Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XX - n.85 - Ottobre - dicembre 2025
IN MOSTRA 


Pisa . "BELLE ÉPOQUE. Pittori italiani a Parigi nell'età dell'Impressionismo"

di Bruna Condoleo



Si sta svolgendo a Palazzo Blu di Pisa “BELLE ÉPOQUE. Pittori italiani a Parigi nell’età dell’Impressionismo”, una grande mostra che mette in luce l’arte di tre grandi artisti italiani nella Parigi fin de siécle tra Ottocento e Novecento: Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis e Federico Zandomeneghi. L’esposizione, curata dalla storica dell’arte professoressa Francesca Dini, tra i più autorevoli studiosi ed esperti del secondo Ottocento italiano, è promossa dalla Fondazione Palazzo Blu, organizzata da MondoMostre con il contributo di Fondazione Pisa e vanta la pestigiosa collaborazione della Pinacoteca De Nittis di Barletta.Con circa 100 opere provenienti da prestigiosi Musei internazionali e italiani e da collezioni private francesi e italiane, la mostra pisana intende valorizzare il contributo di raffinatezza formale e originalità che i nostri artisti hanno saputo apportare all’arte francese. Il progetto espositivo si propone non solo di raccontare la bellezza e l’eleganza della Belle Époque, ma anche di storicizzare criticamente il ruolo dei pittori italiani a Parigi, spesso relegati a una funzione decorativa o compiacente, eppure centrali nella definizione visiva della modernità europea. Ribelle a qualsiasi insegnamento tradizionale Giuseppe de Nittis (Barletta 1846) è considerato, con Giovanni Boldini e Federico Zandimeneghi, uno dei pittori italiani, definiti "les italiens de Paris", capaci di  imporre nella Ville Lumière il loro talento, aprendosi alle novità impressioniste. Ancora giovanissimo, De Nittis è cofondatore a Napoli, nel 1863, della Scuola di Resina che, contrapponendosi alla pittura di storia allora in vigore, propone una pittura di paesaggio liberata dai condizionamenti letterari e accademici.



Giuseppe De Nittis, Nei campi intorno a Londra 1875 ca. Olio su tela 41 x 50 cm Collezione
privata, courtesy Fondazione Enrico Piceni, Milano


La sua formazione continua poi a Firenze nell'ambiente dei Macchiaioli, ma nel 1867 compie il primo viaggio a Parigi, dove si trasferisce definitivamente cinque anni dopo. Nella Capitale francese la sua arte assume tematiche e ritmi diversi; fa velocemente conoscenza dei pittori realisti, come Edouard Manet, ma stringe rapporti con gli impressionisti Gustave Caillebotte ed Edgar Degas, che lo invitano a partecipare nel 1874 alla I° esposizione della Nouvelle peinture, presso il fotografo Nadar. A contatto con il nuovo linguaggio pittorico francese De Nittis inizia a preferire soggetti cittadini e scene all'aria aperta, ritraendo spesso la sua donna, Léontine, sull'acqua o in un giardino; la sua pittura diventa in breve l'immagine della felicità e dell'istante, interessata a fermare sulla tela eventi quotidiani, passeggiate e momenti gioiosi con la freschezza di un realistico reportage, mai superficiale nè manierato. Le sue tele traducono il dipanarsi della vita moderna delle classi più agiate, con i loro riti eleganti e con gli svaghi esclusivi, come le corse dei cavalli o i balli alla moda, tanto cari a Pierre Auguste Renoir, ma anche paesaggista delle vie parigine, della Senna e dei suoi ponti. Dal 1873 al 1874 il Pittore lavora anche a Londra, colpito dall'animazione della città moderna che rappresenta con un realismo carico di inventiva cromatica producendo una serie di paesaggi atmosferici, influenzati da Turner e Whistler, grandi protagonisti del romanticismo inglese, e panorami di Westminster con le caratteristiche torri immerse nella nebbia, avvalendosi di inquadrature insolite, evocatrici di analoghi dipinti di Claude Monet e di Manet.



Giuseppe De Nittis, Ritorno dalle corse, 1875 Olio su tela 58,1 x 114,6 cm. Philadelphia Museum of Art: dono di John G. Johnson per la W. P. Wilstach Collection (W1906-1-10)






