Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.22 - Novembre-dicembre 2009
INTERFERENZE 

MUSICA CINEMA TEATRO


PIN 2011 e l’arte di strada
di Sila Berruti





E' il 9 novembre 1989 quando le immagini del "muro" che crolla fanno il giro del mondo. Finisce un'era, per molti un secolo, per altri, i tedeschi della Germania dell'Est, è lal fine di un incubo. Venti anni prima Berlino veniva mutilata e tradita nella notte che ha visto nascere una barriera di cemento lunga 155 km e alta 3 metri, che divideva in due il cuore della città, separando amori, amici e famiglie. Da un lato l'Occidente, il benessere post bellico, il boom economico e la ricostruzione e dall'altro, in una sola parola, l'URSS.
Forse è solo un'impressione, forse è colpa del grigiore dei palazzi che vediamo nei filmati d'epoca, ma si ha come la sensazione che lì, nella parte Orientale, avesse fatto più freddo, che l'inverno fosse più rigido e lungo. Non vogliamo ricordare il muro di Berlino soltanto perché sono trascorsi due decenni dal suo crollo, ma intendiamo fare di questo anniversario un ulteriore motivo di riflessione. Lo spunto ce lo offre la IV Edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, ormai conclusasi. Nella sezione Extra, è stato presentato un documentario che aiuta a porre l'attenzione su una questione piuttosto interessante.
“ Pin 2011 ” è la storia di un geniale e misconosciuto artista tedesco che il film segue incessantemente e di cui cela fino alla fine il volto. Una sorta di fuorilegge dell'arte di strada, capace di immaginare graffiti tridimensionali e disseminarli su pareti urbane. Uno scultore, pittore e amante di Berlino nei suoi angoli più umili, quelli in cui l'inverno appare, appunto, più rigido. Su quei muri senza volto e senza nome, privi di identità, Pin 2011 creava opere colorate, fatte di disegni e di pupazzi, opere complesse e cariche di significato, certamente, ma che al tempo stesso sembravamo riscattare il grigiore di una parte di umanità abbandonata a se stessa. Parliamo al passato, perché il ragazzo che cela la sua identità sotto questo pseudonimo è morto, ammazzato dalla polizia mentre attaccava l'ultima parte di un'opera che avrebbe potuto portarlo in giro per il mondo. Ci teniamo a precisare che si parla di un artista poi riconosciuto, anche se solo da una certa parte di critica, che dopo averlo "scoperto" gli aveva permesso di esporre le sue opere in una galleria di arte contemporanea di Berlino. La questione dell'appartenenza di una città, delle sue strade e della sua storia è cosa controversa; se le strade siano ad esclusivo appannaggio degli abitanti o se debbano essere gestite da multinazionali che, pagando, si arrogano il diritto di affiggere manifesti pubblicitari di dimensioni enormi che nulla hanno a che fare con il luogo nel quale vengono collocate, è un problema non per tutti risolto.
Pin 2011 amava la sua città e sceglieva con cura i muri che avrebbero ospitato opere da lui pensate e concepite per stare in quel determinato luogo, in accordo con i colori, gli umori e le atmosfere dei quartieri.
Dopo la seconda guerra mondiale, la ricostruzione, l'edilizia sociale e il formalismo estetico hanno trasformato troppi centri urbani in agglomerati abitativi, privi di piano regolatore e spesso disorganici, perfino deprimenti. Il boom demografico ha portato alla costruzione di enormi palazzine, di interi quartieri dormitori, che possiamo definire brutti e tristi senza timore di essere smentiti. Gli enormi muri delle fabbriche o dei caseggiati disabitati diventano sotto le mani abili e grazie alla fantasia di Pin 2011, piccoli “capolavori” che attirano l'attenzione dei passanti indaffarati a correre con lo sguardo basso. Il concetto di bello è troppo complesso per essere definito appropriatamente in questa sede, ma il concetto di passione può essere facilmente intuito da ognuno senza bisogno di spiegazioni. Le opere dell' artista tedesco erano appunto cariche di passione e di amore per la sua città, per l'arte che riproponeva negli angoli remoti dimenticati da tutti, svelando la bellezza là dove c'è solo disperazione e nobilitando ciò che è condannato alla miseria e dalla miseria. Forse Marcel Duchamp non ha fatto la stessa cosa?!





Pin 2011



Pin 2011



Pin 2011



Pin 2011
 

Sila Berruti, dottoressa in Lettere e Filosofia, specializzata in Storia e critica del Cinema


E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright