Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno III- Sett./ott. 2007, n.11
ARTinFORMA 

RESTAURI E...DINTORNI

Andrea Mantegna: la Pala di S. Zeno
Un “minimo intervento” su un'opera massima
di Francesca Secchi




Pala di S. Zeno, 1457-60
  Forse non tutti rammentano che Padova -terra natale del pittore Andrea Mantegna (Isola di Carturo, 1431-Mantova, 1506)- più di altri importanti città come Venezia, Milano o Bologna, è stata la culla del Rinascimento in Italia settentrionale. Già nel ‘300 qui si era sviluppato un movimento di studi sul mondo classico e Padova nel '400 diventa sede della più importante università d'Europa di indirizzo aristotelico e scientifico, nonché punto d'incontro della cultura fiorentina, ferrarese e veneta. In quel fervente clima culturale avviene la formazione del giovane Mantegna, che a Padova ha la possibilità di studiare la Cappella degli Scrovegni di Giotto e le opere che Donatello aveva eseguito durante la sua decennale permanenza nella città. La genialità di Andrea Mantegna è stata quella di saper fondere l'amore per l'antichità classica con i paesaggi lagunari, il gusto per il colore vivo e per le forme plastiche con il tonalismo veneto, gli architettonici scorci prospettici con una natura luminosa ed impressionista.

Il contatto di Mantegna con l'ambiente veneto si spiega attraverso l'intenso scambio artistico con il pittore Giovanni Bellini, a seguito del suo matrimonio con la sorella di quest'ultimo. Ormai affermato a Padova, dove esegue la Cappella Ovetari nella Chiesa degli Eremitani (capolavoro purtroppo perduto a causa di un bombardamento durante la seconda guerra mondiale), nel 1460 Mantegna viene chiamato alla corte di Mantova con la carica di pittore

ufficiale della corte dei Gonzaga. Qui esegue l'opera che lo ha reso forse più celebre, la Camera degli Sposi o Camera Picta (ossia camera dipinta), una sala di rappresentanza all'interno del Palazzo S. Giorgio, interamente affrescata con architetture illusionistiche e con i ritratti della corte di Ludovico Gonzaga. I famosi affreschi sono stati sottoposti ad un recente restauro eseguito nel 1984-86 dall'Istituto Centrale per il Restauro di Roma a causa della preoccupante situazione microclimatica e per i danni procurati dai precedenti interventi di restauro ottocenteschi. Oggi un'altra opera di questo grande artista è oggetto di restauro: la Pala di S. Zeno (1457-59), l'ultima opera eseguita da Mantegna prima del trasferimento alla corte dei Gonzaga e l'unica conservata nel luogo per il quale era destinata, ovvero la Basilica di S. Zeno a Verona. Il trittico (la cui predella con episodi della Passione è stata portata a Parigi nel 1796 da Napoleone ed è conservata al Louvre!), costituito da un pannello centrale con la Vergine in trono e da due pannelli laterali con i santi, non rappresenta tre momenti separati: i personaggi sono collocati per la prima volta all'interno di un unico "spazio prospettico", un'aula rettangolare simile ad un tempio pagano, che prosegue fino alla cornice dorata, composta da pilastri con la funzione di quadriportico. L'attenzione nei confronti di questo capolavoro si è riaccesa in occasione della mostra Mantegna e le arti a Verona 1450-1500 (conclusa con successo il 14 gennaio 2007), che ha celebrato il centenario della morte dell'Artista esponendo, tra le altre opere, la Pala completa della predella, non ancora restaurata ed in


Tavola sn della Pala con I Santi Pietro,
Paolo, Giovanni Evangelista e Zeno









Pala di S. Zeno: particolare della tavola dx con S.Giovanni Battista

preoccupante stato conservativo, dovuto in particolar modo ai danni causati dai precedenti restauri. L'intervento di restauro eseguito nel 1934 da Mauro Pelliccioli era consistito nell'eliminazione delle naturali deformazioni delle tavole attraverso un sistema in uso in quegli anni, detto sverzatura, cioè l'esecuzione di incisioni al cui interno venivano inserite delle “sverzature” o cunei in legno a sezione triangolare, che forzavano il tavolato ad assumere una posizione piana; tale metodo provoca, tuttavia, delle forti tensioni sulla superficie della tavola, che causano sollevamenti e distacchi della pellicola pittorica. Quest'ultima aveva, inoltre, numerosi ritocchi alterati. Anche la meravigliosa cornice lignea presentava delle problematiche: cadute della doratura, porzioni mancanti ed un errato rimontaggio delle varie parti a seguito dei numerosi smontaggi in occasione delle esposizioni. Un attacco di insetti xilofagi interessava sia le tavole che la cornice ed era urgente un intervento di disinfestazione. L’opera è stata perciò “ricoverata” dopo la mostra nei laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze dal gennaio 2007 e vi rimarrà per circa due anni. Il progetto di restauro, coordinato dalla Soprintendenza per il Patrimonio storico- artistico ed etnoantropologico per le province di Verona, Vicenza e Rovigo e dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, con la collaborazione della Direzione dei Civici Musei d’Arte e Monumenti di Verona, è articolato in tre fasi: un intervento sul supporto, un intervento sulla pellicola pittorica ed un intervento sulla cornice dorata.

Si cercherà di dare una maggiore flessibilità al supporto ligneo, poi si interverrà sulla pellicola pittorica sostituendo i ritocchi fuori tono di colore, senza effettuare una pulitura, ora non necessaria; si procederà quindi alla reintegrazione di lacune e parti mancanti della cornice. Il restauro sarà improntato al moderno criterio del minimo intervento, operando cioè soltanto dove necessario per ridurre il più possibile l’invasività. Un minimo intervento che ci permetterà di ammirare entro due anni un’opera straordinaria, tra le più affascinanti del Rinascimento!

Particolare della tavola centrale della Pala, con UV
fluorescenza ritocco



Tavola centrale della Pala, con Sacra conversazione: Madonna col Bambino
in trono fra gli angeli musici e cantori


Si ringrazia l'ufficio stampa Ambra Nepi per la disponibilità delle immagini


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