Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XXI - n.89 - Ottobre - dicembre 2026
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LUGANO. BOCCIONI verso la liberazione futurista
di Artemisia


Il MASI Lugano Museo d’arte della Svizzera italiana dedica  a Umberto Boccioni (Reggio Calabria 1882 – Verona 1916) la mostra ” BOCCIONI verso la liberazione futurista”, curata da Cristina Sondegger, che offre una sintesi di una fase decisiva della sua evoluzione artistica, restituendo le incertezze e le inquietudini del periodo precedente allo sviluppo del nuovo linguaggio futurista.

Dalle prime prove del 1903-1904 al difficile triennio 1907-1909 fino alle innovative soluzioni formali e compositive del 1911, il progetto espositivo cristallizza quindi la traiettoria artistica di Boccioni, che partito da un legame stilistico con il Divisionismo affronta un linguaggio nuovo, contrassegnato dalla modernità e da temi  di vita contemporanea, oltre che da un’estetica che esalta il dinamismo della vita. I diversi momenti di questa ricerca sono testimoniati, nella mostra al MASI, da un corpus di 15 lavori: a un nucleo di dipinti prefuturisti, donati alla Città di Lugano dagli eredi di Gabriele Chiattone, committente dell’artista durante gli anni milanesi, è accostata una puntuale selezione di opere cardine dei primi anni futuristi provenienti da importanti collezioni pubbliche e private.  


Umberto Boccioni, Campagna romana o Meriggio 1903, olio su tela . Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Collezione L.F.


Infatti dopo il 1907, della cui produzione pittorica restano opere ispirate, come “Campagna Romana” o  “Meriggio” e  il magnifico "Ritratto della madre", grazie all’incontro con il letterato Filippo Tommaso Martinetti, con cui sottoscrive il Manifesto, Boccioni intraprende una ricerca attorno al tema della forma e del suo inserimento nello spazio che lo condurrà veso risultati eclatanti. Campagna romana o Meriggio, del 1903, presentata alla LXXIV Esposizione Internazionale di Belle Arti di Roma, risente ancora della lezione di Giacomo Balla, maestro di Boccioni negli anni romani, durante i quali frequenta anche l’Accademia di Belle Arti.  Tuttavia negli stessi anni in altri lavori si fa strada una visione diversa dello scorcio paesaggistico. In Casolare (1908) la pennellata filamentosa e vibrante restituisce una visione in movimento del paesaggio, forse colto dal finestrino di un treno. La stessa struttura compositiva si ritrova in Treno che passa (1908) dove la sagoma di un convoglio a vapore irrompe nella scena come un’ombra fuggevole e imprime un forte senso di dinamismo, che sembra preludere ai successivi temi futuristi.

Umberto Boccioni Sera d'aprile 1908 Olio su tela.
Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano, Donazione Chiattone




Umberto Boccioni, Ritratto femminile 1911 Olio su tela. Collezione della Fondazione Cariverona, Italia

Boccioni è ormai interessato alla velocità della modernità nascente contro l’immobilità del passato rurale, alla pittura della sintesi contro la pittura dal vero. In questo senso, all’interno del nucleo di opere di Gaetano Chiattone,  Sera d'aprile (1908) ci mostra un paesaggio brumoso “fatto di memoria”, come scrive l’Artista, una veduta della periferia urbana, in cui egli si allontana dall’en plein air per avvicinarsi a una pittura fatta di suggestioni visive. Ma fra tutte queste opere emerge una tela bellissima che anticipa le prime espressioni  di impronta futurista: é lo straordinario Nudo di spalle (Controluce) del 1909, in cui l’Artista ritrae la madre Cecilia Forlani di spalle, in un’inquadratura di sapore fotografioa. Non esiste uno sfondo ma una luce che costruisce la forma e la fa risplendere trasfigurando l’imagine in una visione instabile quanto poetica. Anche il colore assume sfumature e toni diversi, come nel Ritratto femminile (1911), in cui l’integrazione tra figura e sfondo è messa in atto attraverso il colore, non più naturalistico, esalta soprattutto il dinamismo dell’immagine. Il passaggio da una riflessione sul colore e sulla luce a quella sulla forma e sulle linee di forza, elementi cardine del vocabolario futurista, è evidente nel dipinto Visioni simultanee dello stesso anno. 



Umberto Boccioni Nudo di spalle (Controluce) 1909. Olio su tela. Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Collezione L.F.




Umberto Boccioni, Visioni simultanee 1911, olio su tela. Von der Heydt-Museums Wuppertal

Qui Boccioni si misura con la possibilità di rappresentare simultaneamente “le forme dell’ambiente esterno intessute all’estensione temporale della realtà interiore”. È una visione che nasce dal confronto con la lezione cubista, scoperta dall’Artista durante il soggiorno parigino dell’autunno 1911, e che riflette il clima culturale del tempo, segnato dal progresso scientifico e dalla nuova coscienza della quarta dimensione elaborata da Einstein. I dipinti delle campagne lombarde sono ormai lontani: “a partire dalla fine del 1911 (fino a esaurimento nel 1914), la svolta al Futurismo di Boccioni appare definitivamente compiuta. Con il prosieguo delle ricerche l’Artista apre nuovi orizzonti trovando soprattutto in ambito plastico gli esiti più originali e unici”, sottolinea la curatrice Cristina Sonderegger.
Come sappiamo la carriera dell’Artista continuerà per pochissimo tempo, in cui creerà capolavori di pittura e di scultura di grande bellezza e novità. Purtroppo arruolatosi volontario allo scoppio della I guerra mondiale, lui che, come tutti i giovani futuristi, aveva inneggiato alla guerra, non avrà il privilegio di morire in battaglia, bensì durante un’esercitazione militare alla periferia di Verona nel 1916, a soli 34 anni e per una banale caduta da cavallo, quell’animale tanto amato, simbolo dell'energia e della velocità, così vigorosamente ritratto più volte nella sua prestigiosa carriera artistica.
L'interessante mostra al MASI LUGANO dal titolo “BOCCIONI verso la liberazione futurista” terminerà il 24 gennaio 2027.




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