Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Gen./feb. 2006, n. 1
INTERFERENZE 

LETTERATURA CINEMA TEATRO


Modigliani: lo sguardo interiore
di Marina Turco

 

La rubrica fornisce un' informazione inedita su inesplorate angolazioni di artisti, scrittori, registi, offrendo nuove chiavi di lettura delle loro personalità.


1906. Nubi oscure coprono il cielo di Parigi. Qualche goccia di pioggia (a
Parigi piove quasi sempre) inizia a picchiettare sui tetti e sulle strade
della Ville Lumière, ancora circonfusa dai fulgori della Belle Epoque.
Modì passeggia al riparo di un vecchio ombrello nero, lo stesso sotto cui portava a braccetto le grazie della signorina Anna Achmotova, quando, seduti su di una panchina dei Giardini di Lussemburgo, i due recitavano all'unisono i versi di Paul Verlaine.

Atelier di Place J.B. Clement: Modì dipinge una prostituta di Montmartre,
Elvira, detta "La Quinque", pronto ad infrangere tutti i tabù della borghesia benpensante. Alcool e droghe per concepire straordinarie combinazioni di colore, egli ammette. Avrebbero poi danzato nudi nella piazza sottostante lo studio, soggiunge maliziosamente, dopo un buon bicchiere di vino, una certa Gabrielle D. Eccolo dunque al Cafè de la Rotonde a barattare i suoi disegni in cambio di un bicchiere di assenzio o a presentarli ad un tizio preso a bersaglio in segreto, da un angolo della caffetteria. Ubriaco fradicio, sembra che una notte si sia addormentato in un bidone della spazzatura, un'altra si sia pigramente appisolato sulle scale della chiesa di Alesia.
Jacques Lipchitz, lo scultore suo amico, se lo è visto arrivare a casa alle tre del mattino reclamando un libro di François Villon; rimane poi lì a declamarne a gran voce i versi fino al mattino. "Brutto feroce e ingordo", a primo impatto ha l'ardire di definirlo Beatrice Hasting, stravagante giornalista di origine inglese, che si aggira per le strade di Parigi recando con sé un cestino di anatre starnazzanti ed indossando vistosi cappelli (nel '43 la donna si suicidò stringendo a sé il suo topolino bianco!). Le porte del 53 di Rue Montparnase, domicilio della Hasting, si spalancano a Modì e ad un iniziale entusiasmo, trascorso il quale però, tra i due… volano sberle.
Modì è irrequieto e pieno di vigore, aggredisce la vita che sente sfuggirgli e non è nemmeno in buona salute, dettaglio che sembra del tutto ignorare.
Questa angustia sotterranea che il pittore abilmente soffoca chiama in questione un immeritato dono ereditario della famiglia materna dei Garsin. Modì è malato di una lesione polmonare e di tubercolosi.
Rallentiamo il ritmo serrato di queste immagini per qualche divagazione.
Così raccontava l'Achmotova, con la quale l'artista ebbe un intenso ma breve flirt nel 1910, nel libro Le rose di Modigliani ,".. il futuro che, com'è noto, getta la sua ombra molto prima di attuarsi, batteva alla finestra, si nascondeva dietro i lampioni, intersecava i sogni e spaventava, con la terribile Parigi baudelairiana che si nascondeva in qualche posto lì accanto. E tutto il divino scintillava in Modigliani solo attraverso una tenebra".
L'ombra c'era già, ma non era in qualche posto geografico della città nemmeno metaforicamente: essa si ergeva al di là delle morbide superfici di colore da lui inventate, all'interno delle figure ritratte e più esattamente in quel contrasto tra la floridezza scultorea delle forme e la misteriosa dimensione dello sguardo delle immagini ritratte. E' il particolare degli occhi a conferire ai suoi dipinti il potere di un'icona, raccordando l'invisibile al mondo terreno, le più intime paure alla temerarietà e alla sregolatezza, la freschezza di una vita che inizia a ciò che la nega. Ricorrente nei ritratti è una sinistra elusione della pupilla, una retroflessione della traiettoria visiva del soggetto che posa, come un'inversione del globo oculare proteso a sondare le profondità dell'animo. Alla domanda di Survage "Perché mi hai fatto con un occhio solo nel ritratto?", Modigliani, com'è noto, chiarisce:
"Perché con uno guardi il mondo, con l'altro guardi dentro di te".
L'ombrosità di Modigliani è anche naturale. E' un'inquietante ed inquieta percezione delle cose che risente di un'ansia inconscia: il tempo che passa. Modì ha fretta, deve terminare il quadro in una sola seduta. Svuota, sviscera, estirpa per penetrare a fondo, attuando impercettibili chirurgie d'artista, egli cattura nudità incorporee, che producono un risultato contraddittorio ed enigmatico sul fronte visivo, freddo e caldo allo stesso momento, caricandosi di presagi e di segnali di allarme. E l'ironia, che flette le linee e irride al realismo delle forme, ha l'effetto di velare il sottile meccanismo che genera l'opera.  Ma non è sempre così.
Alcuni occhi sono ambedue ben tracciati, irrorati da un'anima che affiora leggera, nei quali la tonalità cromatica dell'iride sembra a volte dilatarsi in magnetiche intensità espressive, a volte in rassicuranti, azzurre piccole conche d'acqua marina, come quelli di Lunia Czechowska.  Occhi cangianti che svelano i colori dell'anima, invece, quelli Jeanne Hébuterne  o limpidi, ben delineati e pieni di luce quelli di alcune modelle che posano per i nudi, o ancora asimmetrici, come nella figura composta e impettita di Jean Cocteau.

