Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XXI - n.87 - Aprile - giugno 2026
IN MOSTRA 


Bassano del Grappa. "GIOVANNI SEGANTINI"
Un messaggio artistico di grande attualità

di Bruna Condoleo




Si sta svolgendo presso i Musei Civici di Bassano del Grappa la grande mostra dedicata a "Giovanni Segantini" a oltre dieci anni dall'ultima esposizione italiana dedicata a uno dei massimi esponenti del Divisionism, amante della natura e cantore della montagna. La mostra è curata da Niccolo D'Agati, docente di Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e il Politecnico di Milano, curatore scientifico della Galleria Civica G. Segantini di Arco, luogo natale dell'Artista, uno tra i principali studiosi dell'arte italiana tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, il quale ha riunito un gruppo di studiosi di caratura internazionale per la stesura dei saggi che illustrano le diverse sezioni dell'esposizione. "Un legame ideale unisce Giovanni Segantini e il suo universo alpino e naturale a Bassano del Grappa e al suo territorio", afferma Barbara Guidi, Direttrice dei Musei Civici di Bassano del Grappa, e continua: "Sarà un'esposizione di alto valore scientifico che invita a riscoprire Segantini come figura centrale dell'arte europea di fine Ottocento. In un'epoca che chiede con urgenza di ripensare il rapporto tra Uomo e Natura, la sua opera, che è a un tempo concreta e visionaria, reale e simbolica, risuona oggi con sorprendente attualità". La prima parte dell'esposizione è dedicata all'influenza della Scapigliatura milanese sulle prime opere di Segantini, per poi indagare i paralleli con l'arte di Jean Millet e Vincent van Gogh, seguita dalla fase svizzera in cui il Pittore dedicò alla montagna le più affascinanti visioni paesaggistiche con una tecnica divisionista, per finire con l'ultima fase simbolista del suo cammino artistico.



Jean-François Millet, Pastorella con il suo gregge, 1863 c. Legato di Alfred Chauchard, 1910. © Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt



Nato ad Arco (TR) nel 1858, Giovanni Segantini ebbe una vita breve e una giovinezza tormentata; iscrittosi nel 1874 all'Accademia di Brera a Milano, dopo essersi dedicato a una pittura d'impronta naturalistica in voga nell'ambiente lombardo, caratterizzata dai toni scuri, decide di ritirarsi in campagna sulle colline della Brianza, innamorato dei paesaggi naturali e successivamente dei panorami luminosi che offrivano le montagne dei Grigioni in Svizzera, iniziando a dipingere con entusiasmo secondo le nuove tecniche divisioniste. L'incontro con il mercante d'arte Vittore Grubicy nel 1879 sarà decisivo per Segantini e costituirà l'inizio della sua fortuna critica. Le prime tele, dalle linee eleganti che evocano lo stile liberty diffuso alla fine del secolo in tutta Europa, s'intingono ben presto di un'atmosfera mistica e piena di spiritualità. La passione per la vita solitaria, a stretto contatto con i panorami di montagna che non escludono evocazioni simboliste, gli consente di creare grandiosi paesaggi, molto lontani da quel progresso cittadino che avanza e sembra distruggere, agli occhi del Pittore, i valori etici agognati dalla sua panica visione della natura, soprattutto di quella alpina.





Giovanni Segantini, Ultimo autoritratto, 1898 c. © Comune di Milano, Castello Sforzesco, Gabinetto dei Disegni
Giovanni Segantini, Ave Maria a trasbordo, 1886-1888. © Segantini Museum St. Moritz - Deposito della Fondazione Otto Fischbacher Giovanni Segantini

Le pennellate materiche, stese anche con la spatola, premonitrici della tecnica divisionista, fanno una prima apparizione nel 1886 nella grande tela "Alla stanga" (1), che appaiono nei filamenti del prato, in contrapposizione con le stesure cromatiche ancora tradizionali con cui sono realizzati il paesaggio e il cielo. La straordinarietà del dipinto sta anche nel fatto che fino ad allora le proporzioni gigantesche delle tele erano destinate a scene di genere o di storia e non a soggetti di paesaggio. Segantini, al contrario, crea una solenne raffigurazione della quotidianità contadina che rammenta le tele di Jean Millet , sensibile esponente del Realismo francese, per la primitiva sacralità con cui è ritratta la vita dei campi; egli dipinge all'aria aperta, ma poi per 6 mesi elabora l'opera nel suo studio dove aveva trasportato l'enorme dipinto. La stanga è la staccionata che separa i pascoli dei due vicini paesi di Caglio e Sormano, cui vengono ricondotte le mucche al termine della giornata, accudite dalle contadine di cui il Pittore accenna appena i tratti del volto. La luce calda del tramonto proietta i profili diagonali nelle lunghe ombre, mentre gli ultimi raggi del sole penetrano nella nebbia umida delle colline grigio-azzurre sullo sfondo: è un'immagine di semplice ed eterna bellezza della vita a contatto con la natura!



