Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XX - n.85 - Ottobre - dicembre 2025
IN MOSTRA 


Livorno. GIOVANNI FATTORI. Una rivoluzione in pittura
di Bruna Condoleo






Giovanni Fattori, Una carica di cavalleria a Montebello,1862 (o Un episodio della battaglia di Montebello).
olio su tela, 204× 290 cm Museo Civico Giovanni Fattori, Livorno



A Livorno in villa Mimbelli, sede del Museo dedicato a Giovanni Fattori, si sta svolendo l''mportante mostra Giovanni Fattori. Una rivoluzione in pittura, in occasione del  bicentenario della nascita dell’Artista, maestro innovatore ed eccezionale incisore. nella storia dell'arte il suo nome è legato alla rivoluzione macchiaiola, attuata da un movimento di cui Fattori rappresenta la figura centrale. La definizione Macchiaioli apparve alla metà dell’800 a Firenze sulla “Gazzetta del Popolo”, riferita a un gruppo di artisti abituati a dipingere con forti contrasti cromatici, termine che intendeva stigmatizzare con un’accezione negativa l' inusuale tecnica a macchia, ovvero una modalità pittorica che non delineava i particolari di un’immagine ma soltanto gli elementi significanti.  I giovani artisti, provenienti da varie regioni italiane e riuniti al Caffè Michelangelo nel capoluogo toscano, erano accomunati da una stessa visione della politica di fede repubblicana, amavano dipingere all’aperto ed erano curiosi delle novità pittoriche provenienti dalla Francia, soprattutto delle istanze paesaggistiche dei pittori della Scuola di Barbizon, amanti della natura e interessati a un realismo immediato. Il merito dei Macchiaioli risiede nell'aver svecchiato lo statico ambiente accademico italiano di metà Ottocento, sia con la pittura dal vero, sia con l'uso della macchia.




Giovanni Fattori, La torre rossa, (La torre del Magnale), ca 1866 -67 olio su tavola, 14 × 28 cm. Museo Civico Giovanni Fattori, Livorno




La Signora Teresa Fabbrini a Castiglioncello, 1867-70 ca. Olio su tavola, 20x35 cm Museo Civico Giovanni Fattori, Livorno



La somiglianza che a volte si suole instaurare con l'Impressionismo francese non è veritiera dal momento che nell'arte macchiaiola rimane sempre presente il collegamento alla tradizione della pittura italiana; inoltre le parti che compongono un dipinto macchiaiolo sono composte per masse, con pochi dettagli analitici, destinando una grande attenzione all'accostamento di toni contrastanti, per cui la tecnica a "macchia" non è accomunabile alla pennellata impressionista che invece sfalda nella luce figure e cose captandone soprattutto la mutevolezza atmosferica.
Protetti e stimolati dal critico e collezionista Diego Martelli, i pittori De Tivoli, Costa, Cecioni, Abbati, Sernesi, Lega, Signorini, Fattori, D'Ancona, Capianca si riunivano in diverse località della Toscana (Piagentina e Castiglioncello) per dipingere ampi paesaggi, vie di paesi, marine, soggetti realizzati con macchie di colore e caratterizzati da contrasti netti di luce e ombra. Tra questi artisti s'impose Giovanni Fattori (Livorno 1825 / Firenze 1908) che fu patriota e combattè per gli ideali repubblicani, come mostrano i suoi quadri di battaglie dove emerge l’attenzione ai  temi storici collegati alle guerre risorgimentali, ma anche l’interesse per argomenti tratti dalla letteratura romantica francese e inglese, Victor Hugo e Walter Scott soprattutto, rappresentati senza enfasi e con veridicità, soffermandosi non sui grandi fatti d'armi, ma su episodi marginali rivelatori di umani sentimenti.



