Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XIII - n.56 - Aprile - giugno 2018
IL COSTUME NEI SECOLI  

DISSERTAZIONI SULLA MODA

DIVINA CREATURA. La donna e la moda nelle arti del secondo Ottocento

di Bruna Condoleo





Divina creatura” è il titolo di una originale e ricca mostra, dove attraverso 60 sculture e dipinti, una sequenza di ventagli d’autore  e un nucleo di preziosi abiti d’epoca, Mariangela Agliati Ruggia, Sergio Rebora, Marialuisa Rizzini, con il coordinamento di Alessandra Brambilla hanno saputo  ricreare e testimoniare, nelle sale espositive della Pinacoteca Züst, a Rancate nel vicino Ticino, la storia del costume femminile in Europa.
Siamo nel secolo XIX e sono anni in cui si consolida il ruolo della donna, molto attenta  al proprio ruolo sociale e alla immagine che contribuiva a veicolarlo, sia attraverso i modi di vivere sia attraverso l’abbigliamento. Dopo la Restaurazione dell'Ancien Regime lo splendido abbigliamento dell’età neoclassica, caratterizzato da una grande semplicità di forme e di dimensioni, già dagli anni '20 dell'800 comincia a trasformarsi e ad arricchirsi di decori, di pellicce, di colori, di gioielli, fino a quando alla metà del secolo si irrigidisce nella zona superiore del corpo  (quasi tornando alla moda settecentesca!) per effetto di busti realizzati con stecche di balena. Le gonne si amplificano sostenute da “crinoline” (cosiddette perché formate da crini di cavallo prima e da gabbie in acciaio poi), facendo dimenticare la parentesi felice della moda napoleonica ispirata all’abito dell’antica Grecia. Anche gli sfarzosi gioielli ottocenteschi, paragonati ai semplici e raffinati preziosi dell'età neoclassica fatti di perle e di cammei, sembrano già lontanissimi nel tempo.


Domenico Induno: Donna allo specchio, 1870, olio su tela, cm 85 x 65 s/c. Collezione privata,Courtesy Enrico Gallerie d'Arte, Milano


Giacomo Grosso: Ritratto di Elena di Savoia-Aosta d'Orléans, 1898, olio su tela, 250 × 137 cm. Venaria Reale, Musei degli Appartamenti Reali, Castello della Mandria



La donna dell'epoca romantica è una figura idealizzata, madre e moglie, fragile e rispondente all'immagine che l'uomo e l'artista hanno di lei: eroina romantica o infelice attrice di amori impossibili, diviene anche una protagonista al di fuori delle pareti domestiche come scrittrice, poetessa, patriota, ispiratrice d’arte.  L'imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III, simbolo di una femminilità tradizionale e borghese, con  i suoi abiti amplissimi e sontuosi detterà legge nella moda di metà secolo e non solo in Francia. Nel 1857, in rue de la Paix, a Parigi, l'inglese Charles Frédérick Worth, sarto preferito dell'Imperatrice, apre un laboratorio di sartoria destinato a divenire famoso, perché può a buon diritto ritenersi il primo luogo ove nasce l'haute couture, l'alta moda come la intendiamo oggi, ovvero un mestiere autonomo, frutto di professionalità, destinato a un'élite di benestanti che desiderano l'esclusività. Gazie all'intensificazione dei figurini e delle riviste femminili, fra cui la famosa “Margherita”, si diffondono anche alle masse borghesi i modelli più in voga e per la moda del busto dovranno passare ancora una cinquantina di anni prima di vedere la sua definitiva scomparsa, attorno al primo decennio del ‘900!


Sartoria ticinese (?), Abito da visita o da passeggio a due pezzi, circa 1898





Vittorio Corcos: Ritratto di Carolina Maraini Sommaruga, 1901, olio su tela, cm 224 x 130. Roma, Fondazione per Istituto Svizzero



Non bisogna tralasciare l’irrompere della fotografia che promuove il diffondersi delle mode, specie nel formato carte de visite dei celebri affiches di Sartorie e Grandi Magazzini, e fa sì che l’”essere alla moda” diventi l’imperativo condiviso nella seconda metà dell’Ottocento dalle donne di pressoché tutti i ceti sociali. In questo periodo si assiste anche a una sempre più rilevante presenza della donna nella società: ella diviene la protagonista della trasformazione culturale, seduttrice e mondana, ma anche  impegnata nel mondo del lavoro, scienziata, suffragetta e rivoluzionaria. Ognuna di queste immagini viene colta dall'arte figurativa con identico interesse e dunque attraverso le opere degli artisti si può ripercorrere la trasformazione  del costume femminile negli ultimi decenni del secolo, quando la linea dell'abito, anche per motivi pratici, si fa più sinuosa, i busti divengono meno rigidi per poi sparire definitivamente. Mentre gli abiti lussuosi  delle donne aristocratiche propongono l'immagine affascinante di una donna desiderosa di sedurre, come le eroine dannunziane o le signore ritratte da Giovanni Boldini, le mises della donna borghese si fanno più essenziali: alla crinolina si sostituisce il faux cul, ovvero un rigonfiamento posteriore del tessuto della gonna a livello dei glutei che arricchisce l’abito senza troppo ingombro per la figura e con migliori proporzioni.






