Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Sett./ott. 2006, n. 5
ARTinFORMA 

RESTAURI E...DINTORNI


Il Lupanare di Pompei
di Francesca Secchi


Pompei: affreschi erotici del Lupanare

 


“Percorrendo questa città di morti, pensavo: rifare i tetti, i soffitti, i pavimenti e le finestre per impedire la rovina degli affreschi e dei muri, rialzare la cinta della città, chiuderne le porte, porvi a guardia un corpo di soldati e alcuni esperti di antichità. Non sarebbe questo il più meraviglioso museo della terra?”. Così annotava lo scrittore e viaggiatore Renè de Chateaubriand nei suoi diari nel








Affreschi del Lupanare

1826, durante l'epoca del Grand Tour che portava in Italia intellettuali da tutto il mondo. Tra le tappe di questo viaggio, riservato a pochi, immancabile era la visita a Pompei, venuta alla luce da meno di un secolo, nel 1748. Rovine silenziose, grandi piazze, vicoli e frammenti di edifici che un tempo conobbero la vita, vegliata dall'incombente presenza del Vesuvio e da esso stesso bruscamente interrotta con la terribile eruzione del 79 d.C. Città affascinante e misteriosa, non ancora totalmente portata alla luce: di 66 ettari, solo 44 sono stati scavati ed appena 15 sono oggi visitabili.


Ambienti del Lupanare restaurato
  Non più tappa elitaria, oggi la città romana è visitata da due milioni di turisti ogni anno, che inevitabilmente si riversano in massa sempre lungo gli stessi percorsi, accelerandone il degrado. Proprio per questo motivo la Soprintendenza Archeologica di Pompei ha elaborato una soluzione valida per rallentare l’azione del tempo e per ridare in parte vita a questa fragile città fantasma: restaurare il maggior numero possibile di quartieri e riportare alla luce zone non ancora scavate, distribuendo i visitatori su percorsi tematici diversificati. Il Progetto “Attice”, che il 30 giugno di quest’anno ha permesso la riapertura al pubblico del Lupanare, il sito archeologico forse più visitato di tutta Pompei, è uno tra i primi ed importanti risultati di questa proposta.

Portato alla luce nel 1862 nel nucleo più antico della città, il Lupanare (dal latino “lupa”, ossia prostituta) era il bordello più importante di Pompei e l'unico costruito con questa specifica finalità. E' infatti noto che a Roma, e di conseguenza nelle città conquistate, il fenomeno della prostituzione fosse molto diffuso, tanto che esistevano delle leggi di regolamentazione: le prostitute dovevano essere registrate ed erano obbligate a pagare una tassa; i lupanari potevano essere aperti solo la sera ed erano situati fuori città. Ma già alla fine dell'epoca repubblicana la prostituzione si estese talmente che le case di piacere erano collocate anche all'interno dei centri abitati. Il Lupanare di Pompei è un piccolo edificio costituito da piano terra e primo piano, aventi ingressi indipendenti e collegati da una rampa di scale in legno, dove è stata ritrovata una portata di pasta e fagioli mai consumata. Il pian terreno, destinato alla frequentazione di schiavi o delle classi più modeste, si compone di cinque stanze anguste chiuse da porte in legno e quasi totalmente occupate da letti in muratura, sopra cui era collocato il materasso; le stanze del piano superiore, riservato ad una clientela abbiente, sono più ampie, collegate da un balcone pensile perimetrale ed arredate probabilmente da letti in legno.




L'antica città di Pompei

 

 

Sono tuttavia gli affreschi del piano inferiore ad attirare le visite dei turisti curiosi: i dipinti posti al di sopra degli ingressi delle “cellae meretriciae” (come venivano chiamate le stanze del bordello) illustrano le diverse posizioni erotiche con uno stile popolaresco, privo di ambientazione, ma che ci riporta ai comportamenti sociali e sessuali dell'epoca.

 

Peristilio di una casa pompeiana
Il restauro, iniziato il 4 ottobre del 2004 e durato circa un anno, non è il primo cui sia stato sottoposto l'edificio, che aveva già subito numerosi interventi anche prima dell'eruzione del 79 d.C., a causa dei frequenti terremoti verificatisi negli ultimi anni di esistenza della città vesuviana. Dopo alcuni restauri risalenti al secondo dopoguerra, questo è stato tuttavia il primo intervento completo, sia sulle strutture architettoniche che sugli apparati decorativi. Immaginiamo folle di turisti che si accalcano disordinatamente all'interno di questi spazi ristretti e che, attirati dalle scenette erotiche, spesso urtano inavvertitamente le pareti, producendo danni anche minimi, ma numerosissimi ed irreversibili; senza considerare il degrado che produce il fiato umano sugli affreschi, innalzando la temperatura e l'umidità di un ambiente piccolo e chiuso.
Dopo il danneggiamento riportato su uno dei dipinti nell'agosto del 2002, quando una pittura “porno” del famoso postribolo aveva iniziato a perdere pezzi, forse per il gesto di uno squilibrato o per il cattivo stato di conservazione, un intervento di restauro era risultato assolutamente necessario. Il Progetto Attice, finanziato dalla Compagnia S. Paolo di Torino, ha visto la stretta collaborazione di architetti, strutturisti e restauratori ed è stato eseguito sulla linea di una regolamentazione del flusso di visitatori in funzione del controllo delle superfici affrescate.
 


Pompei: interno di bottega

A tale scopo è stato installato un sistema di monitoraggio con sensori a raggi infrarossi, per consentire l'ingresso di non più di dieci visitatori alla volta, unitamente ad altre apparecchiature per il rilevamento dei valori di umidità relativa, temperatura dell'ambiente e delle superfici affrescate e percentuale di anidride carbonica prodotta dal respiro umano la quale, condensandosi, si deposita sulle pareti corrodendo l'intonaco. Allo stesso progetto, che prevede la messa in sicurezza dell'intero quartiere, si deve la riapertura nel dicembre del 2001 delle Terme Suburbane: di età augustea, sono le prime ad essere dotate di spogliatoi in comune, dipinti anch'essi con scene erotiche, da collegare probabilmente ad un'attività di prostituzione esercitata al piano superiore.
Dal primo luglio scorso è possibile, inoltre, accedere alla Casa dell'Ara Massima, scavata all'inizio del Novecento e mai aperta prima d'ora.
Pompei, insomma, sorge lentamente a nuova vita. Tanti sforzi e numerosissimi lavori di restauro sono stati fatti, tanti ancora da fare, ma come non definire la meravigliosa città vesuviana uno dei più stupefacenti musei a cielo aperto del mondo?


Si ringrazia la Soprintendenza archeologica di Pompei per la concessione delle immagini degli affreschi e del lupanare.

 
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