Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno III - Mar./apr. 2007, n. 8
ARTinFORMA 

RESTAURI E...DINTORNI


Il restauro del contemporaneo: un problema aperto
di Francesca Secchi




P.Pascali, maternità, 1964. MACRO Roma

 


A quanti di voi sembra assurdo parlare di restauro dell'arte contemporanea? Alla maggioranza probabilmente, ma è necessario fare alcune importanti considerazioni in merito che, spero, convinceranno del contrario. Molti penseranno che opere create non più di dieci/venti anni fa siano ancora troppo recenti per essere già soggette a problemi conservativi, soprattutto se paragonate, ad esempio, ad un dipinto del Cinquecento. Questa errata opinione è il più delle volte la causa di interventi conservativi non corretti o spesso disastrosi sulle opere contemporanee, delle quali si tende a non considerare il fatto che, nonostante la loro breve vita, sono comunque documenti di particolari momenti storici.
Sostanziali differenze sussistono tra arte antica ed arte contemporanea sia nella forma che nel messaggio dell’opera d’arte.







 P.Pascali, testa di drago, 1966. Vinilico su tela con armatura in legno

La profonda cesura tra passato e presente è innanzitutto nella diversità delle tecniche , che per l'opera d'arte antica sono tradizionali e codificate da numerosi manuali, mentre dall'Ottocento in poi, con l'avvento dell'industrializzazione e dei moderni materiali di sintesi, diventano fortemente sperimentali. Gli artisti iniziano da quel momento a fare spericolati accostamenti di materiali sintetici totalmente nuovi, rompendo con la tradizione attraverso linguaggi spesso provocatori e polemici.L'intento dell'artista non è più rivolto, come in passato, alla durevolezza dei materiali di cui è costituita l'opera, ma al concetto che egli vuole trasmettere al pubblico fruitore: l'opera d'arte antica era concepita per essere trasmessa ai posteri, l'opera d'arte contemporanea è pensata, invece, dall'artista per essere compresa “qui ed ora”, spesso sottovalutando la deperibilità dei materiali impiegati e dando importanza fondamentale alla progettualità.

P.Pascali, Bachi da setola, 1968. Spazzole di fabbricazione industriale
  Il sempre crescente sperimentalismo di materiali e tecniche e la profonda diversità che assume il concetto stesso di opera d'arte nel mondo contemporaneo porta necessariamente ad un differente approccio nei confronti del restauro di opere d'arte a noi coeve e ad una riorganizzazione dei principi cardine della teoria di Cesare Brandi. “Forse a causa di una deformazione prospettica ingenerata dalla parola ‘contemporaneo', che rende difficile avere una prospettiva “storica” su ciò che è assimilato al ‘presente', molti restauri d'arte contemporanea non sono preceduti da un'analisi della struttura fisica, dalla comprensione storico-estetica dell'opera o magari si basano per il riconoscimento della tecnica su descrizioni errate fornite da cataloghi” (1).
Come per il restauro delle opere d'arte antica, anche nel restauro dell'arte di oggi è necessario eseguire uno studio preliminare sulle tecniche esecutive, sulle vicende dell'opera e sui materiali utilizzati.

Su quest'ultimo punto è necessario fare alcune attente valutazioni: l'enorme quantità di materiali sintetici nuovi , che hanno preso piede soprattutto a partire dal boom economico del secondo dopoguerra non solo nella vita quotidiana ma anche di conseguenza in campo artistico, sono ancora adesso poco conosciuti e spesso, ad un esame visivo, simili tra loro. E' opportuno, quindi, identificarne la natura attraverso analisi chimico-fisiche ed indagini di supporto, quali interviste all'artista, qualora egli sia ancora in vita, o ai suoi collaboratori.
Nella infinita varietà di opere che compongono oggi il panorama dell'arte, distinguiamo quelle tradizionali, realizzate ancora con le tecniche classiche, come l'olio o la tempera; accanto a queste, le opere semi-tradizionali, ossia costituite da colori sintetici, acrilici o vinilici. Per queste due tipologie di opere l'approccio alle operazioni di restauro non si discosta metodologicamente dall'intervento sulle opere antiche seppure, trovandosi di fronte a prodotti industriali di cui sono sconosciuti i processi di degrado, è necessario adeguare le tecniche tradizionali di restauro in modo critico, attraverso approfonditi studi, ricerche e documentazioni. Qualora ciò non avvenga, si rischia di snaturare l'opera, con interventi di restauro invasivi e del tutto errati, che modificano totalmente il messaggio dell'artista; ne sono un esempio le finte sculture di Pino Pascali , che hanno subito in passato pesanti interventi di ridipintura per riportare la superficie al bianco originale, ma modificando in tal modo la flessuosità e la texture del tessuto che le caratterizzavano.


G.Anselmo, Scultura che mangia,
1968. Parigi, Centre Pompidou

 

Altra categoria di opere è quella che per forme, materiali e concetti assai si discosta dalle opere tradizionali, come le opere composte da materiali prodotti industrialmente ed assemblati tra loro, le opere di arte cinetica o di videoarte, le installazioni ed infine le opere costituite da materiali facilmente deperibili (elementi vegetali, materiali commestibili, ecc.). Nel caso di questa tipologia è possibile, anzi rispettoso nei confronti dell'intenzionalità dell'artista, applicare un principio del tutto nuovo nel restauro, cioè la sostituzione parziale o totale dell'oggetto , senza per questo metterne in discussione l'autenticità.
La sostituzione è a volte necessaria per mantenere inalterato il concetto dell'opera, come nel caso della scultura di Giovanni Anselmo Senza titolo (Scultura che mangia) , 1968, conservata al Centre Pompidou di Parigi, in cui bisogna quotidianamente cambiare le foglie di insalata perché non si appassiscano, o la sostituzione dei neon che hanno ormai perso funzionalità nelle opere di Mario Merz, o ancora la sostituzione, qualora si alterino o si perdano, degli elementi vegetali come foglie,spine, semi, fiori,



 A.Kiefer, Sol invictus, 1992.
Semi di girasole

paglia che compongono le opere di Anselm Kiefer.
Per l'ultima categoria di opere realizzate con materiali atipici manipolati dall'artista, come la celluloide o le plastiche, o le opere polimateriche, sono ancora in atto studi e ricerche per stabilire quali siano i corretti materiali ed i metodi con i quali intervenire: in tal caso non si può fare altro, per il momento, che rallentarne il degrado attraverso interventi puramente conservativi.
Nonostante sia questa l'epoca del progresso e delle nuove tecnologie, il restauro del contemporaneo è quindi un campo nuovo ed in continua evoluzione: numerosi problemi deontologici e pratici rimangono tuttora aperti.

(1) M.G. Castellano. Il restauro dell'arte contemporanea. L'occhio, la mano e la macchina, pratiche artistiche dell'Ottocento; a cura di S. Bordini. Roma 1999. pag. 148.


D.Gnoli, Ricciolo, 1969. Acrilico e sabbia su tela

 









D.Gnoli, Scarpe da donna, 1969. Acrilico e sabbia su tela

 



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