Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.20 - Luglio-settembre 2009
ARTinFORMA 

RESTAURI E...DINTORNI

“La Cappella Paolina, patrimonio dell’umanità o no ?”
di Francesca Secchi



Il 30 giugno 2009, giornata conclusiva dell'Anno Paolino, ha rappresentato una data importantissima nell'ambito del restauro: dopo sette anni di un lungo ed articolato intervento conservativo da parte dell'equipe di restauratori, storici dell'arte ed esperti tecnico-scientifici del Vaticano, è stata inaugurata la Cappella Paolina nei Palazzi Apostolici. Si tratta di un evento di risonanza mondiale, data l'importanza del luogo e dei capolavori che lo costituiscono: la Cappella Paolina è, infatti, il sito identitario del Cattolicesimo in quanto gli affreschi in essa contenuti illustrano episodi della vita dei santi Pietro e Paolo, considerati gli apostoli fondatori della Chiesa.



Affreschi della Cappella Paolina in Vaticano
(Foto Musei Vaticani)
 

Federico Zuccari: Il Battesimo del centurione (part)
(Foto Musei Vaticani)

L'appellativo di “Paolina” non deriva da S. Paolo, bensì da papa Paolo III Farnese, il quale commissiona il progetto architettonico ad Antonio da Sangallo il Giovane (1537-42) e i due affreschi delle pareti lunghe, La Conversione di S. Paolo e La Crocifissione di S. Pietro , a Michelangelo (1542-50). L'artista, giunto ormai nella sua fase matura, è in cattiva salute e porta avanti l'incarico con lunghe interruzioni, per ben otto anni; pur non abbandonando i colori squillanti e metallici della Sistina, carica le figure di ulteriore tensione drammatica,


Lorenzo Sabatini:Guarigione
di S. Paolo (Foto Musei Vaticani)
eliminando quasi totalmente il paesaggio. Non c’è più la bellezza e la perfezione del nudo, sparisce la precisione dei contorni: i personaggi in forte scorcio sbiadiscono in “uno spazio senz’aria, pieno di una luce arida e quasi sabbiosa” (G.C.Argan. Storia dell’arte italiana, vol. 3, Sansoni Ed., Firenze 1977) ; la pennellata sfatta crea un’ “atmosfera densa e affocata che avvolge l’insieme e che dirada nell’indistinto del fondo”, così come si diradano le certezze della fede (M.Calì. Storia dell’arte in Italia. La pittura del Cinquecento, vol. 2, Ed Utet, Torino 2000). Attraverso le osservazioni fatte nel corso del restauro, si è potuto constatare il procedere del Buonarroti per “giornate” piccole, arbitrarie e dalle giunture poco curate, avvalendosi molto spesso del “mezzo fresco” e di stesure “a secco” e modificando talvolta con numerosi pentimenti l’impostazione iniziale, come ad esempio la prospettiva della croce di S. Pietro. Ma la Cappella Paolina è occupata solo per i 2/10 dai capolavori michelangioleschi: all'età di Gregorio XIII i pittori manieristi Federico Zuccari (1580-85) e Lorenzo Sabbatini (1573-76) completano le decorazioni parietali e della volta; sotto Paolo V Borghese la Cappella viene ampliata (1610-17) e successivamente arricchita da una ridondante profusione di stucchi e marmi, stratificatisi nel corso del tempo. La Paolina è oggi un ambiente nel quale architettura, pittura e scultura coesistono e si fondono: lo

Angeli in stucco delle pareti
(Foto Musei Vaticani)
scopo dell’appena ultimato restauro è stato quello di restituire il “contenitore” così come poteva essere ai tempi di Papa Gregorio XIII e Papa Paolo V, cioè tra il 1575 ed il 1620 circa. L'intero apparato decorativo si presentava annerito dai depositi di polveri grasse prodotte dal fumo delle candele; gli stucchi erano inoltre ricoperti dai sette agli undici strati di scialbi in gesso, i primi di colore chiaro e gli ultimi, quelli otto-novecenteschi, di colore bruno (rosso, viola, blu) fino agli ultimi scenografici colpi di pennello color giallo chiaro risalenti all'intervento degli anni '30 e difficile era divenuto percepire la raffinatissima matericità degli affreschi.



Particolare dela pulitura degli stucchi
(Foto Musei Vaticani
  Dopo un lungo periodo finalizzato all'elaborazione del progetto di restauro, durante il quale sono stati effettuati saggi di pulitura ed approfondite indagini diagnostiche per stabilire quale fosse il corretto livello di pulitura a cui fare riferimento, nel 2004 si è dato inizio al grandioso intervento. I dipinti presentavano un differente stato conservativo, ancora ben visibile al termine del restauro: un peggiore stato di conservazione si osserva sulla parete di destra con le storie di S. Paolo che è stata, infatti, esposta alle intemperie fino alla costruzione della facciata della Basilica di S. Pietro ad opera del Maderno, mentre la parete di sinistra con episodi della vita di Pietro, interessata da danni antropici e da errate manutenzioni nel corso dei secoli, presenta una gamma cromatica maggiormente nitida e squillante.
La prima fase di pulitura dei dipinti, realizzata da Maurizio De Luca e Maria Pustka, è consistita nella rimozione dello sporco superficiale con acqua; successivamente è continuata con l'utilizzo di una soluzione al 6% di bicarbonato d’ammonio in grado di rimuovere le sostanze grasse (es: nerofumo delle candele). Molto lunga e laboriosa è stata l’operazione di rimozione delle numerose stuccature e le ridipinture risalenti ai restauri precedenti, durante i quali gli affreschi
venivano illuminati con l’ausilio di candele: per l'asportazione degli schizzi di cera ci si è avvalsi della tecnica laser. Per quanto riguarda gli stucchi, l'asportazione dei vari strati di scialbi è avvenuta meccanicamente e con l'ausilio di ablatori ad ultrasuoni fino allo strato originale, annerito anch'esso dal fumo delle candele.
Posizione originaria ha riacquistato, inoltre, il prezioso altare marmoreo, che prima dell'intervento del '75 aveva un assetto maggiormente arretrato.


Michelangelo: Conversione di Paolo (part.)
(Foto Musei Vaticani)
 

Michelangelo: Crocefissione di Pietro (part.)
(Foto Musei Vaticani)


Gli accesi colori di Michelangelo, che al termine di questo lungo e dispendioso intervento conservativo non “stingono” più, “ora esangui ora aspri e stridenti” (G.C.Argan. Storia dell'arte italiana, vol. 3,Sansoni Ed., Firenze 1977), ma che al contrario hanno ritrovato nuova vita contornati dagli splendidi stucchi bianco ed oro, sono stati ammirati da tantissimi occhi lo scorso 4 luglio durante l'inaugurazione ufficiale da parte di papa Benedetto XVI. La Cappella Paolina, da sempre destinata all'esposizione del Santissimo Sacramento, è luogo di culto riservato al papa ed alla famiglia pontificia e pertanto le sue porte resteranno chiuse ai visitatori: il pubblico dovrà accontentarsi di immagini e documentari, visto che l'opera non sarà visibile, come è stato riferito in conferenza stampa. La preziosa Cappella, che custodisce le ultime pennellate date dal Buonarroti, resterà dunque patrimonio di pochi, nicchia dorata tra le pareti del Vaticano?! Chissà se il grande Maestro approverebbe…



Francesca Secchi è restauratrice, diplomata all'ICR di Roma e specializzata in Restauro Pitture.


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