Bellissima la tela "Nei campi intorno a Londra", esposta a Palazzo Blu, per la sinfonia delle tinte, per la leggerezza del tocco e per l'ampia spazialità creata dalle sfumature atmosferiche. Tornato a Parigi, i campi da corse di Auteuil e di Longchamp diventano uno dei temi favoriti: luoghi d'incontro e di socievolezza, gli ippodromi offrono al Pittore l'opportunità di ritrarre le folle con le eleganti silhouettes delle parigine intente a seguire le gare. La sua tecnica utilizza un tocco leggero e rapido che tuttavia mantiene un' originalità rispetto alla pennellata impressionista a virgola, mettendo a frutto un sapiente stile da bozzettista e preferendo le tinte scure e il nero, come accade nelle tele più famose, fra cui "Le corse a Longchamp" del 1883, dipinta un anno prima della sua morte. La vera protagonista di quest'opera è la folla degli spettatori, rapida, convulsa, dipinta con macchie scure e tratti colorati, colta nell'euforia della gara appena iniziata, espressione di quella società mondana e proiettata verso il progresso generato dall'ottimismo di fine secolo, desiderosa di assaporare la vita in tutti i suoi aspetti più esaltanti e piacevoli. Tra le ultime opere voglio ricordare l'incantevole «Colazione in giardino», in cui De Nittis ritrae intorno alla tavola della colazione la moglie Léontine e il figlio, mentre sulla tovaglia un tovagliolo sgualcito sembra evocare tristemente la futura assenza dell'Artista. Colpito, infatti, da congestione cerebrale il 21 agosto 1884 Giuseppe De Nittis muore a soli 38 anni! La città natale, Barletta, ha raccolto fin dal 2007 nella Pinacoteca De Nittis in Palazzo della Marra ben 200 opere del Pittorea, lascito della moglie Léontine Gruvelle, provenienti dell'arredamento della sua casa parigina: alcune di queste tele sono presenti nella mostra a Palazzo Blu..




Giovanni Boldini, Sulla panchina al Bois, 1872 Olio su tavola 46 x 34 cm. Collezione privata



Giovanni Boldini, Ritratto di Helleu che dipinge Madame Gauterau, 1884 Olio su ceramica Deck 30 cm. Collezione privata



Pittore raffinatissimo, affascinato dal mondo femminile e dalla vita mondana, Giovanni Boldini (Ferrara 1842/ Parigi 1931) incarna un genere di artista di fine secolo dotato di virtuosistiche capacità esecutive e di una singolare freschezza d'ispirazione. Assecondato dal pubblico e dalla critica, egli ha creato nella lunga vita una carrellata di immagini piene di grazia, di glamour e di elegante bellezza estetica. Figlio di un pittore e restauratore, dopo aver frequentato l'Accademia di Belle Arti di Firenze negli anni '60 entrò in contatto con la cerchia dei pittori Macchiaioli chesi incontravano al Caffè Michelangelo per proporre una pittura antiaccademica e realistica, contrassegnata dalla tecnica della macchia e dalla predilezione per il paesaggio. Tuttavia Boldini si rivelò subito maggiormente interessato al ritratto e studiò l'opera di Frans Hals, celebre ritrattista olandese del 1600: grazie a questa passione riuscì a ottenere protezione e incoraggiamento da parte dei nobili inglesi Falconer, residenti in Toscana, che divennero i suoi mecenati.



Federico Zandomeneghi, Al Caffè Nouvelle Athènes 1885. Olio su tela 90 x 70 cm. Collezione privata


Vittorio Matteo Corcos, Istitutrici ai Campi Elisi 1892 Olio su tela 171 x 140 cm. Collezione Palazzo Foresti - Carpi

Giunto nel 1867 a Parigi in occasione dell'Esposizione Universale, ebbe modo di frequentare la nobiltà e i salotti dell'opulenta società francese; dopo un breve soggiorno a Londra, l'artista ferrarese si stabilì definitivamente nella Capitale a Place Pigalle, dove negli anni '70 partecipò a importanti mostre, esponendo opere che già rivelano una grazia disarmante espressa in piccole figure, nei dettagli ambientali, nel tocco rapido e nei colori smaglianti, quasi d'origine settecentesca, come in "Sulla panchina al bois" o in "Ragazza che legge". Tuttavia fu la predilezione per il ritratto che permise a Boldini di divenire in breve l'indiscusso ritrattista alla moda e di partecipare sempre con successo ai Salons ufficiali di pittura. Corteggiato dall'alta società, seppe coniare nei ritratti un modello di grazia idealizzato, rispondente all'avvenenza delle signore del tempo, che spesso evoca nei tratti fisionomici la figura di Berthè, prima modella e amante francese del pittore. Sono un esempio di questo suo interesse le fulgenti tele che raffigurano Madame Ferguson, Madame Lanthème, la Contessa de Rasty, Madame charlew Max, Donna Franca Florio , per nominarne soltanto alcune. L'elegante stile di Boldini, caratterizzato da lunghe pennellate veloci e guizzanti, da un cromatismo brillante e da forme allungate, riflette efficacemente gli stili di vita di una società estetizzante che ama essere rappresentata con modi, gesti e atteggiamenti aristocratici.





