Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.21 - Settembre-ottobre 2009
INTERFERENZE 

FOTOGRAFIA CINEMA TEATRO

New York negli scatti dei fotografi più famosi
di Francesca Pardini




Come calarsi nella storia di una delle città più affascinanti e stimolanti dell'ultimo secolo? Come ritrovare quello sguardo che mira sempre “oltre” il convenzionale e va alla continua ricerca di prospettive altre?
La mostra "Immaginare New York", presentata al Mart di Rovereto fino al 11 ottobre 2009, ce ne dà l'occasione con una selezione di circa 140 fotografie della collezione del MOMA di New York, scattate da quei fotografi che, americani e non, hanno creato attraverso le loro immagini il mito della Grande Mela. New York, simbolo e riflesso della modernità, è allo stesso tempo incentivo per lo sviluppo della fotografia, della sua diffusione e delle sue tecniche. La mostra, divisa in ordine cronologico per decenni, evidenzia infatti alcuni snodi cardine nella storia della fotografia, partendo dalle immagini “pittorialiste” di Alfred Stieglitz, i cui grattacieli avvolti nella nebbia stavano a rievocare atmosfere pittoriche, fino alla consapevolezza, propria di Edward Steichen, dei caratteri specifici del mezzo, capaci di valorizzare le forme con luci ed ombre.
II nuovo valore di verticalità assoluta dei grattacieli diviene uno dei soggetti di Berenice Abbott, che coglie la magia di New York sia di giorno che di notte; mentre Lewis Hine ne fa motivo di denuncia sociale di fronte ad una smania costruttiva senza limiti, riprendendo i “Saldatori sull'Empire State Building” appesi nel vuoto o la moltitudine di minori sfruttati al lavoro. Da qualsiasi punto la si riprenda, per le strade, gli incroci, i palazzi, la città crea continui e inaspettati spunti visivi e, pur ripetendosi i soggetti, mutano col tempo i punti d'interesse. I grattacieli ripresi frontalmente da Stieglitz vengono focalizzati nell'astrattezza geometrica delle loro forme dagli scatti di C. Sheeler e H. Callahan, negli anni '30 e '40. Le strade stesse, prima valorizzate nella loro profondità con grandangoli e lontani punti di fuga, divengono per W. Evans e Tod Webb fonte ricchissima di dettagli capaci di comunicare il cuore pulsante e vibrante della città: ecco apparire insegne, cartelloni, scritte, serrande aperte, persone colte nel vivo delle loro attività.
Sono invece i ritratti di moda ad apparire dagli anni '50 nelle nuove riviste illustrate quali Life, Fortune e Harper's Bazaar, per le quali lavorano con successo Irving Penn e Richard Avedon. Artisti e attori acquistano una maggiore visibilità iconica e non mancano di essere ripresi all'uscita dei locali notturni da fotografi quali L. Faurer.
Ma la vita a New York è anche pericolo, rischio e azzardo, così come viene ritratta da Weegee , pronto ad immortalare inseguimenti e sparatorie delle gang degli anni '40. L'aspetto eccentrico e stravagante dei suoi personaggi, sembra ripercuotersi negli anni '90 nelle fotografie di Cindy Sherman, come se alcuni aspetti della vita newyorkese conservassero immutato il loro fascino a prescindere dalle inclinazioni artistiche di ogni fotografo.
Puntando sempre su un repertorio di immagini in bianco e nero, la scelta della curatrice sembra aver sacrificato grandi nomi delle fotografia americana degli anni '60; nonostante questo, non ha mancato di presentare i grandi avvenimenti sociali di quegli anni (la campagna elettorale di Kennedy o il primo tour dei Beatles) e le atmosfere collettive dei grandi raduni giovanili. Una nuova generazione di fotografi che vede in prima fila Diane Arbus, Lee Friedlander e Garry Winogrand utilizzeranno l'approccio documentaristico per motivi più personali, andando alla ricerca del diverso, dell'imperfezione e dell'irrazionale, immagine di una società tanto forte quanto fragile.




Alfred Stieglitz, Città dell'ambizione, 1910 © 2009 The Museum of Modern Art/Artists Rights Society, New York



Berenice Abbott, New York di notte, 1932




Todd Webb, Sixth Avenue tra 43rd e 44th Streets, New York, (part.), 1948
"Immaginare New York”, il suo passato, la sua storia e le sue dinamiche, diventa quindi un piacevolissimo viaggio, peraltro ben delineato dalle pagine in catalogo della curatrice Sarah Hermanson Meister; un viaggio che si intreccia indissolubilmente con le sfide dei grandi fotografi del nostro tempo, mai stanchi di girare intorno a Manhattan, di guardare in alto verso la punta dei suoi grattacieli e probabilmente di pensare come Le Corbusier quando diceva: “Mi è capitato un centinaio di volte di pensare: New York è un disastro; e una cinquantina di volte di pensare: è un disastro magnifico.”.

Francesca Pardini è laureata in Storia dell'Arte Contemporanea e specializzata in Fotografia contemporanea.


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