Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.24 - Aprile-giugno 2010
GIOVANI SCATTI CRESCONO ... 



Fabio Amicucci, artigiano dell'immagine
di Ilaria Condoleo




Fabio Amicucci: Messico 2009



Fabio Amicucci è un fotografo già noto ai lettori di Ars et Furor, dato che le sue immagini hanno illustrato l'articolo dedicato all'Alta Moda di Roma nel numero di gennaio scorso.
Ma Fabio non è un fotografo di fashion, o meglio non è solo questo; la versatilità di Amicucci è forse la sua caratteristica peculiare, insieme alla grande umiltà di lavoratore dell'immagine. Alcuni dei suoi lavori colpiscono per la nitidezza e la precisione come di una nota musicale e in tempi come i nostri, in cui l'arroganza sembra essere una dote indispensabile, incontrare un professionista abile e modesto, virtù che riconosciamo appartenere a questo fotografo, ha il sapore di un raro privilegio. "Purtroppo non sono un artista, sono solo un
fotografo reporter", dice Amicucci di se stesso; in realtà ci consegna quello che promette: lavori fatti con onestà e rigore professionale, a volte non tecnicamente raffinati, ma sempre di buona fattura e controbilanciati da onestà anche emotiva.
Nato a Roma nel 1975, diventa fotografo quasi per caso al ritorno di un viaggio quando, eccitato dai suoi primi risultati amatoriali, decide di mettersi alla prova. Tra il 2000 e il 2004 Amicucci frequenta alcuni corsi presso l’agenzia fotografica Cromatica, a Roma, grazie alla quale stringe rapporti di stima reciproca con alcuni professionisti già affermati. Uno di questi è’ Giancarlo Ceraudo, photoreporter che avrà un ruolo fondamentale nella crescita professionale di Fabio. Gli insegna infatti la tecnica fotografica, ma anche come disobbedirle e non farsi condizionare dai principi tecnici nell’uso dello strumento: quello che tecnicamente può sembrare un errore, come la scelta di punti di vista “difficili”, o ruotare la macchina fotografica, o invertire la messa a fuoco dei primi piani. Fabio scopre che prendersi delle libertà aumenta il proprio potenziale espressivo e consente di scoprire la sua individualità artistica. Nel 2002 si avvicina all'uso del banco ottico e realizza una serie di still life cercando soluzioni alternative alle consuete tecniche di ripresa stampa, ispirato dalla sensibilità e dagli insegnamenti preziosi di Paolo Sasso


Messico 2009

e di Raffaele Lostumbo. Nasce una vera e propria passione per il “basculaggio”, termine che indica le capacità di decentramento del pannello anteriore e posteriore della maggior parte delle fotocamere di grande formato, più comunemente usate in studio, come il banco ottico: si tratta di un intervento che consente di modificare la prospettiva e la profondità di campo delle immagini, agendo sulla nitidezza e i contrasti.
Nel 2003 consegue un attestato di fotografo dalla Regione Lazio, l’anno successivo frequenta uno stage di reportage curato da Giorgio Cosulich, il fotogiornalista palermitano; inoltre inizia a collaborare con agenzie che si occupano di grandi eventi, in particolare prime cinematografiche con l’agenzia Showtime.

Messico 2009

   
Messico, 2009

    Amicucci entra nel mondo del lavoro, nel 2006 fa parte della FLIP, Free Lance International Press, organizzazione di giornalisti freelance, cui segue una collaborazione con la fotografa Stephanie Gengotti, con la quale sviluppa e realizza progetti di reportage come quello che si intitola tv a colori, dove l'attenzione e' rivolta a temi legati all'immigrazione in Italia e al lavoro, desiderio universale e spesso frustrato dei nuovi arrivati, come di chi qui ha vissuto tutta la vita, in settori lavorativi ambitissimi come la televisione, il cinema, il giornalismo e non riesce a farsi conoscere. Realizza reportage in Germania, Francia, Inghilterra, Olanda, come fuori dall’Europa. Amicucci riesce a trovare con grande perizia il giusto equilibro tra la naturale passione per l’immagine sulla quale si interroga costantemente e la necessità di guadagnarsi la vita.
E così, tra alti e bassi, impieghi più o meno affascinanti, è riuscito negli ultimi 5 anni a fare il fotografo a tempo pieno. Mostriamo qui alcune immagini del repertorio di Fabio Amicucci, tutte appartenenti a servizi di reportage spesso commissionati o acquistati da quotidiani, come il Corriere della sera, la Gazzetta dello sport e il settimanale L’Espresso. Di prossima pubblicazione, nel nuovo numero di "50 & più", un suo servizio fotografico sull’imprenditoria femminile, realizzato in collaborazione con l' amica fotografa Manuela Cozzi, per la Coop Ascap.
La solitudine e l’isolamento sono temi di grande impatto in cui Amicucci si è già cimentato cercando di evidenziare la situazione della vita dell’uomo di oggi, l’appiattimento delle individualità, la rinuncia alla soddisfazione delle proprie ambizioni, l’accettazione di lavori faticosi e spesso al di sotto delle proprie aspettative, in condizioni di sfruttamento e miseria. Il portfolio già abbastanza vasto di questo fotografo mostra un lavoro paziente, un approccio ai soggetti umile e mai intrusivo, un’empatia di grande umanità. Forse Fabio Amicucci non pensa di essere un artista, ma certamente egli è un validissimo "artigiano", di grande sensibilità e talento.
“Out of there”, reportage sulla periferia di Roma, 2003








“Out of there”, reportage sulla periferia di Roma, 2003



“Inside human borders”, Londra. Panoramica sui confini umani in una città cosmopolita, 2004/2005.


Ilaria Condoleo, diplomata al Liceo Artistico di Roma, si è specializzata presso la Scuola Romana di Fotografia, con indirizzo pubblicitario.
www.ilariaco.blogspot.com

(La foto della rubrica in Home page è uno scatto di Ilaria Condoleo)



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