Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Gen./feb. 2006, n. 1
ARTinFORMA 

RESTAURI E...DINTORNI


Quei "gioielli" di mosaici !
di Francesca Secchi


Con il termine mosaici si pensa immediatamente alle grandi decorazioni pavimentali romane o agli sfavillanti e dorati mosaici bizantini, ma esiste invece una tecnica in cui le dimensioni di un mosaico sono di gran lunga inferiori: il mosaico minuto o “micromosaico”. Questa tecnica moderna è nata presso lo Studio del Mosaico del Vaticano verso la fine del Settecento ed ha avuto grande diffusione anche nel corso del secolo successivo, sussistendo in parte ancora oggi.
L’allestimento, nel 1997, di due nuove sezioni espositive nelle Sale vaticane di San Pio V, di cui una dedicata interamente ai micromosaici, rende giustizia ai mosaicisti, da non considerare dei semplici artigiani, ma veri e propri artisti e sperimentatori.
Pensiamo alle tessere, ossia ai frammenti di smalti, pietre naturali o marmi che compongono un mosaico; il significato del nome, che viene dal greco “quattro”, ci fa immaginare delle tessere aventi il contorno a forma di quadrilatero, anche se per quanto riguarda i micromosaici questa denominazione non è esatta: qui le tessere sono spesso poco più grandi di un capello!
Dai ciottoli colorati reperiti nel greto dei fiumi, impiegati nella Grecia del V secolo a.C. senza modificarne la sagoma, alle tessere in marmo e pietre colorate tagliate nell’antica Roma per creare preziosi pavimenti, è nata l’esigenza di eseguire i mosaici in quelle pareti dove pitture e stucchi si sarebbero rapidamente deteriorati. Si è affermato quindi l’uso di tessere in un materiale vetroso, detto smalto, ottenuto dalla fusione di sostanze vetrose con composti metallici che conferiscono il colore al materiale stesso.
Questa procedura, nata in epoca romana, si è poi evoluta fino ad arrivare al mosaico moderno, in cui viene abbandonata la forma convenzionale sagomata, ai fini di ottenere effetti estremamente pittorici con tessere corrispondenti a tocchi e pennellate.
E’ l’innovazione del “mosaico filato”, che nasce proprio presso lo Studio del Mosaico del Vaticano nel Cinquecento, sostituendosi all’antica tecnica del “mosaico tagliato”: lo smalto viene fuso con la fiamma e “filato”manualmente fino ad ottenere delle lunghe e sottili bacchette, ridotte in tessere tramite lime e pinzette.
Nel mosaico minuto le tessere raggiungono dimensioni anche inferiori ad un millimetro di spessore e compongono manufatti più disparati, tra cui minuscole placchette incastonate su collane, spille e bracciali, gioielli raffinatissimi ed unici, non solo per l’alto valore artistico della manodopera, ma anche per i soggetti raffigurati. Come una sorta di documenti storici di una “Roma sparita”, possiamo ammirarvi scorci di monumenti ed aree archelogiche oggi assai diverse, preziosi “souvenirs” acquistati dai viaggiatori intellettuali del Grand Tour.
Gioielli di mosaici, non nel senso stretto del termine, se consideriamo gli inserti in micromosaico realizzati sui più disparati oggetti di uso privato, come tabacchiere, scatole, fermacarte, piani di tavolini e decorazioni di sportelli: un arredamento che di certo non tutti potevano permettersi!
Accanto alle “vedute-ricordo” si affermano con il tempo temi allegorici e mitologici, lotte di nimali o soggetti floreali, questi ultimi eseguiti con la particolare tecnica del “malmischiato”, un’evoluzione ottocentesca del mosaico filato, inventata da Antonio Aguatti, mischiando in modo non omogeneo degli smalti di colori differenti in fase di fusione.
Gioielli di un’epoca ormai passata: opere d’arte di una tecnica che viene tramandata da secoli e che sopravviverà, evolvendosi continuamente, per molti altri ancora.


Si ringraziano i Musei Vaticani per la concessione delle immagini.

 



Micromosaico: paesaggio di Tivoli, prima metà sec. XIX



Collana con mosaici e cammei,
prima metà sec.XIX



G.Raffaelli, le colombe di Plinio, 1793
tabacchiera, tartaruga e oro