Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.19 - Maggio-giugno 2009
INTERFERENZE 

FOTOGRAFIA CINEMA TEATRO


"Disaster movie": realtà e finzione
di Sila Berruti





Svegliati in piena notte dalle scosse che hanno fatto tremare anche Roma, storditi davanti agli speciali di tutte le reti televisive, travolti dalle immagini di questa assurda catastrofe, increduli, ma al tempo stesso assuefatti davanti all' orrore: molto di più è stato il terremoto d'Abruzzo. Gente morta ed annientata, case distrutte, beni culturali gravemente compromessi, macchine travolte e schiacciate come fossero dei modellini: lo spettacolo al quale abbiamo assistito ci fa paura, ma non ci è del tutto estraneo: è stato così anche per il crollo delle Torri Gemelle l'11 settembre 2001! Le stesse immagini che, all'inizio del 1900, suscitavano paura e ammirazione in chi le guardava al cinematografo, che facevano fuggire il pubblico dalle sale per il timore di essere travolto dal treno in corsa o venir colpito dal feroce bandito di“ La grande rapina del treno”, adesso quelle immagini sono il nostro valium naturale e la tragedia vista dal salotto di casa fa meno paura. Il cinema ci ha abituato anche a questo: terremoti, vulcani in eruzione, minacce dal cielo e dal profondo sottosuolo sono gli argomenti dei così detti “disaster movie” (o film catastrofici) e di molte pellicole di fantascienza. Il genere viene fatto risalire al 1933 con l'uscita de “ La distruzione del mondo ”, diretto da Felix E. Feist (il film racconta di come un' eclisse solare porterà ad uno sconvolgimento delle maree distruggendo la civiltà umana). Ma il successo internazionale arriva agli inizi degli anni ‘70 con l'avvento del catastrofismo moderno e l'uscita nelle sale di “ Airport ” e raggiunge l'apice negli anni '90 con l'avvento della computer grafica. Cogliamo l'occasione per citare un bellissimo esempio italiano, forse poco noto: "L'ultimo uomo della terra ” di Ubaldo Ragona, girato nel quartiere Eur della Capitale e tratto dal romanzo “ I'm legend ” (alcuni ricorderanno l'omonimo remake interpretato da Will Smith nel 2007).
Insomma il cinema ha "distrutto" le nostre città, i monumenti e tutti i simboli dell'era moderna (basti pensare alla Statua della Libertà in “Indipendence day”!) e ci ha abituato alla possibilità che ciò che consideriamo eterno possa essere spazzato via in un momento a causa di alieni, vermi giganti, mutazioni genetiche frutto di esperimenti di laboratorio, oppure "naturali" catastrofi. New York sommersa dal mare a causa del surriscaldamento globale in “The day after tomorrow” è un' immagine terribile, ma anche più vicina alla realtà di quanto non siamo disposti a pensare!
L'uomo teme quello che ha sotto i piedi e sopra la testa, perciò ha inventato i super-eroi, che, per altro, nei film distruggono spesso interi quartieri nel tentativo di salvare il mondo! (finendo per questo nei guai, come in uno dei capolavori firmati dal tendem Disney – Pixar
Gli incredibili” ).
Esistono macchinari sofisticati che dovrebbero prevedere terremoti e tsunami, sistemi antisismici e rivelatori molto raffinati; eppure contro la furia degli eventi naturali è difficilissimo proteggersi. Seduti nel salotto di casa nostra facciamo zapping tra i canali che trasmettono in questo periodo sempre le stesse immagini del tremendo disastro in Abruzzo; la mattina dopo si parla di una tragedia annunciata, di qualcuno che addirittura, come nella migliore tradizione dei “disaster movie”, aveva previsto tutto e non era stato ascoltato, insultato e fatto  persino arrestare, ma in realtà quelle terribili immagini non fanno più molta impressione. Esiste addirittura il turismo della catastrofe (che dopo quello eutanasico, è una delle nuove frontiere del cattivo gusto del nostro Paese): macchine in fila che intralciano soccorsi e aiuti, cariche di gente che va a “vedere” di persona, proprio perché la morte vista da lontano non fa più impressione e tanto meno paura. Di sicuro non ne ha fatta a quei costruttori, a quegli ingegneri ed architetti senza scrupoli che hanno realizzato, per i loro loschi profitti, case trappola dove in tanti sono rimasti schiacciati. Del resto è spesso l'uomo ad avere le maggiori colpe dei disastri;ad esempio, durante lo tsunami del 26 dicembre 2004, le popolazioni coinvolte nel maremoto non furono avvertite in tempo utile per la loro salvezza a causa di questioni inerenti alle competenze ed ai confini territoriali!
Nei film catastrofici succede sempre che la razza umana, ad un certo punto, disperata, si coalizzi contro il nemico, unisca forze ed intelligenze per annientarlo senza pietà. Ma cosa può fare l'uomo per difendersi da se stesso e da una cultura senz'anima?!





Airport '77 di Jerry Jameson



Indipendence day, '96, di Roland Emmerich



Delugeposter, '33, di Felix E. Feist


The day after tomorrow, 2004,
di R. Emmerich
 

Sila Berruti, dottoressa in Lettere e Filosofia, specializzata in Storia e critica del Cinema


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