
Ma i “cocci” (pezzi infranti) di sconcerto, di delusione e di amarezza provocati nell'animo di noi tutti, chi li rimetterà a posto?