Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno IV- Giugno/agosto 2008, n.15
ARTinFORMA 

RESTAURI E...DINTORNI

La Madonna del Cardellino di Raffaello: un sapiente, economico restauro
di Francesca Secchi

“Ebbe anco Raffaello amicizia grandissima con Lorenzo Nasi, al quale avendo preso donna in que' giorni dipinse un quadro, nel quale fece fra le gambe alla Nostra Donna un Putto, al quale un San Giovannino tutto lieto porge un uccello con molta festa e piacere dell'uno e dell'altro […].” (da Le Vite di G. Vasari). La storia della celebre Madonna del Cardellino inizia a Firenze, come ci racconta Vasari, nel 1506 quando Raffaello, appena ventitreenne, esegue quest'opera per il mercante Lorenzo Nasi in occasione delle sue nozze con Alessandra Canigiani. Il dipinto ad olio su tavola (107x77 cm) è frutto di una suggestione leonardesca: il giovane Raffaello (Urbino 1483-Roma 1520), giunto a Firenze da Urbino, osserva le opere di Leonardo facendosi




Il dipinto nel 1998, prima del restauro:

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  permeare dal suo stile, senza tuttavia imitarlo.
Ed ecco che, dietro la composizione piramidale leonardesca della Vergine e dei due bambini (1), si apre un meraviglioso sfondo naturalistico: il ponte e le dolci montagne in lontananza sono rese con colori tenui, diversi da quelli vivaci e netti utilizzati fino ad allora, ma anche differenti dalla tecnica dello "sfumato" di Leonardo. “Ma capitò poi male quest'opera l'anno 1548 a dì 17 novembre, quando la casa di Lorenzo insieme con quelle ornatissime e belle degl'eredi di Marco del Nero, per uno smottamento del Monte di San Giorgio rovinarono insieme con altre case vicine (2). Nondimeno, ritrovati i pezzi d'essa fra i calcinacci della rovina, furono da Batista, figliuolo di esso Lorenzo, amorevolissimo dell'arte, fatti rimettere insieme in quel miglior modo che si potesse” (Le Vite di G. Vasari). Da qui iniziano le sventure del dipinto che, a seguito del crollo del palazzotto della famiglia Nasi, si rompe in ben 17 pezzi! Come sappiamo dalle fonti, la preziosa tavola viene probabilmente restaurata dal pittore cinquecentesco Ridolfo del Ghirlandaio, che incollò le varie parti con innumerevoli chiodi e colla.
A questo seguono poi molti altri restauri con cui si tenta di nascondere le fenditure ed i rigonfiamenti dovuti all’incollaggio delle varie porzioni, con la conseguente sovrammissione di vernici e rifacimenti. Finché uno degli ultimi membri della famiglia Medici, il cardinale Giovan Carlo, acquista il dipinto e lo dona alla Galleria degli Uffizi, dove continuano i maldestri
interventi di restauro. Fino al 1998, quando l’opera viene finalmente ricoverata presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze per procedere ad un complesso e laborioso intervento di restauro durato ben 10 anni! Così commenta le condizioni conservative del dipinto l'allora direttore dell’OPD Marco Ciatti: “Era un sandwich di legno, chiodi, colle, colore, vernici sovrapposti da mani diverse nel corso dei secoli”. Il problema grave della famosa tavola non era, infatti, la presenza di numerose ridipinture e rifacimenti delle parti mancanti, come la patina grigiastra che offuscava il meraviglioso azzurro del cielo, bensì l’esistenza di chiodi, collanti e vernici che nascondevano le fessure del legno. L’intervento di restauro vero e proprio è stato preceduto da due anni di approfondite analisi diagnostiche (3) tramite le quali si è riusciti ad identificare le varie fasi della vita del dipinto: la stesura pittorica raffaellesca, il restauro del Ghirlandaio, gli interventi successivi. Dopo questa fase preliminare, si è deciso di non smontare i 17 pezzi, mantenendo quindi l’antico restauro come "intervento storico" ed eliminando, invece, tutti i collanti che nascondevano i vari frammenti.
La successiva fase di pulitura è consistita nella rimozione delle ridipinture e dei rifacimenti presenti in corrispondenza delle fratture e debordanti tuttavia anche sulla superficie pittorica originale. Sono così riemersi i colori brillanti di Raffaello e la vernice originale data dal pittore, conservatasi eccezionalmente sotto gli spessi strati di materiali sovrammessi nel corso dei secoli dai restauratori. La complessità dell’intervento conservativo, curato dalla




Il restauro ha eliminato "le toppe":

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L'opera a restauro ultimato:

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restauratrice Patrizia Rintano, giustifica il tempo impiegato dai professionisti del settore per restituire al pubblico un’opera di tale valore storico-artistico, un’opera-simbolo per l’umanità.
La pulitura è stata condotta in maniera selettiva, asportando i materiali non originali che in alcuni punti avevano raggiunto anche diversi millimetri di spessore. Si è trattato di un lavoro di grande responsabilità che ha portato a risultati sorprendenti: è riemersa la lucentezza del blu lapislazzuli del manto della Madonna, oltre al rosso della veste ed a numerosi dettagli dello sfondo paesaggistico e del prato. Anche la reintegrazione pittorica, effettuata col metodo fiorentino della selezione cromatica, è stata lunga e difficoltosa, in quanto si sono dovute colmare le estese lacune che tagliavano verticalmente il dipinto. Ed è incredibile, oltre che vergognoso, che un lavoro che richieda una tale professionalità e responsabilità venga remunerato con un salario medio statale! Probabilmente se la Madonna del Cardellino fosse stata affidata a restauratori esterni, gli sponsor avrebbero stanziato fondi per milioni di euro!
Aspettiamo ansiosi la metà di settembre per poter ammirare questo straordinario restauro: la Madonna del Cardellino sarà infatti esposta a Roma, al Quirinale, in una mostra organizzata dall'Associazione Civita fino a metà novembre 2008, quando il dipinto ripartirà per la città natale, Firenze, dove tornerà nella sala 26 della Galleria degli Uffizi, dopo una lunga ma necessaria assenza.

note:
(1)Gesù e San Giovannino.
(2) Una frana fece crollare verso l'Arno, presso il Ponte Vecchio, tutta la collina di San Giorgio e le sue case.
(3) Le indagini diagnostiche sono state effettuate dal Laboratorio dell'OPD con la collaborazione dell'ENEA di Roma, dell'Istituto Nazionale di Ottica (INOA) e dall'Istituto di Ricerca sulle Onde Elettromagnetiche (IROE) del CNR di Firenze.

Francesca Secchi è restauratrice diplomata all'ICR di Roma, specializzata in Restauro Pitture.


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