Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XX - n.85 - Ottobre - dicembre 2025
MUSEO A CIELO APERTO 

FRANCESCO BORROMINI: il fascino inquieto del  BAROCCO romano

di Bruna Condoleo


Il chiostro della Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane(1634/35)
La Chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza ( 1643/1662): la facciata concava, l'alto tamburo della cupola e la lanterna


Personalità tormentata, uomo solitario e introverso, interamente dedito alla sua ispirazione architettonica, Francesco Borromini ha regalato alla Roma barocca il frutto di un’ originale concezione artistica. La sua genialità permise alla Città seicentesca di acquisire il fascino inquieto di forme mosse e tormentate, di campanili svettanti, di inedite cupole e di roteanti lanterne spiraliformi ideate a lambire il cielo. Da umile scalpellino a conteso architetto della Roma pontificia, l’Artista lombardo, schivo e tenebroso come la sua arte ampiamente testimonia, ha progettato chiese, palazzi e chiostri con la cura e con la perizia di un grande artista, che grazie a un’incontenibile fantasia, a uno spirito di ricerca mai sopito e a una straordinaria audacia inventiva è stato capace di creare uno stile originale ispirandosi liberamente a culture diverse, dalle suggestioni dell’arte gotica alle esperienze del lontano Oriente. Le piante delle sue chiese, S. Carlo alle Quattro Fontane e Sant' Ivo alla Sapienza, sono il frutto di complicati innesti di strutture geometriche che divengono infine forme estrose e inedite, dai perimetri serpeggianti e ondulati.

 





L' immaginifica cupola lobata della chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza
La roteante lanterna di Sant'Ivo

Alla esuberante magniloquenza di Gian Lorenzo Bernini, esponente privilegiato del fastoso barocco romano, Borromini oppone il rigore della tecnica, alla sonora dilatazione berniniana degli spazi una costrizione ansiosa, alla preziosità dei materiali marmorei utilizzati dal genio napoletano l'essenzialità e il candore degli intonaci. Le sue cupole hanno forme ovali, lobate, arricchite da motivi decorativi, cavità e convessità, come quella di Sant’Ivo, una sorta di stella a sei punte, che si libra verso l’infinito, inaspettatamente, grazie a un'altissima lanterna dagli avvitanti profili, che nel ruotare concentrico di anelli levati a reggere una ghirlanda di fiamma rende tangibile il bisogno di colloquiare con Dio. Colonne, modanature aggettanti, sculture e stucchi animano di ardente pittoricismo pareti interne, facciate, fastigi, campanili: volute estrose, teste e ali frementi di angeli testimoniano di una plastica inquietudine di matrice michelangiolesca.



La modulata facciata della chiesa di Sant'Agnese in agone con l'incombente cupola e i due aerei campanili (1653/1657)





Un particolare scorcio delle movimentate strutture di sant'Agnese in Piazza Navona


Padrone di ogni tecnica, lontano da facili esibizionismi, l’Architetto segue con scrupolo l’esecuzione dei suoi progetti a volere esprimere in ogni membratura, in ogni elemento decorativo la propria tensione interiore, gli aneliti e i dubbi della fede controriformistica.
Scelto come architetto dai Padri Trinitari Spagnoli nel 1634 per il restauro della chiesetta di San Carlo alle 4 fontane, Borromini vince una difficile sfida: nel Chiostro, ricavato in un piccolo vano attiguo alla Chiesa, inventa un ottagono sghembo e rendendo convessi gli angoli brevi, modulando in coerenza aritmica l’apertura fra le colonne e i forti contrasti luministici della balaustra riesce ad amplificare lo spazio grazie a dinamiche concatenazioni. Quando Papa Innocenzo X Pamphili gli affida nel 1653 la realizzazione della Chiesa di Santa Agnese in Agone, il Borromini progetta una struttura di prorompente bellezza che dona unità alla pittoresca scenografia di Piazza Navona. Già iniziata da Giacomo Rainaldi, la chiesa, sorta in età medioevale sul luogo del martirio della Santa, è l’opera più famosa dell’Artista: con gli aerei campanili, l’ampia cupola incombente sulla lunga e modulata facciata, rappresenta una tipologia inedita, tanto da far sorgere una leggenda popolare, arrivata fino a noi.






Uno dei campanili di San'Agnese con la statua della Santa a sinistra
La fontana dei 4 fiumi del Bernini e la chiesa borrominiana: due geni a confronto!


Il gigante della Fontana berniniana che simboleggia il Gange, posto di fronte alla facciata, sembra voler arginare con il gesto della mano l’ipotetico “crollo” della cupola, poggiata su di un altissimo tamburo: la nota rivalità tra i due artisti è ben enfatizzata da questo aneddoto non veritiero, dato che la chiesa fu ultimata nel 1657, anni dopo la fine dei lavori della Fontana dei 4 Fiumi (1651).
Lo stile architettonico borrominiano ha dunque caratteri autonomi: l’enfasi e la magniloquenza barocche si risolvono nei suoi edifici in aerea lievità e la retorica della persuasione, in auge nel periodo della Controriforma, si trasforma in desiderio di comunicazione, vissuto nell’intimo della coscienza, ricco di pathos e privo di ampollosità. Nell’ultima sua opera, la facciata della Chiesa di S. Carlo, il dinamismo delle membrature diviene ondulazione frenetica: nicchie, statue, cornici infliggono alla parete un ritmo tortuoso come se una gigantesca mano ne abbia modellato le forme o un vento impetuoso incurvato le superfici. Ogni più piccola parte di questa chiesa è struttura che si smaterializza per esprimere il tormento di un uomo che mise fine alla sua vita con un tragico gesto, su cui pesano ancora dubbi e mistero. A 426 anni dalla sua nascita, avvenuta a Bissone sul lago di Lugano, l’ingegnosa creatività e la sconcertante modernità dell’Artista riescono sempre a stupirci e ad affascinarci!





La Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane (1634/1640) posta su via del Qurinale con una delle fontane raffigurante il Tevere
Una prospettiva dal basso della ondulata facciata di San Carlo alle quattro Fontane




Bruna Condoleo, storica dell'arte e del costume, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte




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