Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.18 - Primavera 2009
INTERFERENZE 

LETTERATURA CINEMA TEATRO


L’inganno comincia dalla... testa
di Sila Berruti





Ingannevoli i titoli di testa più di ogni altra cosa. Questo incipit e' forse un po' provocatorio ma rende bene l'idea. E' una legge ormai riconosciuta nel mondo del cinema: più i titoli di testa di un film sono accattivanti e minore sarà la qualità di quello che stiamo per vedere! Se ci pensiamo un attimo, ci accorgiamo di essere ormai abituati a gustare i titoli di testa che sono dei veri e propri racconti- sintesi del film, momenti narrativi autonomi all'interno dei quali i nomi dei partecipanti si perdono. Intendiamoci, questa “regola ” ammette moltissime eccezioni. Il regista francese Jean Luc Godard ha fatto, ad esempio, dei titoli di testa una vera e propria opera d'arte: ne “ Il Disprezzo ” un lungo piano sequenza iniziale, durante il quale la soave voce di Godard elenca tutti i partecipanti e i tecnici del film, introduce lo spettatore immediatamente nell'atmosfera suggestiva e drammatica del racconto tratto dalla novella di Moravia; “ La donna è donna ”, sempre di Godard, ha titoli strillati e coloratissimi che ricordano non poco la pop art ed il linguaggio pubblicitario e rispecchiano perfettamente lo stile “cialtronesco” della pellicola, ricco di citazioni sonore e visive. Dagli strabilianti titoli di uno dei più grandi esponenti della Nouvelle Vague a quelli scarni ed essenziali di uno dei padri del cinema,“ Francesco Giullare di Dio” (1950) di Roberto Rossellini, si apre su un muro di rozza pietra, semplice come l'animo dei fraticelli d'Assisi. Insomma i titoli possono dire molto o nulla di una film. E se i grandi registi ne fanno uno strumento narrativo preciso assegnando loro il compito di identificare il proprio lavoro, non si può dire lo stesso per il così detto “ cinema medio”. Complice l'avvento della televisione: come convincere lo spettatore a non cambiare canale? Catturando la sua attenzione dal primissimo minuto: “ Tutti pazzi per Mary”, “ Il matrimonio del mio migliore amico ”, “ La cosa più dolce ” e i vari
“Scary Movie” , solo per citare alcuni, sono tutte commedie, magari esilaranti e un po' sguaiate, prodotti di consumo medio basso che rapiscono lo spettatore con titoli del tutto esagerati rispetto alla qualità della pellicola. Non è nostra intenzione in questa sede fare il processo al cinema di consumo americano, ma solo sottolineare come in questi casi i titoli siano un prodotto del tutto avulso dal contesto del film: non ci svelano né l' atmosfera né le intenzioni di quello che stiamo per vedere: solo una sorta di pubblicità, un promo per rendere il “pacchetto” molto più bello di ciò che contiene. Eppure ci sono stati dei geni in questo campo: uno dei grandi innovatori è senza dubbio Sergio Leone: i suoi titoli animati sono, non solo parte integrante del film, ma ci introducono nello stile, nel genere e nel filone al quale l'opera appartiene. Perché se, come affermano molti studiosi di cinema, il genere può essere identificato dai primissimi minuti del film, nulla di meglio dei titoli ci aiuta in questa identificazione quando il processo è “onesto”. Così le grandi scritte al centro delle valli solitarie nelle quali cavalcano cow boys senza scrupoli, pronti a tutto, di “Per qualche dollaro in più ” fanno da battistrada ad una tradizione che poi sarà ripresa soprattutto dalla televisione. Altro motivo di interesse nei titoli di Leone è nel suo cercare la complicità dello spettatore richiamando e legando i tre film del ciclo detto “del dollaro” proprio attraverso lo stile dei titoli.
Ma se per “i titoli” intendiamo anche la ricerca, l'invenzione grafica che esiste dietro a tanti lavori, dobbiamo ricordare il geniale grafico americano di origine russa che risponde al nome di Saul Bass. Egli seppe trasformare ed interpretare i titoli di testa come veri e propri incipit simbolici. Suo il pupazzo spezzato dei titoli di “Anatomia di un omicidio”, il segno grafico essenziale per disegnare il grattacielo di “Intrigo internazionale”, i graffiti di “West side story” e il braccio nero e spezzato insinuato tra i nomi degli attori del film “L'uomo dal braccio d'oro”. Importante la sua collaborazione con Otto Preminger che inizia con " Carmen Jones "; per Hitchcock disegna lo story-board (cioè i disegni preparatori di ogni scena ) dell'assassinio sotto la doccia di " Psycho ". E' inoltre regista di cortometraggi, tra i quali Why Man Creates del 1968, premiato con l'Oscar e nel 1973 firma la regia del film " Fase IV: distruzione Terra ".
Forse sarebbe opportuno, senza avanzare critiche alla qualità artistica di grafici e titolisti, incoraggiare gli autori a seguire le orme di Woody Allen che per esprimere il suo amore per il Cinema ed anche il suo rispetto, presenta da sempre titoli nel meraviglioso, semplice ed efficacissimo mondo del Bianco e Nero: titoli bianchi su fondo nero.





titoli di testa: "Anatomia di un omicidio" di Saul Bass



L'uomo dal braccio d'oro, di S. Bass



Carmen Jones, di S. Bass



4 capolavori di S. Bass



il cinema delle origini: bianco e nero
 

Sila Berruti, dottoressa in Lettere e Filosofia, specializzata in Storia e critica del Cinema


E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright