Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.20 - Luglio-settembre 2009
ARTinFORMA 

RESTAURI E...DINTORNI

Matera: il restauro dei Sassi e delle chiese rupestri
di Francesca Secchi



È davvero una città bellissima, pittoresca e impressionante.
Carlo Levi, "Cristo si è fermato a Eboli" (1945)


Matera: veduta notturna del Sasso Barisano dalla Civita



Il Duomo materano
 
Si ha la sensazione di essere all'interno di un presepe quando, al calar della sera, innumerevoli luci si accendono ed illuminano le abitazioni, addossate le une sulle altre in un fitto dedalo di viuzze e stradine scoscese, che si arrampicano sulla roccia del promontorio.
“Chiunque visita Matera non può non restarne colpito, tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza”. Con queste parole e con un brano del suo celebre romanzo Cristo si è fermato a Eboli (1945), Carlo Levi ci descrive il capoluogo lucano: “ Questi coni rovesciati, questi imbuti, si chiamano Sassi : Sasso Caveoso e Sasso Barisano. Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l'inferno di Dante […]”. Quartieri scavati nella roccia.
La città di Matera sorge su un promontorio roccioso, la Civita, circondato da due valli, occupate dal Sasso Caveoso e dal Sasso Barisano, a ridosso di un vero e proprio canyon dove scorre il torrente Gravina. Si tratta di roccia sedimentaria, la calcarenite (denominata localmente tufo), molto friabile, che ha permesso la formazione naturale di grotte e favorito l’insediamento umano fin dal Paleolitico. L’uomo ha quindi sfruttato la conformazione del territorio ampliando le cavità e creando nei secoli una fitta rete di cunicoli sovrapposti gli uni sugli altri sui
fianchi del promontorio, fino a dieci piani: in molti casi si tratta di ambienti totalmente ipogei, cui si accede da botole; altre case hanno l’accesso dal piano stradale, altre ancora hanno un ingresso sopraelevato e solo il 10% è interamente costruito. “Queste facciate finte, per l'inclinazione della costiera, sorgono in basso a filo del monte, e in alto sporgono un poco: in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade, e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelle di sotto” (C.Levi, "Cristo si è fermato a Eboli").


Le grotte naturali


Questo tessuto urbano di grotte, conosciute come Sassi , costituito da 3.012 abitazioni (dove vivevano circa 18.000 persone) e 80 chiese (senza contare le oltre 100 chiese rupestri disseminate nell'altopiano murgico materano!), ha funzionato perfettamente fino al 1700 grazie ad un efficiente sistema di raccolta (cisterne) e ad una distribuzione delle acque che sfruttava la pendenza del terreno. Il decadimento dell'economia contadina e la costruzione di palazzi settecenteschi, edificati interrando numerose cisterne, vicinati e giardini terrazzati, dà inizio al progressivo degradamento della vita nei rioni Sassi. Con l'intervento fascista del 1936, che vede la realizzazione di una strada di collegamento tra i due Sassi, costruita interrando i due torrenti fondamentali all'antico sistema di raccolta idrica, la vita degli abitanti dei rioni peggiora inesorabilmente: è necessario a questo punto attingere ai sistemi moderni di approvvigionamento delle acque, in questa zona molto carenti. I materani sono, da quel momento, sprovvisti di acquedotto e di una rete fognaria. A seguito della seconda guerra mondiale, con lo spopolamento delle campagne verso la città, il numero degli abitanti dei Sassi aumenta in maniera spropositata: i vicinati vengono divisi in più nuclei familiari e persino le grotte prima utilizzate come cantine o cisterne vengono adattate a case. “Dentro quei buchi neri, dalle pareti di terra, vedevo i letti, le misere suppellettili, i cenci stesi. Sul pavimento stavano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali. Ogni famiglia ha, in genere, una sola di quelle grotte per tutta abitazione e ci dormono tutti insieme, uomini, donne, bambini e bestie. Così vivono ventimila persone” ("Cristo si è fermato a Eboli ").

 
Vicolo  del Sasso Barisano

Constatate le pessime condizioni igieniche delle case-grotta e l'altissima mortalità infantile, Alcide De Gasperi redige nel 1952 una legge sullo sfollamento dei Sassi e il trasferimento degli abitanti in nuovi quartieri popolari. I Sassi vengono definiti “vergogna nazionale” e gli abitanti sono costretti ad abbandonare le proprie case, che vengono espropriate dallo Stato, diventando proprietà demaniale. Questa massiccia operazione di sfollamento, se necessaria nei casi di inabitabilità di circa la metà dei Sassi, non era in alcun modo giustificata per l'altra metà delle case-grotta e di alcuni palazzi monumentali in buono stato conservativo, che potevano facilmente essere riadattatati tramite interventi di recupero con l'introduzione di servizi efficienti. Concluso negli anni '60 lo sgombramento dei rioni, l'antico tessuto urbano di Matera sarà abbandonato al degrado per molti anni.





Vicolo del Sasso Barisano
  Bisogna arrivare al 1986 per la prima legge di conservazione e recupero dei Sassi , che prevede la concessione per 99 anni di un nucleo abitativo in cambio della ristrutturazione con sovvenzionamenti da parte dello Stato dal 40% al 60%: seguiranno opere di risanamento molto invasive, con consolidamenti delle strutture tramite colate di cemento che riempiranno cunicoli e cisterne, oltre ad appesantire notevolmente la leggera roccia calcarea; verranno aperte finestre alterando l'originaria conformazione dei Sassi ed introducendo pesanti architravi in cemento armato; saranno provocati gravi danni agli ambienti ipogei, molti dei quali riempiti da detriti di cantiere. Dopo molti decenni ed interventi sbagliati, nel 1993 viene finalmente riconosciuto il valore storico-artistico di Matera, dichiarata dall'UNESCO Patrimonio Mondiale dell'Umanità. È del 1996 il corso internazionale tenuto dall'ICCROM a Matera per sensibilizzare l'Ufficio Sassi e l'edilizia locale ai corretti metodi di recupero e per un monitoraggio degli stessi. Proprio nell'anno in corso è stata, inoltre, creata nel Capoluogo lucano una nuova sede dell'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (la cui sede centrale è a Roma), per la formazione di nuove figure professionali.

Conservazione e recupero del tessuto dei Sassi non significa un ritorno alle condizioni passate, bensì restauro e manutenzione tramite lo studio di moderne tecnologie che portino a nuova vita, dopo decenni di abbandono, queste preistoriche strutture riutilizzando le cisterne, recuperando i giardini pensili, ripopolando l'area. Oggi circa il 40% dei Sassi sono stati recuperati e 3.000 persone sono tornate a viverci.
Da non dimenticare la massiccia presenza delle Chiese rupestri, circa 80 nel tessuto urbano ed oltre 150 nella campagna materana, scavate nella roccia sfruttando le grotte naturali soprattutto nel periodo dell’Alto Medioevo e spesso decorate con splendidi e coloratissimi affreschi. La tipica conformazione del territorio, che con le sue grotte eremitiche porta all’introspezione, ha favorito il diffondersi del culto monastico che qui fu vivo fino al Rinascimento: negli anni ’60 il Circolo "La Scaletta" ha effettuato la prima catalogazione delle chiese rupestri, alcune delle quali sono state restaurate. tuttavia, ancora moltissimi di questi affascinanti luoghi di culto attendono di essere restaurati!


Francesca Secchi è restauratrice, diplomata all'ICR di Roma e specializzata in Restauro Pitture.

Le foto sono della redattrice della rubrica


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