Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Mar./apr. 2006, n. 2
ARTinFORMA 

RESTAURI E...DINTORNI


Un passato “infernale” per la Porta del Paradiso
di Alessandra Berruti



Il Battistero di S.Giovanni , dedicato al patrono della città di Firenze, è un edificio famoso per la sua particolare struttura a pianta ottagonale, ereditata dalla preesistente costruzione paleocristiana e per la sua posizione di prim'ordine, di fronte al Duomo di S. Maria del Fiore.
Difficile per un turista non vedere il “bel s. Giovanni”, come lo ha definito padre Dante, e non farsi affascinare dalla sua monumentalità; tuttavia forse non tutti sanno che una delle tre porte che ogni giorno vengono ammirate da centinaia di persone, altro non è che una copia.
Quando si parla di restauri, si ha spesso l'occasione di ripercorrere la vita di un'opera, dando l'opportunità alla stessa di essere rivalutata, protetta, ma a volte anche riscoperta. E' il caso della “Porta del Paradiso”, terminata nel 1452 da Lorenzo Ghiberti, artista capace di armoniose sensibilità lineari e di grande equilibrio compositivo .
Posizionata nel lato est del Battistero, dal 1990 essa è stata sostituita da una copia, pagata da mecenati giapponesi: la decisione è stata inevitabile, dato “l'infernale” passato che la porta ha purtroppo subito per più di cinque secoli.
Il restauro è sempre questione di pazienza, quindi si parla spesso di tempi molto lunghi e in questo caso lo sono stati veramente! Venti anni per un'operazione che oggi vede finalmente rinata un'opera, che sembrava stesse perdendo il suo caratteristico “splendore”.
Il trascorrere dei secoli, l'intervento invasivo dell'uomo e le “catastrofi” naturali non hanno certamente aiutato la conservazione delle dieci formelle, rappresentanti scene tratte dal Vecchio Testamento.
Da sempre lo scopo primario del restauro di questa porta è stato quello di mantenere lucida la patina dorata che ricopre l'opera del Ghiberti: per fare ciò, si sono susseguite negli anni numerose puliture, che purtroppo hanno lasciato tracce, graffi ed abrasioni, disturbando l'encomiabile lavoro dello scultore il quale, giocando con prospettive audaci, permette una chiave di lettura nuova ed efficace delle scene bibliche, tra boschi in lontananza, edifici a bassorilievo e personaggi fortemente protesi verso l'esterno, che sfiorano la scultura a tutto tondo.
In età neoclassica il pittore austriaco Raphael Mengs testimonia che per un certo periodo, seguendo le teorie estetiche del tempo, si è voluto offuscare con una patina il tutto, facendo subire un ennesimo trauma alla doratura che, come se non bastasse, ha nuovamente affrontato una successiva lucidatura, circolo vizioso terminato nel 1945.
Ma fu la memorabile alluvione del 1966 a dare il colpo di grazia alla ormai stremata porta che espulse, letteralmente, sei delle dieci formelle, le quali per fortuna non hanno subito gravi danni dalla caduta. Per riposizionare gli elementi caduti, si è operato forando i battenti in più punti e avvitando le formelle al loro alveo di bronzo con perni passanti. L'Opificio delle Pietre Dure di Firenze ha riscontrato in questo sfortunato evento una nota positiva: iniziato il restauro nel 1980, infatti, grazie ai perni, è stata più agile l'estrazione delle singole formelle.
Il laborioso intervento è stato suggerito dai risultati di una campagna diagnostica, che ha dimostrato come il rivestimento aureo, applicato all'origine al bronzo con la tecnica dell'amalgama di mercurio, non aderisse più al bronzo stesso, bensì ad uno strato di ossidi, alcuni molto aggressivi. Per l'eliminazione degli ossidi instabili e la pulitura della porta dai depositi in superficie che la offuscavano, il Laboratorio Scientifico dell' Opificio iniziò un sistema di pulitura chimica con impacchi di sali di Rochelle e successivi risciacqui.
Due date sono fondamentali da quel momento in poi, il 1990, quando venne tolta l'intera porta e sostituita da una copia e il 1996, quando il restauro è ripreso, con la decisione di smontare i singoli rilievi dorati per poterne effettuare lavaggi e risciacqui completi.
Ad oggi sono state smontate e restaurate due formelle e sei elementi del fregio, con un lavoro estremamente lungo e complesso; vista la percentuale di rischio presente nell'operare sulle fessurazioni presenti in alcuni rilievi, si è sperimentata e testata scientificamente la possibilità del laser infrarosso, già da alcuni anni usato per i materiali lapidei, ma ancora quasi inedito per i metalli. I test di pulitura dei depositi e degli ossidi hanno dato risultati paragonabili a quelli del lavaggio chimico, a fronte del quale il laser ha il notevole vantaggio di non lasciare residui, e quindi di poter essere utilizzato senza necessità di smontare i rilievi.
Le formelle fino ad ora restaurate sono conservate nel Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore, entro particolari teche costruite in collaborazione con il Getty Insitute for Conservation di Los Angeles, ed isolate dall'aria grazie all'utilizzo dell'azoto (gas inerte), per evitare altri danni di corrosione.
L'opera del Ghiberti non troverà pace prima del 2008 quando, si spera, saranno state restaurate tutte le parti che la compongono. Una “vita infernale” che ci auguriamo possa terminare con un “luminosissimo paradiso!”

 

Presunto autoritratto di Lorenzo Ghiberti

 




Formella: incontro della regina di Saba con Salomone.







Formella: storie di Giuseppe








Formella: storie di Esau e Giacobbe








L.Ghiberti: porta est del Battistero detta del Paradiso (Firenze),
bronzo dorato, 1425-52


Si ringrazia Antonio Bellini per le immagini messe a disposizione.