Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XIX - n.79 - Aprile - giugno 2024
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Roma. GIUSEPPE MODICA: Rotte mediterranee e visione circolare

di Marina Turco

A Roma è in corso l’inedita mostra di opere di Giuseppe Modica, dal titolo “Rotte mediterranee e visione circolare”, a cura di Maria Giuseppina Di Monte e Gabriele SimonginI.  L’esposizione è allestita negli spazi della Casa Museo Hendrik Christian Andersen, diretta da Maria Giuseppina Di Monte e afferente alla Direzione Musei Statali di Roma, guidata dal Direttore Generale Musei Prof. Massimo Osanna. Sono esposti una ventina di olii su tela, quasi tutti inediti, realizzati negli ultimi anni dal pittore siciliano, nei quali - come scrive lo stesso Giuseppe Modica- “il Mediterraneo non è inteso come una mitica Arcadia ma come un luogo segnato da plurime vicissitudini”. I suoi dipinti  evocano atmosfere enigmatiche e dense di malinconie, interni solitari, senza presenze umane, che conducono  l’osservatore in una dimensione ignota e segreta, ricca di fascino, ma anche di inquietudine. In alcune opere esposte, infatti, nelle diafane vedute marine, lucenti paesaggi dai toni rarefatti, appaiono in lontananza navi da guerra, presenze che appaiono come ambigui presagi di morte.




Giuseppe Modica, Fiat Pax, 2022, olio su tela, cm 150x10


Giuseppe Modica, Melanconia e Mediterraneo (visione circolare), 2017, olio su tavola cm 160x120

Distillando e semplificando sempre di più il suo linguaggio e le sue forme- recita il curatore della mostra Gabriele Simongini - talvolta quasi scarnificando le presenze oggettuali per giungere a dipingere solo le “avventure” (come le chiamava Piero Dorazio) della luce e dell’ombra, mantenendo il rigore e l’equilibrio di una strutturazione architettonica che risale anche ai suoi studi giovanili, Modica riesce perfino, in alcune fra le opere più significative esposte in mostra, a condensare magnificamente in immagini sospese ma intense la tragedia che ha trasformato il “Mare Nostrum” dei Romani in “Mare monstrum”, in gigantesco cimitero a cielo aperto”.
La produzione pittorica di Modica risente da sempre del fascino della Metafisica di Giorgio De Chirico, dell’atmosfera silenziosa e sospesa di Giorgio Morandi, del luminismo postimpressionista di Georges Seurat, ma il Pittore si ispira anche al grande Rinascimento, ad artisti come Pier della Francesca e Antonello da Messina, questi ultimi soprattutto per il gusto della forma geometrica e della prospettiva e per il ruolo centrale e metaforico della luce. La sua pittura, si è detto fin da subito, è fatta proprio di luce e di aria, di tinte tenui, di rifrazioni e di atmosfere rarefatte in cui campeggia in tutte le sfumature il blu, il colore della spiritualità e della trascendenza. “ll blu è un contrappunto necessario alla luce. È il colore del respiro, della libertà e della vastità del firmamento” (G. Modica).





Giuseppe Modica, Le rotte della tragedia, 2017, olio su tela, trittico cm 150x300




Nato a Mazara del Vallo (Trapani) nel 1953, Giuseppe Modica mostra assai precocemente l’interesse per la pittura: appena quattordicenne dipinge le prime tele che rappresentano nature morte nelle quali è già presente la tensione verso una “metafisica” degli oggetti quotidiani. Si iscrive alla facoltà di Architettura di Palermo nel 1972 e l’anno successivo si trasferisce a Firenze, città nella quale frequenta l’Accademia di Belle Arti e i musei per studiare la pittura del Rinascimento. Nel 1985 incontra il critico Maurizio Fagiolo dell’Arco che da quel momento si è interessato con passione all’evoluzione della sua ricerca. Dal 1987 si trasferisce a Roma e nel 1989 vince la Cattedra di Pittura all’ Accademia di Belle Arti dove è attualmente Docente di Prima Fascia di Pittura. La critica più accreditata continua ad occuparsi di lui, fra gli altri Marcello Venturoli, Sebastiano Grasso, Giorgio Soavi, Claudio Strinati e Vittorio Sgarbi. Nel 1997/98 a “Palazzo Spadaro” di Scicli (RG) si inaugura la personale  Un metafisico nella terra dei Fenici, a cura di Paolo Nifosì,  cui seguiranno altre mostre  come quella allo “Studio S” di Roma, a cura di Carmine Siniscalco, con testo di Maria Teresa Benedetti.




Giuseppe Modica, Sguardo a distanza (transito di navi), 2023, acrilico su tela, polittico cm 150x150


Giuseppe Modica, Rifrazione. Atelier, 2020, olio su tela, cm 150x110



A Roma nel 2008, ospitata nel Museo Nazionale di Palazzo di Venezia, Modica presenta Roma e la città riflessa, un’esposizione a cura di Claudio Strinati, con opere dipinte dal 1999 al 2008: si tratta di visioni di città restituite attraverso la loro immagine allo specchio, in una sequenza di frammenti che si compongono e scompongono in ritmi di colore, luce ed ombra. Si susseguono dal 2015 in poi molte mostre in Italia e all’estero: a Parigi, in Cina, in Australia. Nel 2023  è invitato dal critico Giuseppe Appella a partecipare alla mostra “E la mia patria è dove l’erba trema. Omaggio a Rocco Scotellaro”, svoltasi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.
Così Gabriele Simongini definisce l’estetica di Modica nella sua presentazione:…“sempre più la ricerca di Modica si sostanzia di scansioni spaziali astratte, quasi mondrianee nei loro equilibri purificati, che allontanano qualsiasi digressione illustrativa o letteraria, nella vertigine di una visione che tramite il pretesto di specchi e riflessi ci conduce passo passo verso l’enigma e l’ignoto”.



Giuseppe Modica, Navi da guerra in transito, 2022-23, olio su tela, cm 160x360


La mostra di Giuseppe Modica “Rotte mediterranee e visione circolare”, a cura di Maria Giuseppina Di Monte e Gabriele Simongini, è allestita a Roma negli spazi della Casa Museo Hendrik Christian Andersen e sarà visitabile fino al 15 settembre 2024.


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