Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Mag./giu. 2006, n. 3
ARTinFORMA 

RESTAURI E...DINTORNI


Leonardo: La Vergine delle rocce di Londra.
di Alessandra Berruti



Non una replica, ma una variazione sul tema.

Meritatamente eccezionale l'afflusso di visitatori alla tredicesima edizione de “ il Salone dell'Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni culturali e Ambientali”, tenutosi a Ferrara nei padiglioni della Fiera dal 30 marzo al 2 aprile scorsi. L'atmosfera era veramente coinvolgente: in giro per i numerosi stand, le 10 mostre e le 115 sale, tra convegni ed incontri d'altissimo livello, ci si poteva imbattere non solo in esperti nel settore del restauro, ma anche in un vasto pubblico composto sia da giovani studiosi che da sovrintendenti e direttori museali. Affascinata ed eccitata da questa iniziativa, ho seguito il convegno su “ Leonardo – grandi sorprese dalla riflettografia IR sulla Vergine delle rocce di Londra”. Dopo pochi minuti dall'inizio della conferenza,il Soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, Cristina Acidini, presenta al pubblico Luke Syson, curatore della Pittura italiana rinascimentale per la National Gallery di Londra ed autore del magistrale saggio : “Leonardo da Vinci's use of Underdrawing in the virgin of the rocks in the National Gallery and St. Jerome in the Vatican.”
Con un delizioso italiano, il Professore ha affascinato la platea, esponendo in maniera molto diretta e chiara uno dei misteri della storia dell'Arte: le due versioni della "Vergine delle rocce" di Leonardo, quella del Louvre e quella della National Gallery, il loro enigmatico rapporto, la storia del dipinto di Londra e la sua autenticità. Verso la fine della sua relazione, affaticato dall'esposizione puntuale in una lingua per lui non certo facilissima, lo studioso si lascia andare ad un momento d'entusiasmo, ribadendo: “Underdrawing, mi piace molto questa parola!”, riferendosi al termine inglese scelto per individuare al disotto del dipinto (con la riflettografia ad infrarosso) non solo tracce di grafismi, eventuali firme o pentimenti, ma anche il primo tracciato, le acquerellature ed ogni ipotesi disegnativa, poi scartata nella redazione finale. La traduzione italiana del termine si limiterebbe al riduttivo: "disegno sottostante”!
Conclusa l'affascinante esposizione, Luke Syson viene intrattenuto da numerose persone, desiderose di approfondire l'argomento e nonostante l'evidente stanchezza, concede ad Ars et Furor un'intervista.

D: Complimenti per la sua passione e per l' entusiasmo che trapela dal suo interessante studio. Dunque, secondo la sua ipotesi, possiamo affermare che La Vergine delle rocce di Londra sia per 2/3 di mano di Leonardo e per quanto riguarda lo sfondo una rielaborazione del cartone originario, da parte di un collaboratore del Maestro?
Luke Syson: Sì, penso che successivamente alla vendita della prima versione dell'opera, i frati francescani committenti del dipinto abbiano deciso che, essendo rimasta una pala d'altare priva del quadro, avrebbero dovuto necessariamnente rivolgersi a Leonardo ed ai suoi collaboratori per avere un analogo dipinto. Ovviamente la cosa interessante è che la Confraternita abbia voluto una replica della prima Vergine, nonostante sia ora noto che Leonardo abbia cercato di variarne i particolari, come la testa di S. Giovannino, la figura di Gesù, il gesto dell'angelo, insomma apportare cambiamenti e novità rispetto alla prima redazione.

D: Le somiglianze d'impostazione con la prima versione deriverebbero, quindi, soltanto dalla volontà della Confraternita di avere una replica dell'opera e non da una decisione autonoma di Leonardo, che, com'è noto, era uno sperimentatore infaticabile?
R: Si, ma questa deve rimanere per forza un'ipotesi, perché mancano i documenti di supporto. Io penso che il quadro fosse comunque quasi finito e qualcuno, o meglio Ambrogio De Predis, sia intervenuto nelle parti più ovvie, che comunque andavano ultimate perché non potevano essere lasciate incompiute, come, ad esempio la zona delle rocce.

