Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno III- Mag./ago. 2007, n.9-10
INTERFERENZE 

LETTERATURA CINEMA TEATRO


“Calabria viva”,  tra ricerca poetica ed impegno sociale.
di Letteria Pagano-Dritto





il nuovo volume di poesie in dialetto
calabrese di Mario Roperto



SPÌSIJI (SCINTILLE)

‘A vita è comu ‘a pigghji. A voti pari
ch’è sulamenti chjantu e patimenti;
e chìju chi fai non servi a nenti,
c’a malasorti non si pò cangiàri.

Eppùru nc’edi o’ mundu tant’aggenti
ch’edi cuntenta ‘u stessu di campàri:
nci abbasta n’arrisàta di cotràri,
na spera ‘i suli, na speranza ‘i nenti!

‘A verità è c’a vita edi comu
nu hjascu cuminciatu: nc’è cu’ ‘u vidi
menzu vacanti e nci veni ‘u ngromu;

cui, ambèci, menzu chjinu e junta e arrìdi.
Spìsiji d’ogni cosa addunca l’omu
ha ‘mu sapi ‘mu caccia; e ‘m’avi fidi.





Mario Roperto, alla presentazione della sua nuova
raccolta poetica. Vibo Valentia, maggio 2007

 


E' nata a Vibo Valentia l’Associazione Culturale Calabria viva, di cui sono stati illustrati obiettivi e finalità in un incontro svoltosi nel mese di maggio, nella Sala della Biblioteca comunale, alla presenza del sindaco Franco Sammarco. Nell’introdurre i lavori, è stato sottolineato il pesante divario esistente tra la regione Calabria ed il resto del Paese e ci si è chiesto se ciò non sia da attribuire anche alla colpevole inerzia dei calabresi, spesso incapaci di rendersi parte attiva e solidale in un comune progetto di sviluppo e progresso. Da qui la necessità di imprimere una svolta attraverso una rinnovata promozione della cultura, intesa non tanto in chiave umanistica quanto, piuttosto, in senso antropologico, riguardo cioè alla società di cui ogni individuo fa parte. Pertanto la lingua, la storia, le tradizioni, la produzione artistica e letteraria, devono essere assunti come beni primari da promuovere per consentire ai calabresi di riscoprire la propria identità. In ragione di questo, alla produzione poetica e letteraria in dialetto va assegnato un ruolo rilevante per la salvaguardia di valori linguistici altrimenti destinati all’oblio, dato che il recupero del dialetto di una terra non costituisce solo un’operazione sulla memoria di tipo storiografico o antropologico/culturale, ma è, soprattutto, il momento pregnante di una visione che consente di saper più compiutamente valorizzare il presente. Non a caso, quindi, il primo atto dell'Associazione "Calabria viva" è stato il battesimo di una raccolta di poesie di Mario Roperto, Addoccussì va ‘u mundu (così va il mondo), volume di satira sociale nel dialetto di Maierato (piccolo centro del vibonese), testo impreziosito dalla presentazione dello scrittore Sharo Gambino e da una prefazione di “lu mastru cantaturi” Otello Profazio, famoso cantastorie calabrese. Il titolo,“Addoccussì va ‘u mundu”, suggerisce un certo fatalismo di matrice greca che qui va a stemperarsi in una sorta di disincantato distacco dagli eventi e dai fatti descritti, nella consapevolezza dell’inutilità, da parte dell’uomo, di affannarsi per tentare di contrastarli. Pensieri, considerazioni, avvenimenti, anche attuali, sono espressi con la garbata ironia, a volte con la sottile amarezza di chi non si erge a giudice ma, piuttosto, osserva la vita con l’occhio benevolo del saggio che sa come va il mondo. Se Gustave Flaubert affermava che il poeta deve simpatizzare con tutto, a leggere queste poesie pare, invece, che tutto simpatizzi con il poeta regalandogli il dono di intuire il significato vero della vita, di coglierne, al di là dell’apparenza, l’essenza, sempre in bilico tra melanconia e ironia. L’uso del dialetto ha il suo senso più profondo nel fatto che Mario Roperto vede in esso, come già era capitato a Pier Paolo Pasolini, l’ultima sopravvivenza di ciò che è puro e incontaminato, vero e immediato. Ne deriva un rapporto dell'autore con la “sua” lingua che non è solo di carattere affettivo ma, anche e soprattutto, di carattere politico, vale a dire consapevolmente schierato contro quel paradigma che vorrebbe fare del dialetto un’espressione meramente locale e, quindi, inevitabilmente circoscritta territorialmente. Pasquino Crupi, saggista e studioso di letteratura calabrese, ha elogiato la poesia di Mario Roperto perché ricca di contenuti, rispettosa delle metrica e mai incline a subordinare all’esigenza della rima l’esatta dizione dei termini usati, affermando che essa si inserisce a pieno titolo sulla scia di grandi poeti popolari regionali come Mastro Bruno Pelaggi, Vincenzo Ammirà (2° metà del XIX secolo) e Vincenzo Franco (prima metà del '900).


Scintille: qual è il senso da dare alla nostra esistenza? Anche nei momenti più bui e drammatici - afferma Mario Roperto nella poesia qui riportata - è importante saper cogliere quello che c’è di positivo, accontentarsi ed apprezzare le piccole cose a cui, troppo spesso, non diamo importanza e che, invece, come scintille, possono illuminare e scaldare il nostro cuore. È vano, quindi, disperarsi e affannarsi per cercare di cambiare le cose; meglio, piuttosto, imparare a godere di quel poco che la vita ci offre e confidare, manzonianamente, nella Divina Provvidenza.


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