Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno III- Mag./ago. 2007, n.9-10
INTERFERENZE 

LETTERATURA CINEMA TEATRO


Siracusa: l'attualità del teatro greco
di Bruna Condoleo





Si è concluso il 24 giugno scorso, a Siracusa, il XLIII ciclo di rappresentazioni classiche dedicato quest'anno a Trachinie di Sofocle e ad Eracle di Euripide, due spettacoli coinvolgenti, interpretati da compagnie di eccellenti attori. Perpetuando una tradizione iniziata nel 1914, la Fondazione INDA (Istituto Nazionale Dramma Antico) ha organizzato le attività teatrali svoltasi nel 2007 nel Teatro greco siracusano: due illustri docenti universitari, i professori Salvatore Nicosia e Giulio Guidorizzi hanno tradotto rispettivamente Trachinie ed Eracle con competenza filologica e grande sensibilità; i registi Walter Pagliaro e Luca De Fusco hanno mostrato di saper leggere in modo moderno la complessità del mito antico e di saper restituire la forza scenica del teatro ellenico. Gli attori, i cori, le coreografie e le musiche, assieme alle singolari scenografie di grande impatto visivo, hanno contribuito al conseguimento di un risultato artistico di altissimo livello che il sito magico del Teatro di Siracusa ha amplificato al massimo.




La scenografia dell'Eracle, progettata da Antonio Fiorentino.



Dunque è il tema della morte e della sua contaminazione ad accomunare ambedue i drammi; ma in Eracle (magistralmente interpretato da Sebastiano Lo Monaco) l'introspezione dei personaggi, la stringatezza dei dialoghi e l'attualità degli eventi di inconsapevole follia colpiscono più che mai per la loro modernità. Al tormento dell'uomo in balia delle proprie contraddizioni esistenziali, presenti anche nell'animo di un eroe come Eracle, si aggiunge l'incapacità di comprendere il senso del proprio destino. L'Eracle euripideo è l'eroe malato, che, ritornato dall'aldilà per liberare il cane Cerbero, rimane contaminato dalla pulsione di morte, respirata nel mondo delle tenebre, e questa estrema fragilità prelude alla più esecranda delle follie che sta per compiere, suo malgrado. Per volere di Hera, che per punizione invia Lyssa (in greco: la rabbia dei lupi) a sconvolgergli la mente, egli, convinto di uccidere i figli dell'odiato Euristeo, in un raptus d'incoscienza farà strage della moglie e dei figli.



Il coro e le danzatrici



Ma come avviene anche in Trachinie, il rapporto con gli dei è irrimediabilmente compromesso: in Eracle lo stesso eroe si chiede più volte se essi, ormai privi di ogni pietà, non si compiacciano addirittura del dolore umano!
Mentre in Sofocle Eracle incarna la figura dell'uomo-eroe (già non più classica) che muore tra atroci tormenti senza scorgere né il motivo né l'utilità della sua morte, la grandezza di Euripide risiede nella capacità di indagare nei fatti e di vederne la problematicità, smontando i miti con acutezza critica e riproponendo gli eventi da un versante inaspettato. A differenza degli eroi sofoclei, come ad esempio Aiace, l'Eracle di Euripide non pensa infatti al suicidio come unica alternativa al disonore delle proprie colpe, bensì decide di sopportare coraggiosamente la vita malgrado le crudeli ed incomprensibili contraddizioni.
 




Siracusa: il Teatro greco, III sec. a. C. (la cavea, di m. 138 di diametro, era capace di contenere 15.000 spettatori!)


