Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.19 - Maggio-giugno 2009
ARTinFORMA 
RESTAURI E ... DINTORNI

Soffiare via la polvere
di Alessandra Berruti


Chiedi alla polvere e non avrai risposte; perchè nella polvere
non cresce nulla, dalla furia cieca non nasce niente. Dopo, si può solo ricominciare,
insieme soffiare via la polvere e sperare di trovare pace.

( dedicato ai ragazzi della Casa dello Studente de L'Aquila)



Lo sventramento della cupola della  Chiesa delle Anime Sante a L'Aquila



Una disgrazia senza eguali, una sciagura che tocca l’Italia intera, una tragedia che sarà impossibile dimenticare.

E' la notte del 6 aprile quando la terra trema in quasi tutto l'Abruzzo. Il resto d'Italia dorme, tranne quei pochi che si sono svegliati anche loro alle 3.30 del mattino per le scosse arrivate perfino all'interno delle loro case lontane dal sisma.

Silenzio è quello che regna su L'Aquila e nella sua provincia, dopo le urla di terrore e il pianto della disperazione.

Non ci sono parole per descrivere l’immane disastro che ha colpito il territorio dell’Abruzzo durante quella notte. All’alba la notizia è già sulla bocca di tutti, ma è presto per i telegiornali; bisogna aspettare la tarda mattinata per incominciare a sentire le prime cifre: 20, 40,70, centinaia i morti, più di ventimila gli sfollati.

Il primo pensiero è per le vittime, per i tantissimi giovani e per gli studenti sepolti nel crollo della Casa dello Studente, in via XX Settembre. Poi si pensa alla mancanza dei generi di prima necessità, all'organizzazione generale, ai rifugi di primo soccorso. C'è bisogno di volontari, di coraggio da donare a chi ha perso famigliari, conoscenti, amici, figli... la propria casa. E c'è chi ha perso tutto.

Le campane delle chiese giacciono a terra avvolte dalla polvere che sembra voler rimanere lì per sempre. Non suoneranno più perchè la torre che le sorreggeva è caduta su se stessa, perchè le mura sono crollate, perchè non vi può essere suono sulla desolazione di paesi interi che non esistono più, sulle macerie di gran parte dei più bei monumenti artistici dell’ Abruzzo. Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, sen. Sandro Bondi, ha elaborato la lista dei quarantaquattro monumenti, gravemente danneggiati, tra cui:
- Santa Maria a Paganica: crollo della cupola e di parte del soffitto, distacco di mattoni dalla parte superiore della facciata e di un elemento in pietra dal portale. Salva la statua della Madonna con Bambino nella lunetta, ma l’interno è sepolto da macerie.
- San Pietro di Coppito: crollate parte della facciata e la parte superiore del campanile, quella in muratura, che è franata sul tetto sfondandolo.
 
La chiesa dell'Immacolata a Paganica
- Basilica di San Bernardino: hanno ceduto gli elementi in marmo della facciata (pochi, due o tre per fortuna, e sembra si tratti solo (?)di schegge delle colonne e della decorazione). Invece gravi le lesioni alla cupola; crollata parte del campanile ed ancora ignoti i danni all'interno, non più agibile.
- Basilica di Collemaggio: la facciata è stata “salvata” dal ponteggio per i restauri in corso, ma è crollata una parte del tetto della zona absidale. Fortunatamente la tomba di Celestino V è intatta.


Il Campanile della chiesa dell'Immacolata a Paganica

-La chiesa delle Anime Sante, in piazza Duomo, invece, non ha più la settecentesca e bellissima cupola.
Apparentemente l’unica chiesa che non risulti danneggiata è proprio il Duomo de L’Aquila, mentre sulla piazza antistante la pavimentazione in porfido è completamente in dislivello.
In momenti come questi, quando i pensieri primari sono certamente altri, sembra quasi illogico interrogarsi sui danni subiti dalle opere d’arte. Ma nel lavoro di restauro “soffiare via la polvere” non indica solo un atto di pulizia, ma un’ operazione da compiere con grande delicatezza per riportare alla superficie e agli occhi di tutti quello che sotto la polvere si nascondeva. E sotto la polvere dei crolli, a L’Aquila, non vi sono solo i fantasmi di antiche mura, ma lo spirito, l’animo, la memoria e la storia di un’intera popolazione. Ed è quello che va ricostruito per poter ridare ai sopravissuti, quando possibile, la chiesa dove si sono sposati, il fonte dove hanno battezzato i loro figli, la visione dei luoghi che li hanno accompagnati sin dalla nascita.
Per questo sono partite dall'Italia e dall'estero ingenti donazioni per il recupero dei beni culturali dell'intero territorio abruzzese. 
Dal momento in cui i fondi risulteranno sufficienti e i tempi adeguati, si potrà incominciare; ma ora il problema si sposta su un altro fronte: come restaurare?
Per meglio dire, come ricostruire ciò che abbiamo perso? Sarà opportuno riportare tutto come appariva prima del disastro, costruendo dei “falsi”, o sarebbe meglio abbandonare l’antico progetto per un’opera più moderna e adatta a sopportare altri eventuali sismi?
La base da cui partire è il concetto che il restauro è prima di tutto un atto culturale, perché ripristinare un edificio antico non significa solo “ripararlo”, ma rispettare quei valori e quei vincoli che il passato ci ha consegnato, significa incidere su un bene in maniera compatibile con la sua storia e, quando necessario, prendere decisioni coraggiose che possano garantire un futuro ad opere architettoniche irripetibili. Quando i danni comprendono quasi la totalità dell’edificio, il rispetto di questi concetti diviene sempre più complicato; ecco perché bisogna avere una rigorosa attenzione teorica e soprattutto storica quando si inizia ad operare su di un bene culturale. La bellezza delle chiese e dei palazzi medioevali che arricchivano L’Aquila e la sua provincia non sono di certo sostituibili da nessun tipo di nuova struttura che non porti con sé lo stesso insostituibile bagaglio di storia e di fascino. Ancora più lontana l’ipotesi di poter sostituire tali meraviglie con strutture fredde e stereotipate, come mostrano molte città in questi ultimi decenni.
 
Gli sventramenti del sisma
Quando i danni interessano solo una parte dell'architettura, le operazioni di restauro, di certo indispensabili per motivi di stabilità, prevedono un'integrazione realizzata con chiari segni di distinzione rispetto alle parti originali. Ciò per evitare falsi storici in primis, in secondo luogo per permettere ai posteri di conoscere la storia di quel monumento ed infine per non dimenticare mai ciò che è accaduto e quanto si è perso. Discussione difficile e controversa; forse sarebbe giusto lasciare l'ultima parola a chi, con sensibilità, esperienza e grande competenza, questi interrogativi se li è posti più di 40 anni fa:
”… se invece gli elementi scomparsi siano stati in sé opera d’arte, allora è assolutamente da escludersi che possano ricostruirsi come copie. L’ambiente dovrà essere ricostituito in base ai dati spaziali, non a quelli formali, del monumento scomparso. Così si doveva ricostruire un campanile a San Marco a Venezia, ma NON IL campanile: così si doveva ricostruire un ponte, a Santa Trinità, ma NON il ponte degli Ammannati” ( Cesare Brandi, Teoria del restauro,1977)

L'abbazia di S.Clemente a Casauria e i danni del sisma
 
L'abbazia integra, prima dei crolli


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