Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Gen./feb. 2006, n. 1
ARTinFORMA 

RESTAURI E...DINTORNI


Nei "sotterranei" del restauro
di Francesca Secchi



Gli ambienti ipogei

Vi siete mai chiesti quali problematiche rendano estremamente difficoltoso un intervento di restauro di un ipogeo, cioè di un ambiente sotterraneo? La notizia della forzata chiusura della Domus Aurea, a Roma, a causa delle pericolose infiltrazioni d'acqua, verificatesi il 12 dicembre scorso, ha forse reso più noto questo problema, che rischia di compromettere una parte del nostro patrimonio artistico.
La causa principale del degrado di tali ambienti è da attribuirsi al cambiamento dei valori di umidità relativa e di temperatura che si creano a seguito della scoperta e dello scavo degli stessi.
Lo stravolgimento improvviso di questo insieme di fattori, definito microclima, che hanno caratterizzato gli ipogei fin dalla loro origine, come nel caso delle tombe etrusche, o nel corso della storia conservativa, per quanto riguarda invece la Domus Aurea o la Basilica inferiore di S. Clemente, provoca gravi danni cui i restauratori devono far fronte.
La Domus Aurea, originariamente, non era un ipogeo, ma la fastosa residenza dell'imperatore Nerone, costruita dopo il famoso incendio che distrusse Roma nel 64 d.C.. Essa occupa un'area compresa tra il Palatino, l'Esquilino, l'Oppio ed il Celio. Agli occhi dei primi scopritori di fine Quattrocento doveva sembrare una vera e propria grotta, tanto che i motivi decorativi presenti, poi ripresi per tutto il Rinascimento, vennero chiamati appunto “grottesche”. La chiesa di S. Clemente, alle pendici del Celio, rappresenta uno dei più straordinari esempi di stratificazione storica: la Basilica Superiore, del XII secolo, splende con i suoi mosaici al di sopra di quella inferiore, di epoca paleocristiana, scoperta nel 1861, sorta a sua volta su edifici romani (un mitreo e una domus repubblicana).
La diminuzione dell'umidità relativa e l'innalzamento della temperatura, che si verificano non appena gli ipogei vengono aperti, determinano effluorescenze saline e concrezioni calcaree che portano a distacchi di intonaci, sbiancamenti e perdita di pellicola pittorica di eventuali affreschi. Al problema dei sali si aggiunge quello degli attacchi biologici, cioè della crescita di microrganismi quali alghe, funghi e batteri sulle superfici pittoriche, aggravato da illuminazioni spesso improprie che ne favoriscono la crescita.
Si pensi ad una tomba etrusca che per secoli ha vissuto nell'oscurità, abitata da danzatrici, efebi e demoni alati : l'apertura di un ambiente ipogeo e lo “stress” cui sono sottoposti i dipinti ivi conservatisi potranno essere meglio compresi se paragonati alle reazioni di un uomo del Polo Nord, improvvisamente costretto a vivere a latitudini equatoriali!
Dunque fondamentale è programmare un intervento di restauro atto a mantenere il più possibile l'equilibrio microclimatico del sito.
La presenza umana, dei restauratori prima e dei visitatori poi, è estremamente dannosa in quanto provoca calore e, quindi, un pericoloso innalzamento della temperatura (anche di svariati gradi centigradi); il respiro, inoltre, produce anidride carbonica la quale, reagendo con l'elevata percentuale di acqua presente nell'aria, si deposita sulle pareti sotto forma di acido carbonico, in grado di corrodere le superfici.
Per ovviare a tale problema è necessario, durante l'intervento di restauro, un impianto di aspirazione dell'anidride carbonica in eccesso ed immissione di aria umidificata dall'esterno.
Preventivamente all'intervento, qualora necessario, si procederà ad un trattamento biocida, cioè all'applicazione di una sostanza chimica in grado di inibire lo sviluppo dei microrganismi infestanti.
Immaginiamo di scendere in una tomba etrusca e di poter assistere ad un cantiere di restauro: i meravigliosi dipinti, raffiguranti scene di banchetto dai colori squillanti, saranno però ricoperti da una patina bianca di sali e da sedimentazioni calcaree.
Chiediamo ad un restauratore dell'equipe in che modo verranno asportate queste incrostazioni ed egli ci spiegherà che per la fase di pulitura si impiegheranno le resine a scambio ionico, ovvero delle sostanze complessanti, introdotte soltanto a partire dagli anni '90 nel campo del restauro, le quali, attraverso una reazione chimica, trasformano i sali insolubili in sali solubili e, quindi, rimovibili. La condizione della tomba, un piccolo ambiente scavato nella roccia a vari metri sotto il livello del terreno, non permette un immediato ricambio dell'aria e fa escludere ai restauratori l'utilizzo di sostanze in grado di produrre vapori tossici, cioè i solventi (1) organici, dannosi per l'operatore.
Anche la fase del ritocco presenta non poche limitazioni: i colori a vernice e gli acquarelli in tubetto contengono dei leganti organici che rappresentano una possibile fonte di nutrimento per i microrganismi, motivo per cui si opta per pigmenti in polvere miscelati manualmente con acqua ed una quantità minima di resina sintetica (2) come legante (3).
Al termine del restauro è altrettanto fondamentale lo studio di un'adeguata metodologia di manutenzione e controllo, che comprenda anche la modalità di fruizione al pubblico, progettata sulla base di studi scientifici e di un costante monitoraggio ambientale. Si suggerirà, infine, per una corretta conservazione, l'entrata di gruppi esigui di visitatori per tempi di permanenza precedentemente stabiliti.
Quanta professionalità e quanto lavoro! Perciò non dimentichiamo mai di rendere merito al restauratore (che resta sempre "anonimo"), che ha il compito di far sopravvivere questi siti straordinari “traghettandoli”, come un moderno Caronte, fino alle generazioni future, per molti altri secoli.


Note:
(1) Prendendo in esame una soluzione allo stato liquido, cioè quella principalmente impiegata nel campo della conservazione delle opere d'arte, il solvente è il componente liquido all'interno del quale il componente solido viene disciolto. I solventi possono essere suddivisi in organici ed inorganici . I primi agiscono per interazione fisica, cioè non cambiano le caratteristiche chimiche delle sostanze da rimuovere, creano reazioni reversibili e sono apolari, ossia poco affini all'acqua; i secondi agiscono invece per interazione chimica, creano reazioni irreversibili e sono polari, cioè affini all'acqua.

(2) Sostanze polimeriche di sintesi prodotte artificialmente a partire dagli anni Cinquanta-Sessanta.

(3) Come suggerisce la parola stessa, ha la funzione di “legare” le particelle di pigmento tra loro.

 






Ipogeo etrusco: attacco fungino





Tarquinia: Tomba degli scudi IV a.C.





Tarquinia: Tomba delle pantere, IV sec. a.C.




Tarquinia: Velka, III-II sec. a.C.




Domus Aurea, Roma - sala affreschi
64-68 d.C.




Domus Aurea, Plafone



S.Clemente: mitreo romano


 S.Clemente: basilica inferiore, IX sec.
 

Domus Aurea, sala ottagona
Si ringraziano i Padri Domenicani Irlandesi della Basilica di San Clemente per l'autorizzazione a pubblicare le immagini.