Vittorio Matteo Corcos, In lettura sul mare 1910. Olio su tela 130 x 228 cm. Collezione privata



L'artista ferrarese ricerca ovunque i segni tangibili della bellezza: negli eleganti dandy, nei volti graziosi e nei languidi sguardi di fanciulle, negli slanciati corpi femminili fasciati da vaporosi tessuti. Bellissimi sono, infatti, gli abiti delle donne ritratte, nobili, ricche borghesi o amanti che posano per il Pittore felici di essere immortalate fra il fruscio di sete e di piume, sedute su fastosi divani in appartamenti lussuosi o dinanzi a specchiere dorate. Tra il 1880 e il 1910 il Maestro trionfa nei Salons parigini fornendo con i suoi ritratti una nuova rappresentazione della femminilità alla quale le clienti sono felici di adeguarsi; produce, infatti, immagini di raffinatissima sensuale bellezza, accentuata dalla profondità degli sguardi, sempre inquieti, stimolanti e misteriosi. La rapidità della sua tecnica pittorica sembra voler inseguire l'attimo fuggente, evocando l'effimero fascino della giovinezza; tuttavia in altre tele si può apprezzare di Boldini anche una temperamento pittorico più meditativo, come nel pensoso e austero ritratto di "Giuseppe Verdi seduto" ('86) oppure in "L'amico fedele" del '72, un olio dove l'affettuoso abbraccio di una fanciulla al suo cagnolino fissa un momento sincero di sapore intimistico.
Nato a Venezia nel 1841 Federico Zandomeneghi fin da giovane aveva mostrato un generoso sentimento patriottico tanto da partecipare all'impresa garibaldina dei Mille; a Firenze, poi, si era unito dal 1862 al gruppo dei Macchiaioli, condividendo con i giovani pittori l' attenzione al vero, come rivelano le prime tele.



Raimundo de Madrazo y Garreta, Le ruban rose (il nastro rosa). Olio su tela 81 x 65 cm. Courtesy Galerie Ary Jan, Paris

Ma è a Parigi, dove giunge nel 1874, che Zandomeneghi trova la più autentica vena stilistica: non è interessato alla metropoli elegante e internazionale, ma all'ambiente borghese e artistico di Montmartre, dove vivono Toulouse Lautrec e Suzanne Valadon, spirito ribelle e anticonformista, quest'ultima, modella di molti artisti, fra cui Renoir e anche lei valente pittrice. Nella Ville Lumière il pittore ha l'occasione di conoscere gli impressionisti fin dalla prima mostra, ma di apprezzare più profondamente le personalità di artisti come Renoir e soprattutto Degas con cui parteciperà anche ad alcune esposizioni impressioniste dal 1879 al 1886. Molte delle opere del pittore veneziano richiamano, infatti, le scene d'intimità quotidiana di fanciulle che si pettinano o si guardano allo specchio, realizzate con gusto realistico, anche se rispetto all'opera di Degas il suo verismo è scevro da qualsiasi spirito di denuncia sociale. Nel confronto con gli Impressionisti sono da segnalare la capacità di Zandomeneghi di elaborare un originale cromatismo di matrice veneta, presente nella sua formazione e mai venuto meno, e un gusto per la plasticità delle forme che il pittore evidenzia nel disegnare i corpi e i visi delle fanciulle. Le figure femminili emanano un fascino delicato per la grazia dei gesti, per la dolcezza degli incarnati e per l'attenzione ai particolari del loro abbigliamento (l'artista era stato disegnatore di figurini per le riviste di moda); nelle vedute cittadine, invece, egli mostra una scomposizione del colore e una luminosità di tocco che sembrano preannunciare future sperimentazioni tecniche. Tornato in Italia l 'Artista continua, infatti, le ricerche cromatiche iniziate a Parigi, visibili in alcune tele dove appare una pennellata già divisionista, come accade in "Place d'Anvers a Paris", considerato un capolavoro, una veduta cittadina animata e pervasa da un luminismo tremulo e instabile che supera ormai la tecnica impressionista. Federico Zandomeneghi muore a Parigi nel 1917. La mostra si sofferma inoltre sul contributo offerto all'arte di inizio '900 da artisti europei a Parigi, come lo spagnolo Raimundo de Madrazo y Garreta, autore di immagini delicate di fanciulle sognanti, nonchè sulle opere di Vittorio Corcos, pittore sensibile e di talento, che porta in Toscana il nuovo stile francese grazie al suo gusto per l'intimità domestica, per la mondanità balneare e per il sogno, da lui tradotto in uno stile raffinato e poetico di cui è massima espressione l'affascinante tela "In lettura sul mare".
L'interessante e ricca mostra pisana "BELLE EPOQUE" si concluderà il 7 aprile 2026.



Bruna Condoleo, storica dell'arte e del costume, saggista e curatrice di mostre e cataloghi d'arte



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