Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Mar./apr. 2006, n. 2
ARTinFORMA 

RESTAURI E...DINTORNI


Pietro Consagra
di Francesca Secchi



Una nuova casa-museo

“Esprimere il ritmo drammatico della vita di oggi con elementi plastici che dovrebbero essere la sintesi formale delle azioni dell'uomo a contatto con gli ingranaggi di questa società, dove è necessaria volontà, forza, ottimismo, semplicità, chiarezza”. E' così che lo scultore Pietro Consagra, nato a Mazara del Vallo nel 1920 e scomparso il 16 luglio 2005 a Milano, definiva la sua ricerca artistica. Oggi innumerevoli bozzetti, sculture e dipinti giacciono affastellati nella bella casa dell'artista sulla via Cassia, soprattutto nello studio dove Consagra trascorreva le sue giornate a dare forma alle sue idee. Si tratta di un enorme ambiente con ampie vetrate che permettono di sentirsi immersi nella tranquillità del verde che circonda la casa: quasi non sembra di essere a Roma e, stando lì anche per poco, ci si sente accolti dalla natura e lontani dal caos e dal traffico cittadino. Forse l'artista per riuscire ad “esprimere il ritmo drammatico della vita di oggi”, aveva bisogno della pace di questo luogo, che diventerà presto una casa-museo dove poter ammirare le sue opere.
Pietro Consagra, uno dei più interessanti protagonisti italiani dell'astrattismo, è siciliano d'origine, ma romano d'adozione: dopo aver studiato all'Accademia di Belle Arti di Palermo, si trasferisce giovanissimo nella capitale, dove lavora negli studi di Mazzacurati e Guttuso. Negli stessi anni conosce Dorazio, Perilli, Guerrini, Turcato, Accardi e Sanfilippo assieme ai quali pubblica il Manifesto del gruppo astrattista Forma nel 1947; è qui che inizia la ricerca di Consagra, definita da Prampolini “un'arte nuova ed impegnata, l'unica che avesse raggiunto un'autonomia di espressione integralmente astratta”. Non soltanto scultore ma anche pittore, incisore, scenografo e scrittore, Consagra ha sperimentato l'uso dei più svariati materiali, dal bronzo al ferro, al legno, al marmo ed al cemento armato senza mai abbandonare il colore, elemento importante delle sue sculture. Dagli spessori sottilissimi di lamine metalliche che sembrano merletti, come le Sottilissime ed i Ferri trasparenti degli anni '60, fino agli enormi spessori delle sculture monumentali, come la famosa Stella di Gibellina, realizzata nel 1981 in occasione della ricostruzione di Gibellina, città siciliana distrutta dal terremoto del '68, Consagra segue la strada innovativa e polemica del tema della "frontalità". Le sue opere sono infatti visibili da un unico punto di vista, escamotage mediante il quale riescono a coinvolgere emotivamente lo spettatore, come il gruppo scultoreo Trama , il cui restauro si è concluso da poco tempo.
E' alquanto strano che delle opere vengano restaurate proprio nel loro “luogo di nascita”, cioè nello studio dell'artista sulla Via Cassia, ma è anche vero che il restauro è l'operazione necessaria a prolungarne la “vita”. Le sette sculture lignee, alcune dipinte interamente di nero o di bianco ed altre lasciate nel legno grezzo, già presenti alla Biennale di Venezia del 1972, saranno esposte nella mostra dedicata a Consagra che verrà inaugurata al Museo di Castelvecchio di Verona nell' estate prossima.
Mentre per le sculture bianche e nere non è stato necessario eseguire un intervento di pulitura, per quelle non dipinte tale fase è consistita nella rimozione della vernice trasparente di cui erano ricoperte, che risultava notevolmente ingiallita.
Le opere sono state quindi stuccate con pasta di legno o con gesso e colla e quindi reintegrate con colori ad acquarello ed acrilici. Le opere in legno grezzo sono state infine riverniciate con una vernice trasparente.
Una Trama, dal profilo ora curvilineo ora spezzato, potrà continuare ad entrare in contatto con lo spettatore grazie al nuovo settore del restauro contemporaneo, rivolto alla salvaguardia delle opere del primo Novecento.
Presto potremo anche visitare la casa-museo di Consagra, culla della sua poeticità. “La scultura, ha detto l'artista, non deve essere un oggetto oppressivo ed accentratore con una sua drammaticità, ma un oggetto armonioso e poetico”. (Teorema della scultura , 1947).



Protagonista dell'astrattismo italiano, artista dalla personalità critica ed anticonformista, Pietro Consagra (Mazara del Vallo 1920- Milano 2005) aderisce al gruppo astrattista “Forma”(1947), ma sviluppa in seguito un percorso artistico autonomo ed impegnato nel campo del sociale. Successivamente ad un'esposizione nei Sassi di Matera di undici sue sculture, è tra i promotori di un “Fronte dell'arte” per salvaguardare i Sassi da interventi di restauro inadeguati, firmando la “Carta di Matera”, documento di tutela dei centri storici (1978). Il Comune di Matera gli conferisce, come riconoscimento ai suoi meriti, la cittadinanza onoraria. Nel 1986 aderisce all'associazione culturale “Fiumara d'Arte”, fondata da Antonio Presti come polemica nei confronti della “fiumara”di abusi edilizi tra Messina e Palermo negli anni '70. Dopo vent'anni di denunce, che volevano la demolizione delle opere di “Fiumara”, collocate nel letto di un fiume nella zona del Messinese, il 6 dicembre 2005 il Governo Regionale ha finalmente riconosciuto il parco, istituendo un percorso turistico-culturale e stanziando dei fondi per il restauro delle opere. Bellissima la gigantesca scultura di Consagra, alta 18 metri, intitolata "la materia poteva non esserci", che arricchisce il patrimonio artistico della Fiumara d'arte. Oltre ad aver ricevuto dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi la medaglia d'oro come Benemerito della Cultura e dell'Arte, Consagra ha preso parte a diverse Biennali veneziane dal '50 al '72; ha esposto a S. Paolo del Brasile, a Bruxelles, a Parigi, a Tokio, al Solomon Guggenheim di New York; dal 1993 è presente alla Galleria d'Arte Moderna di Roma con una sala permanente, così come dal 2005 al Mart di Rovereto.
Un'opera di Consagra si può ammirare anche passeggiando per le vie di Roma, a Largo di S. Susanna: è una scultura in marmo alta oltre cinque metri, dedicata a “Giano”. Egli
”vedeva qualcosa di più del grande quadro e della scultura, vedeva una trasformazione dell'architettura e del mondo, della città e dell'uomo”(Massimo Mattioli).



 






Pietro Consagra: "Giano",
marmo, 1997
(h. m.5). Roma







Pietro Consagra: "Giano"







P. Consagra: Giano (part.)