Italo Nunes Vais: Ancora un bacio, 1885 c., olio su tela, cm 105 x 65. Novara, Galleria d'Arte Moderna Paolo e Adele Giannoni





Vittorio Corcos: Le due colombe, 1897, olio su cartone, cm 33,5 x 27 s/c. Collezione privata, Courtesy Enrico Gallerie d'Arte, Milano




L'abbigliamento si adegua alle diverse occasioni della giornata: gli abiti da mattina, bianchi e freschi, con alti colli sostenuti, impreziositi da ruches (Corcos); i colorati vestiti da passeggio o quelli più rigorosi da viaggio (Nunes Vais); le toilettes da sera, fruscianti e laminate con ricami d’oro, con maniche rigonfie e lunghi guanti setosi (Grosso); gli ampi e comodi abiti da thé, con decorazioni orientaleggianti, dai colori vivaci (Carpanetto).  Scollature generose e abiti neri per le donne dell’alta società cosmopolita dipinte da Giovanni Boldini: nelle serate importanti a teatro, nei tabarin, nei casinò, le vesti sono rese più fastose da inserti in tulle e completate da soprabiti bordati di pellicce dal colore contrastante. infine le passeggiate a cavallo o le gite in bicicletta richiedono invece un abbigliamento appropriato, realizzato con tessuti sportivi e caldi.
Presentando assieme ai favolosi abiti d’epoca un nucleo di ventagli firmati da Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Federico Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis, Pompeo Mariani e Pietro Fragiacomo, la Pinacoteca Züst sceglie di illustrare con questa mostra un momento storico importante della storia contemporanea avvalendosi delle testimonianze dei grandi artisti. Ed è soprattutto attraverso il ritratto su commissione che è possibile seguire le rapide evoluzioni dell’abbigliamento femminile: i personaggi effigiati, sia che appartengano all’aristocrazia che alla borghesia, posano per i pittori e gli scultori vestiti e acconciati con attenzione nei confronti dei dettami imposti dalla moda ma anche, assecondando sottili strategie comportamentali, in modo da mostrarsi in sintonia con il proprio preciso ruolo sociale.







Pietro Bouvier: Un dono artistico, circa 1888, olio su tela, 63 × 77 cm, collezione privata, Courtesy Enrico Gallerie d'Arte, Milano





Giovanni Battista Carpanetto: Fiore di vita (Fantasia decorativa) 1902-1903, pastello su carta applicata su tela, 143 × 93,5 × 4 cm. Torino, collezione privata



Spesso i modelli ritratti sono rappresentati da donne simbolo, a cominciare dalla regina d’Italia, Margherita di Savoia, da Elena di Savoia-Aosta d'Orleans, o da figure appartenenti all’aristocrazia internazionale distinte grazie alla propria eleganza, come, per restare nel Cantone Ticino, la contessa Carolina Maraini Sommaruga (1869-1959), filantropa e figura molto importante nella sua epoca, di cui questa mostra ricostruisce nei dettagli l’ambiente in cui viveva (abiti, accessori, mobilio, ma anche opere di celebri artisti che la ritrassero come Marino Marini e Giovanni Boldini).
Negli anni del realismo tra i ritrattisti più significativi si ricordano Domenico e Gerolamo Induno, Eleuterio Pagliano, Mosè Bianchi, Antonio Ciseri, Tranquillo Cremona, Ernesto Fontana, in una mappa che attraversa le regioni d’Italia e travalica il confine elvetico. Negli anni che scivolano verso la fine del secolo non si parla ormai più di fenomeno di moda solo attraverso l’abbigliamento, ma anche attraverso la gestualità, le movenze, la dizione, in una parola: lo stile. Sono interpreti di questo rinnovato ritratto mondano maestri celebrati anche Oltralpe, come Giovanni Boldini,  Vincenzo Vela, Vittorio Corcos, Giacomo Grosso. Accanto al ritratto, negli anni del realismo è la pittura di genere a documentare con efficacia iconografica ed esemplare obbiettività l’evoluzione della moda femminile, ma anche le più diffuse tipizzazioni dei ruoli.


La mostra "DIVINA CREATURA" potrà essere visitata fino al 28 gennaio 2018
Info: PINACOTECA CANTONALE GIOVANNI ZÜST CH 6862 Rancate (Mendrisio), Cantone Ticino, Svizzera




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