Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Mar./apr. 2006, n. 2
ARTinFORMA 

RESTAURI E...DINTORNI


Una Dama egiziana in Vaticano
di Francesca Secchi


“Verrà del tempo la maestra mano,
a dare all'opre tue l'ultimo tocco;
che colla bruna patina i colori
ammorbidisca, e accordi; e quella grazia
aggiunga lor che sol può dare il tempo;
porti il tuo nome a' Posteri, e più rechi
bellezze all'opre tue che non ne toglie”.
J. Dryden, 1694


Una bellissima Dama dalle origini orientali, alta circa 1,70 m
e riccamente abbigliata abita dal 15 giugno del 2000 in Vaticano e può essere ammirata dal pubblico in tutto il suo splendore.
Se vi recate nella seconda delle ultime quattro sale del Museo Gregoriano Egizio, dedicate alle Antichità del Vicino Oriente e recentemente riallestite, rimarrete anche voi stregati dal suo fascino! Si tratta di un reperto estremamente prezioso, un lungo lenzuolo funerario in lino risalente alla metà del III secolo d.C. ed appartenente ad una serie di sei teli rinvenuti nel 1899 da Albert Gayet in alcune tombe di età severa della necropoli di Antinoe, la città egiziana fondata nel 130 a.C. dall'imperatore Adriano in ricordo del giovane Antinoo, corrispondente attualmente al villaggio di Sheikh ‘Abade (vicino al Mar Rosso).
A differenza dei famosi ritratti del Fayum, tavolette provenienti dalla necropoli del Fayum in Egitto risalenti al I-III secolo d.C. e caratterizzati dalla realistica raffigurazione del solo volto del defunto, i sei teli rappresentano delle giovani donne a figura intera (oggi quattro teli sono conservati al Museo del Louvre di Parigi ed uno al Museo Benakis di Atene).
Un'ulteriore particolarità di questi teli, una sorta di sudari usati nell'Egitto romano come ultima copertura della mummia all'interno del sarcofago, sta nell'essere dipinti direttamente sul supporto tessile, mentre invece la tecnica esecutiva dei ritratti del Fayum consisteva nel dipingere direttamente su di una tavoletta lignea oppure su una tela, applicata sempre al di sopra di un supporto ligneo. La Dama del Vaticano è uno dei primi esempi nella storia di pittura su tela, non ancora come tecnica autonoma in quanto utilizzata per scopi funerari e celebrativi, ma sempre e comunque pittura su tela: è da sfatare quindi la leggenda che fa risalire l'origine della pittura su tela al Quattrocento. Una fonte autorevole come Plinio il Vecchio, inoltre, ci riporta la notizia di una tela di lino raffigurante un ritratto di Nerone (I sec. d.C.), che venne distrutta da un fulmine.
La deperibilità del supporto tessile rispetto ad un dipinto su tavola o ad un affresco può far comprendere come sia possibile retrodatare le origini di questa tecnica, data la scarsità di reperti sopravvissuti fino ai nostri giorni. Il valore inestimabile dei sei teli risiede, infatti, nel materiale che ne costituisce il supporto, ossia il lino, una fibra tessile di origine vegetale usata fin da tempi antichissimi e particolarmente resistente all'invecchiamento.
Esaminando l'iconografia delle giovani ritratte, l'acconciatura e la ricchezza delle vesti, si ritiene che esse appartenessero all'aristocrazia locale, ma quella conservata in Vaticano è la più preziosa tra le sei. Oltre alle splendide decorazioni a rilievo presenti sull'abito, realizzate con l'utilizzo di pasta gessosa ricoperta da lamine d'oro per simulare gioielli a rilievo, la nostra Dama presenta, all'interno della cornice che ne delimita il lato destro, due quadretti figurati. La seconda scena raffigura l'insegnamento filosofico di un maestro alla sua allieva e probabilmente si riferisce ad un momento di vita quotidiana della defunta.
Prima di essere esposta nella grande teca climatizzata, che costituisce la sua nuova e moderna “abitazione” e che ne garantisce, attraverso specifici valori di umidità relativa e temperatura, una adeguata conservazione, l'opera è stata sottoposta ad un lungo e difficoltoso intervento di restauro da parte del Laboratorio di Restauro della Pittura del Vaticano. Nel corso dei secoli il tessuto era divenuto fragile e frammentario ed è stato necessario applicare sul retro una nuova tela in lino, simile all'originale, per assicurarne un sostegno adeguato. La fase della pulitura e gli studi effettuati sullo strato pittorico hanno portato ad importanti osservazioni sulla tecnica di esecuzione: gli allievi dipingevano gli elementi decorativi e le parti di minor pregio, mentre al tocco del maestro era riservata la pittura del volto, delle mani e dei piedi.
Grazie a questo restauro l'anima della Dama sopravviverà ancora per molti secoli, vincendo la battaglia contro le ingiurie del Tempo…un'opera d'arte così delicata e preziosa, soggetta più di altre al progressivo ed inarrestabile deterioramento, affascinerà ancora le future generazioni.


Si ringrazia la Direzione dei Musei Vaticani per la gentile concessione delle immagini

 













Dama, lino dipinto III sec d.C. - Museo Gregoriano egizio in Vaticano



Dama - particolare



Dama - particolare