D: La sua ipotesi, professore, è doppiamente interessante perché, fino ad oggi, la versione della tavola di Londra è stata considerata come una replica di minore intensità figurativa rispetto a quella del Louvre. Invece Lei afferma che questa è un' opera di Leonardo altrettanto geniale, da valutare nuovamente e con spirito diverso!
R: Infatti, Lui ha ripensato quasi tutto: la posizione delle mani, l'atteggiamento dei visi, i capelli, il tralice delle figure, i trapassi di luce..., forse possiamo definirla una splendida "variazione" sul tema!
Dobbiamo quindi ringraziare l'Underdrawing , che risulta differente per le due versioni della Vergine delle rocce: due “disegni” distinti quindi, e numerosi ripensamenti, rivelati grazie allo scanner per la riflettografia IR (infrarosso), in dotazione alla National Gallery.


Ma cosa sappiamo di questa seconda, meravigliosa “ variazione sul tema”?
Le prime notizie risalgono al 25 aprile 1483, data in cui ci fu la stipula del contratto. La Confraternita dell'immacolata Concezione è interessata ad un gruppo di dipinti per la chiesa di S. Francesco Grande a Milano, tra i quali quella che chiamiamo la Vergine delle rocce, pensata per la parte centrale di un'ancona, nella cappella dell'Immacolata.
Numerosi sono stati fino ad oggi i dubbi sulle diverse datazioni attribuite, ma negli ultimi 30 anni si è convenuto che la versione del Louvre, la prima autografa di Leonardo, sia stata dipinta nei primi anni 80 del 1400, e poi venduta ad altri, in accordo con il suo collaboratore Ambrogio De Predis, dopo una controversia con la Confraternita a causa dei ritardati pagamenti.
Secondo l'interpretazione più diffusa, quindi, Leonardo ed Ambrogio De Predis avrebbero poi chiarito con la Confraternita e, in un momento non ben identificato, dipinto una seconda versione del dipinto, in sostituzione del precedente, conservata oggi alla National Gallery.
Da un documento dell'aprile 1506, però, in merito ad un pagamento, risulta che anche a causa della lunga assenza di Leonardo da Milano, la tavola non era ancora completata, il che avrebbe convinto il Maestro ad utilizzare i suoi collaboratori per la finitura dell'opera. La lunga vertenza si concluse solo due anni più tardi.
Dalle numerose indagini riflettografiche sull'opera londinese risulta che il primitivo disegno, poi abbandonato, fu applicato direttamente sulla superficie del gesso con un medium che contiene carbonio nero vegetale; un'imprimitura grigio chiara ,costituita da bianco di piombo con particelle di nero di carbone, fu poi stesa sul primo disegno e su questa disegnata l'attuale versione.
L' indagine approfondita, voluta dalla National Gallery nell'aprile 2005, è stata eseguita da un eccezionale gruppo di lavoro, composto dallo stesso Luke Syson, Larry Keith, Rachel Billinge, Ashok Roy e dagli italiani Luca Pezzati e Pasquale Poggi del gruppo Beni Culturali, INOA- CNR, da Roberto Bellucci e Cecilia Frosinini, capo restauratore e vicedirettore del Settore dipinti dell'OPD. E' importante ricordare che gli Inglesi, pur possedendo una tecnologia d'avanguardia (il cosiddetto “ Scanner VASARI”), abbiano richiesto l'apporto della tecnologia italiana e la collaborazione scientifica dell' INOA (Istituto Nazionale di Ottica Applicata-CNR di Firenze) e dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
La ricerca, di enorme valore storico-filologico ed artistico, troverà il suo compimento quando sarà possibile effettuare lo stesso tipo di indagine sulla Vergine delle rocce esposta al Louvre, dalla cui comparazione potrà scaturire un'inedita ed assolutamente affascinante pagina della storia dell'arte.
 




Cecilia Frosinini (OPD) e Luke Syson al Convegno di Ferrara





Intervista a Luke Syson, Direttore della sezione Pittura Italiana della National Gallery di Londra








Leonardo: Vergine delle rocce, tavola Natinal Gallery, Londra








Elaborazione informatica del II underdrawing, da "Kermes"








Vergine delle rocce: S.Giovannino




I° underdrawing del dipinto
Il prof. Syson durante l'intervista
Lo scanner IR (infrarosso) INOA


Si ringrazia la rivista Kermes (Nardini Editore) per l'utilizzo delle immagini relative all'opera di Leonardo.