Giovanni Fattori, Ciociara al balcone (ritratto di Amalia Nollemberg) 1880-1881 ca.
Olio su tela,collezione privata
©Archivio Dini Firenze
Giovanni Fattori
Ritratto di buttero, 1882-1885
olio su tavola, 40x 30 cm
collezione privata


La svolta macchiaiola di Fattori si attua in "La rotonda Palmieri ", una tavoletta (15x35 cm) del 1866 in cui è ritratta una scena quotidiana presso i bagni livornesi, dove un gruppo di signore respirano aria di mare al riparo di una tenda gialla. L'opera, malgrado appaia creata di getto, ha subito un lungo tempo di gestazione da parte dell'Artista; la finalità di Fattori, infatti, non è quella di dare la sensazione dell'immediatezza della scena, ma di sintetizzare con macchie costruttive di colore le figure e lo spazio. Nessun elemento analitico compare nelle immagini, eppure nella visione d'insieme l'occhio percepisce l'accenno ai particolari, che sia un'acconciatura, la forma di un copricapo o di uno scialle. Analizzando le sue opere vengono in mente la sintesi e l'essenzialità dell'arte quattrocentesca, ben presenti nella cultura del Pittore livornese, anche se la sua poetica si libera di ogni sostanza narrativa per dipingere la realtà così com'è, con le sue asprezze e con le sue fatiche, ma sempre espressa con solennità e bellezza silenziosa. La natura, il mare, la terra, il lavoro umano sono i temi della sua pittura in cui la potenza descrittiva dei colori assume un ruolo centrale, anticipando di un decennio la rivoluzione impressionista francese. Ma non bisogna dimenticare l'importanza dei ritratti, specchio di un'umanità varia e intensa che ci guarda e sa parlare alle nostre anime: borghesi, contadini, donne fiere, famigliari, formidabili per capacità introspettiva, come "Il ritratto della Figliastra" (1889) Giuliana Marinelli, un capolavoro per qualità formali ed espressive.




Giovanni Fattori, Pagliaio, ca 1885
olio su cartone, 24× 42 cm.
Museo Civico Giovanni Fattori, Livorno





Giovanni Fattori, Mandria maremmana, 1893
olio su tela, 200×300 cm
Museo Civico Giovanni Fattori, Livorno



La mostra livornese "Giovanni Fattori. Una rivoluzione in pittura" raccoglie la vasta produzione dell'artista, ad iniziare dalla prima opera conosciuta, ovvero un ex voto per una caduta da cavallo, creato a soli 23 anni, nel 1848, per continuare con i grandi dipinti di battaglie, come "Una carica di cavalleria a Montebello", cui si aggiungono i potenti ritratti, le solitarie vedute paesaggistiche e i lungomari, nonchè i momenti della vita quotidiana, tutto reso con semplicità e con calore umano. Dopo gli anni '80 per i pittori Macchiaioli si apriranno esiti diversi; per Fattori si attuerà un ritorno ai soggetti bucolici e storici, realizzati con il senso di una monumentale, carducciana bellezza e con grande sapienza cromatica e luministica, come emerge, ad esempio, nelle tele Mandria maremmana, In vedetta o la serie dei Bovi al carro dove le inquadrature orizzontali dello spazio risultano un elemento innovativo di grande suggestione. Infine la pratica delle attività incisorie, per cui ottenne riconoscimenti prestigiosi, spinse il Fattori verso interessanti sperimentazioni cromatiche negli ultimi anni di lavoro. Molto coinvolgente a parer mio l'ultima opera del Maestro dal sotto titolo "Ultime pennellate", un cavallo solitario in riva al mare che appare un ritorno a un tema delle origini, ma anche un triste presagio della sua imminente fine!
Curato da Vincenzo Farinella il volume monografico, pubblicato in occasione di questa mostra con i contributi dei maggiori studiosi del periodo, mette in evidenza la complessità della figura dell'artista livornese, non soltanto in quanto caposcuola del movimento macchiaiolo, ma come pittore completo, rispettoso della grande tradizione italiana ma anche innovatore, capace di affrontare tutti i temi pittorici con originalità e salda coerenza stilistica. La mostra Giovanni Fattori. Una rivoluzione in pittura si concluderà l'11 gennaio 2026




Giovanni Fattori, Capanno e cavallo in riva al mare,1908 (Ultime pennellate)
olio su tela, 83×173 cm
Museo Civico Giovanni Fattori, Livorno




Bruna Condoleo, storica dell'arte e del costume, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright