Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno IV- Autunno 2008, n.16
ARTinFORMA 

RESTAURI E...DINTORNI

La necropoli di Tuvixeddu a Cagliari. Distruzione o recupero?
di Francesca Secchi



Probabilmente pochi avranno sentito parlare della necropoli di Tuvixeddu, uno dei siti archeologici più affascinanti e preziosi d'Italia, non per scarso interesse o mancanza di informazione. Purtroppo questa necropoli punico-romana, situata a Cagliari sull'omonimo colle, è chiusa al pubblico, poco studiata, trattata come una discarica! Le tombe rischiano, inoltre, di essere occultate da una cinquantina di palazzi a sei piani e






Cagliari: Il sito archeologico di Tuvixeddu (VI-I sec.a. C.) (foto Alessandro Cani)
  da una strada a scorrimento veloce. Per il momento i cantieri sono bloccati grazie all'intervento del governatore Renato Soru, appoggiato da Italia Nostra, da Legambiente e da molti intellettuali, nella speranza di riuscire a tutelare l'area attraverso la realizzazione di un Parco Archeologico con museo annesso. Rimane aperto tuttavia il dibattito tra la Regione e gli imprenditori che sarebbero disposti a cedere l'area a prezzo di mercato in quanto " lo scambio di aree sembra poco praticabile dal punto di vista legale". Interessi economici da entrambe le parti rischiano quindi di distruggere per sempre questo sito archeologico di tale importanza quanto poco conosciuto, che potrebbe essere fonte di ulteriori conoscenze sulle civiltà fenicia e romana. Ma facciamo un passo indietro nel tempo e percorriamo cronologicamente la storia e le vicende della necropoli. Il sito archeologico si estende sul colle di Tuvixeddu, che in sardo significa “colle dei piccoli fori” (1), così chiamato per la presenza di innumerevoli tombe scavate in verticale nella roccia o direttamente nel terreno.
La necropoli, situata in piena area cittadina a ridosso di Viale Sant'Avendrace, conta più di duemila tombe databili nel periodo compreso tra il VI ed il I secolo a.C. ed è stata utilizzata dai cartaginesi prima e dai romani poi. Le numerose campagne di scavo dell'area, iniziate nel 1855 e terminate nel 1997, hanno rinvenuto soprattutto tombe a pozzo con camera ipogeica scavata nella roccia calcarea.
Questa tipologia sepolcrale è caratterizzata da un pozzo di accesso, profondo anche 10-12 metri, e da una camera di pianta rettangolare con loculi e nicchie alle pareti, queste ultime spesso affrescate con fregi e motivi ornamentali. Le tombe erano inoltre provviste di corredi quali anfore, statuine, gioielli, oggetti di uso comune






Veduta aerea della necropoli (su concessione del Ministero per i Beni e le
Attività Culturali - Soprintendenza per i Beni Archeologici per la Sardegna)

  esposti oggi nel Museo Archeologico di Cagliari. Fin dall'antichità questo sito ha subito numerosi danni, in primo luogo per opera degli stessi romani, i quali scavarono un acquedotto che ha intersecato e distrutto parecchie tombe di età punica.
In seguito, come d'altra parte molti altri siti archeologici, la necropoli è stata depredata e privata di molti preziosi corredi funebri. Arriviamo quindi al dopoguerra, quando per la ricostruzione della città distrutta dai bombardamenti è stata utilizzata la pietra calcarea estratta dal colle di Tuvixeddu per produrre il cemento, creando un vero e proprio canyon lungo alcuni chilometri e distruggendo per sempre molte sepolture. Ma non finisce qui: dal 1997 al 2007 sono state rinvenute oltre 400 tombe situate fuori dall’area archeologica, tombe che mai vedremo perché sono state scoperte durante la costruzione di nuovi palazzi, catalogate e poi ricoperte dal cemento, inglobate nei garage.
Sicuramente, infatti, l’area occupata dalla necropoli è assai più vasta di quella conosciuta e dovrebbe senz’alcun dubbio essere sottoposta a tutela, in attesa di fondi per avviare nuove campagne di scavo e per recuperare e restaurare le tombe già scavate, oggi infestate da cactus, piante di cappero, detriti ed immondizia. E non solo: oltre ad essere un sito archeologico, la necropoli di Tuvixeddu è anche un sito di interesse paesaggistico in quanto dal colle si osserva una splendida vista del golfo di Cagliari e dello stagno di Santa Gilla. Continuando a seguire attentamente le travagliate vicende della necropoli, ci auguriamo che venga salvata dalla distruzione, adeguatamente valorizzata ed al più presto riaperta al pubblico.

note:
(1)Tuvu: vuoto, cavità.

Francesca Secchi è restauratrice diplomata all'ICR di Roma, specializzata in Restauro Pitture.


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