Giovanni Segantini, Ritorno dal bosco, 1890. © Segantini Museum St. Moritz - Deposito della Fondazione Otto Fischbacher Giovanni Segantini

L'uso del puntinismo, ovvero la tecnica realizzata attraverso puntini, piccole macchie e filamenti di colore diverso, non mescolati sulla tavolozza, ma direttamente giustapposti sulla tela, è la caratteristica dello stile di Segantini dagli anni '90 in poi. A differenza del Pointillisme francese, legato strettamente alla sua base teorica e al rigore scientifico degli studi ottici, il divisionismo di Segantini, come quello di Gaetano Previati, altro valido esponente del movimento, possiede una struttura più libera ed emozionale che si evidenza negli speciali effetti luministici. Diversamente da Previati, però, la cui visione naturale tende all'astrazione, l'interpretazione della natura nelle opere di Segantini conserva sempre un'aderenza alla realtà, pur accentuando un afflato mistico che coinvolge cose e figure, ritratte solitamente al tramonto in un momento di religiosa meditazione, come accade in "Ave Maria a trasbordo", un olio molto suggestivo per i raffinati riflessi della luce vespertina per un'aura di elegiaco silenzio. In altre opere forme angeliche dai colori chiarissimi e luminosi suggeriscono significati simbolici che conducono all'origine della vita, come in "Gli amanti alle fonti della vita": l'immagine dell'acqua, simbolo d'eternità, il concetto dell' amore, la bellezza della natura sono temi centrali di un universo poetico che tende ad elevarsi a metafora universale. L'atmosfera nitida dei quadri di Segantini che sembra suggerire serenità e pace, come accade in "Sole d'autunno", a volte lascia tuttavia trasparire una sottile inquietudine che è quella dell'uomo in bilico tra due mondi: una mitica età dell'oro, ravvisabile nella semplicità della vita contadina e l' alienante esistenza cittadina, ignara dei ritmi eterni della natura.




Giovanni Segantini, Sole d’Autunno, 1887. © Comune di Arco, Galleria Civica G. Segantini


La perdita della madre in età infantile, le misere condizioni in cui visse a Milano con la sorellastra da cui fuggì, l' internamento in riformatorio hanno prodotto nel sensibile pittore traumi mai dimenticati, ma da lui elaborati proprio attraverso la pittura, vero refrigerio di un'anima alla ricerca di sé. Giovanni Segantini morì a Schafberg, in Svizzera, nel 1899: aveva soltanto 41 anni!
Un centinaio di opere provenienti dalle principali collezioni pubbliche e private italiane ed europee, dal Musée d'Orsay al Rijksmuseum di Amsterdam., sono esposte in questa ricca e interessante mostra, cui hanno collaborato due istituzioni fondamentali, la Galleria Civica G. Segantini di Arco e il Segantini Museum di St. Moritz. Promossa e organizzata dal Comune e dai Musei Civici di Bassano del Grappa, la mostra è stata realizzata con il contributo di Regione del Veneto nell'ambito dell'Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, un'iniziativa che accompagna i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali con un ricco calendario di eventi culturali diffusi sul territorio nazionale, sottolineando il ruolo centrale della cultura come ponte tra territori, generazioni e linguaggi. La mostra "GIOVANNI SEGANTINI", realizzata con il contributo del Club Alpino Italiano e Fondazione Banca Popolare di Marostica Volksbank, in collaborazione con Regione Lombardia e Dario Cimorelli Editore, si concluderà il 22 febbraio 2026.


(1) • L'opera "Alla stanga", oggi interamente restaurata, fu esposta per la prima volta alla Permanente di Milano nell'aprile del 1886, ottenendo grande riconoscimento dalla critica tanto da venire acquistata nel 1888 dal Governo Italiano per 18.000 lire, una cifra per i tempi molto alta! Chi volesse leggere l'articolo del nostro periodico relativo al restauro di quest'opera può cliccare il seguente link: www.arsetfuror.com/r14Notizie39M1.htm



Bruna Condoleo, storica dell'arte e del costume, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



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