Parigi 1916. Accademia Colarossi: gli occhi di Modì si soffermano sull'eterea ma incisiva bellezza di un'alunna, Jeanne Hébuterne.
Ella possiede quell'energia femminile che la sua arte ha sempre invocato, l'incarnazione di qualcosa di metafisico, in lui preesistente.
Nel libro "Modigliani, mio padre", di cui Jeanne Modigliani, unica figlia dei due artisti, è l'autrice, è riportata una foto del 1918 di questa giovane donna incinta. L'Hébuterne non è solo un soggetto da ritrarre, né solo una donna da amare: è tutta l'arte di Modigliani che prende vita.
E' seduta, il corpo è grave e gravido. Il capo, un po' inclinato sul lungo elegante collo, comunica un senso di prematura sfinitezza. L'espressione assolutamente neutrale. Una maschera fissa, eterna, di pietra, ma carica di espressività. Vagamente indispettita, si è offerta all'obiettivo quasi per disfarsi dell'insistenza di Modì nel volerla immortalare. Jeanne è un'appendice del corpo e dell'anima di Modì, incapace di immaginare la sua vita senza lui .
Il 24 gennaio del 1920, all'età di 36 anni, l'artista muore di meningite tubercolare, mentre lei è in attesa di un altro figlio. Così scrive di sua madre Jeanne Modigliani : " L'indomani Jeanne andò all'ospedale per rivedere Amedeo. Il padre, silenzioso e ostile, eppure profondamente fedele, l'accompagnò". E ancora, riportando le frasi di un amico d'infanzia "Non lo baciò, ma lo guardò a lungo senza dir nulla, come se i suoi occhi si appagassero della sua disgrazia".
E già da un po' che Jeanne  preannuncia il macabro epilogo della sua vita in alcuni disegni dal tratto curiosamente infantile, nei quali una figura femminile giace esanime sul letto dopo essersi  tolta la vita con un colpo di stilo. Desiderio di estinzione o sottile premonizione?
Sono due giorni che Modì è scomparso e sembra un'eternità. Nella mente della giovane Hébuterne non vi è altro che quell'ultima immagine. Jeanne si getta dal balcone di casa Hébuterne. I funerali sono celebrati in tutta fretta dai genitori nell'ansia di archiviare questa triste storia che tuttavia il tempo non potrà archiviare.

Parigi. Cessa di piovere sulle strade della Ville Lumière. Modì richiude il suo ombrello, sale lentamente la scalinata di Montmartre e tutto deve ancora cominciare…

Si ringrazia l'Archivio J.Hébuterne per la concessione delle immagini, tratte dal libro "Modigliani, mio padre" (a cura di Christian Parisot)

 










Modigliani: foto del 1918, donata a J. Hébuterne (Archivio Jeanne Hébuterne)














J. Hébuterne: foto del 1918














Modigliani: P. Guillaume: 1916, part.













Modigliani: J. Hébuterne: 1917, part.