Per i progetti allestitivi ci si è volutamente ispirati alle scenografie realizzate negli anni '30 del secolo scorso da Duilio Cambellotti, mentre il manifesto dell'evento teatrale reca la firma di Emilio Isgrò, che ha aggiunto un tocco di geniale eleganza alla pregevole stagione culturale. La figura di Eracle, eroe greco per eccellenza, capace di racchiudere contemporaneamente bene e male, pietà e violenza, è al centro delle due tragedie: in Trachinie di Sofocle, che si svolge in Tessaglia, a Trachis, assistiamo al dramma della follia di Deianira che, colta dall'accecante gelosia per Iole, invia al suo sposo Eracle le vesti insanguinate del Centauro Nesso, per effetto delle quali egli perde potenza ed invincibilità e muore, tra terribili pene, dinanzi all’indifferenza degli Dei. In questa tragedia è il personaggio di Deianira, per tanti anni represso e ossessionato dagli incubi della sua mente, ad annientare Ercole con la sua pazzia; in Eracle di Euripide è l' eroe ad essere invaso dalla "Follia", tanto da uccidere, senza avvedersene, la moglie Megara ed i tre figlioletti, dopo essere miracolosamente sfuggito alla sua ultima fatica nell’Ade.


L'epilogo del dramma: Eracle, che in preda alla follia ha ucciso la sua famiglia, piange sul cadavere della moglie Megara.



L'ineluttabilità del male, il lato oscuro del nostro inconscio, che è dentro ognuno di noi, anche nelle anime nobili, è l'elemento più moderno dell'Eracle, che riporta alle terrificanti tragedie del nostro tempo, stragi famigliari e delitti esecrandi, privi di alcuna motivazione. Un testo difficile, che da oltre quarant'anni non si metteva più in scena a Siracusa e che invece rivela un'impressionante attualità tematica e psicologica! L’eroe greco è rappresentato come “uno zombie”- ha chiarito il regista De Fusco- che torna nel mondo del reale, ma che, come “una sorta di Icaro all’incontrario, si è avvicinato troppo all’ombra e ne è rimasto avvolto”. Perciò il regista fa emergere l’eroe dall’oltretomba, spaesato e sconvolto dall’immane fatica che sembra averlo minato moralmente fin dall’inizio del dramma. La forza dell’amore materno, espresso da Megara (Giovanna di Rauso) con forte commozione, l’affetto incondizionato di Anfitrione (Ugo Pagliai), padre putativo dell’eroe, la saggia fedeltà dell’amico Teseo (Roberto Bisacco) sono sentimenti eterni, indagati dal tragediografo con un’umanità che nulla lascia alla retorica.

Megara (G. Di Rauso), Eracle (S. Lo Monaco) e
Anfitrione ( U. Pagliai) ricevono applausi meritatissimi.
La scelta del nero per i suggestivi costumi, ideati da Maurizio Millenotti per l'Eracle, di vago sapore orientale, ha bene espresso il clima di lutto e di follia che regna nel dramma, con le soli eccezioni di Lyssa , la pazzia, chiara e seducente, e di Teseo, personaggio positivo e dunque luminoso. Le musiche, oboe e flauti dal vivo per Trachinie, violino e canto per Eracle, hanno accentuato l'atmosfera di pietà per le umane sventure che le tragedie suscitano nello spettatore, ininterrottamente da 2400 anni; infine le geometriche scenografie di Antonio Fiorentino per Eracle e di Giovanni Carluccio, ideatore anche dei costumi di Trachinie, pur nella loro concettualità e nel rifiuto di ovvi riferimenti archeologici, hanno ricreato una spazialità concreta ma universale nella spoglia essenzialità.
Una menzione di lode per Ugo Pagliai che, forse più di ogni altro, ha saputo dar vita al personaggio di Anfitrione con una recitazione di altissimo spessore, interpretando con autentico pathos e senza alcun accademismo un padre sempre pronto al perdono e disposto a compatire l'insostenibile fragilità dell'animo umano.
Un plauso, dunque, a questo ciclo di rappresentazioni teatrali, divenuto ormai annuale, che, con la sua raffinata professionalità, dispiegata a tutto campo, richiama tanto pubblico italiano e straniero e di contro ad un turismo dell'evasione e della superficialità, sa proporre e stimolare un turismo della conoscenza !


Tutto il cast dell'Eracle al completo accoglie le ovazioni del pubblico di Siracusa




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