Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.19 - Maggio-giugno 2009
ARTinFORMA 

RESTAURI E...DINTORNI

La prevenzione antisismica negli edifici storici
di Francesca Secchi


Sono passati poco più di dieci anni dal tragico sisma che provocò il crollo di due vele della Basilica Superiore di S. Francesco d'Assisi e soltanto tre anni dall'inaugurazione della Basilica interamente restaurata: dopo nove lunghi anni di lavori, dal 1997 al 2006, i frammenti ricomposti, o meglio ciò che di essi si è potuto recuperare, possono essere nuovamente ammirati nella loro collocazione originaria (vedi Archivio n.3 mag/giu 2006). Ed eccoci, oggi, a dover un'altra volta fare i conti con i disastrosi effetti del sisma che lo scorso 6 aprile ha fatto




La chiesa di Paganica (L'Aquila)
  tremare la città de L'Aquila e molti paesi limitrofi: gravissimi sono stati i danni al patrimonio culturale ed ancora adesso, dopo quasi venti giorni dal drammatico evento, è in atto la registrazione e la valutazione dell'attuale condizione degli edifici storici e delle opere d'arte in essi custodite. Chi di noi non ha impresso nella mente le immagini, trasmesse numerose volte dalla T V nei giorni del sisma, della Chiesa delle Anime Sante nella piazza principale de L'Aquila, la cui cupola settecentesca è stata completamente sventrata dalle scosse? Sono crollati anche il campanile della Chiesa di S. Bernardino, il cupolino della Chiesa di S. Agostino, il Palazzo della prefettura, dove era conservato l'archivio di Stato, alcune parti del Castello Cinquecentesco, sede del Museo Nazionale d'Abruzzo, la parte terminale del transetto della Basilica di Collemaggio, la cui facciata romanica è rimasta miracolosamente in piedi soltanto grazie ai ponteggi del restauro in corso. A questi si aggiungono i monumenti dei paesi dell'interland aquilano, come la famosa Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio, simbolo del pittoresco borgo medioevale ed ora ridotta ad un cumulo di pietre. Proprio in questi ultimi giorni è salito a 44 il numero degli edifici storici abruzzesi che ha subito danni ingenti e che necessita urgentemente di un intervento di restauro; a questa già lunghissima lista si sommano tutti i monumenti in cui sono stati registrati danni meno importanti, ma che avranno comunque bisogno di interventi di consolidamento. Senza contare l'enorme quantità di affreschi, stucchi, sculture e dipinti contenuti nelle chiese, molti andati perduti, molti altri da restaurare; ed
ancora le opere mobili quali dipinti, sculture, reperti archeologici conservati all'interno dei musei ed annessi depositi, che hanno bisogno di essere custodite momentaneamente in ambienti più sicuri, restaurate se necessario, e quindi ricollocate dopo che l'edificio sarà di nuovo in grado di ospitarle. Si prospettano quindi, ancora più che per il terremoto in Umbria data la gravità dei danni, lunghi anni di ricostruzione e di restauri del patrimonio storico-artistico interessato da quest'ultimo evento sismico; ne deriveranno problemi di ordine pratico, ma anche di natura deontologica se si considera, ad esempio, il tema relativo ai criteri di ricostruzione
delle parti degli edifici storici crollate: se e come ricostruire per non incorrere nel “falso storico”. Preso atto di ciò, ci chiediamo: danni così ingenti al nostro patrimonio edilizio storico potevano essere evitati o, quantomeno, attenuati? Esistono norme e metodi di protezione dei monumenti dal rischio sismico? La risposta è, purtroppo, affermativa. L'Istituto Centrale per il Restauro di Roma (oggi Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro), a seguito del terremoto in Irpinia del 1980, ha elaborato nel 1983 in collaborazione con il CNR un documento ed una mostra circa “La protezione del patrimonio monumentale dal rischio sismico - Termini del problema” ; questo testo, seppure risalente ad oltre vent'anni fa, è ancora oggi estremamente attuale e sarebbe bene tenerlo in considerazione constatando che all'Italia, un Paese ad alto rischio sismico, appartiene più di 1/3 del patrimonio artistico mondiale. La pubblicazione è articolata in diversi punti, primo fra tutti la catalogazione dei terremoti avvenuti in Italia dall'anno 1000 al 1975: dopo aver preso atto del regolare accadimento di eventi sismici nel nostro Paese, si rende necessaria una politica di prevenzione ed una “cultura della conservazione” attuabili con risorse economiche non esorbitanti. Ne segue l’individuazione delle aree interessate dal rischio sismico e la classificazione delle stesse in base al livello di rischio (alto, medio o basso); questa “Carta preliminare del rischio” è fondamentale per identificare i monumenti presenti in tali aree, stilando successivamente un “piano nazionale di  
I danni del sisma a Paganica
adeguamento antisismico”. Il piano stabilisce lo stato di conservazione attuale (stato di fatto) dei monumenti, il quadro di priorità ed i criteri di intervento; si tratterebbe di interventi da ripartire per motivi tecnici in circa vent’anni e quindi economicamente sostenibili dall’Amministrazione competente. Per quanto riguarda le tecniche di adeguamento antisismico, è necessario tenere conto che “ogni intervento di adeguamento antisismico di un monumento deve essere eseguito, come qualsiasi altro tipo di restauro e consolidamento, nel rispetto dei valori storico-architettonici e dei materiali originari. Finalità degli interventi di adeguamento è di conferire al



Lo squarcio nella facciata della chiesa di Paganica
  monumento condizioni statiche superiori, e di migliorare il comportamento dell’intera struttura aumentandone la resistenza alle azioni sismiche”. Tra i metodi di intervento citati nel documento del 1983 abbiamo l'iniezione di miscele leganti, l'incamiciatura con intonaco cementizio armato, il rinforzo di solai in legno ed il rinforzo di coperture a tetto e cuciture armate, misure oggi sicuramente superate da più moderne tecnologie. Fondamentale è che questi interventi vengano effettuati da un progettista che abbia uguale livello di conoscenza sia nel campo della storia dell'architettura che in quello della scienza delle costruzioni. Ed è proprio da un disaccordo tra architetti ed ingegneri e dal disinteresse da parte delle autorità competenti che si è dovuto aspettare il 2007 per ottenere una direttiva ministeriale che stabilisca la necessità di compiere una valutazione del rischio sismico e conseguenti interventi sul patrimonio monumentale italiano. Ad oggi, la scheda di valutazione del rischio sismico è stata compilata
solo per una decina di siti, nonostante la direttiva abbia stabilito che il monitoraggio dovrà essere concluso entro il 2010. Ci auguriamo che vengano fissate e seguite delle norme circa criteri e materiali d'intervento di adeguamento antisismico sugli edifici storici e che il nostro Paese sia in futuro in grado di far fronte ad eventi sismici come questo tragico terremoto in Abruzzo, consci del fatto che un edificio storico crollato non sempre potrà essere ricostruito e, nel caso ciò avvenga, sarà sempre una copia di se stesso.

Francesca Secchi è restauratrice diplomata all'ICR di Roma, specializzata in Restauro Pitture.

Le foto sono di Fabio Amicucci


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