Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
 
Work in progress - Anno XVIII - n.75- Aprile - giugno 2023
IL CAVALLO NELL'ARTE 

Il Cavallo nell'Arte

di Bruna Condoleo
 



Inizia con la nuova rubrica un'indagine sulla figura del cavallo, un excursus attraverso i secoli che intende far emergere i diversi significati attribuiti a questa immagine iconica che non ha mai smesso di attrarre pittori e scultori. Nella storia dell'arte, infatti, l'interesse per la figura del cavallo, in cui si assommano ambizioni, paure inconsce, simboli e sogni di libertÓ, non Ŕ mai venuto meno dalle etÓ preistoriche fino ad oggi, neanche quando le estetiche avanguardiste e neo-avanguardiste del XX secolo hanno travolto il tradizionale repertorio iconografico delle espressioni figurative. Il cavallo, archetipo narrativo e forma dell'immaginario collettivo, ha resistito alle dissacrazioni e alla diaspora dei soggetti millenari, ritrovando di volta in volta un'espressivitÓ consona alla moderna sensibilitÓ.


Olimpia (Grecia). Frontone orientale del Tempio di Zeus (part.). V sec. a. C. La quadriga marmorea del "Maestro di Olimpai"




Il primo cavallo della storia dell'arte, ritenuto naturale attributo del rango, dell'eroismo e della potenza di una stirpe guerriera, proviene dall’età greca arcaica: si tratta di piccole immagini fuse in bronzo di cavalli, di forma geometrica e dalla linea rigida ed essenziale. Seguendo lo sviluppo della civiltà ellenica il cavallo diviene  uno dei temi prediletti della scultura antica, dal Cavaliere Rampin, prima statua equestre in marmo (metà VI sec. a. C.), ai mitici cavalli marmorei dei Dioscuri dal frontone del tempio di Marasà, a Locri Epizefirii in Magna Grecia (fine VI-inizio V sec. a. C. ), fino ai famosi destrieri fidiaci che decoravano il frontone orientale del Partenone. Delle mirabili bighe e quadrighe bronzee che adornavano i timpani di templi celebri, come quello di Delfi dedicato a Febo (V sec. a.C.), nulla purtroppo rimane, ad eccezione dell'imponente "Auriga" alla guida del carro, mentre sono giunte fino a noi, sebbene non integre, le quadrighe in marmo del frontone orientale del tempio di Zeus ad Olimpia. La quadriga bronzea che decora la facciata della Basilica di S.Marco, originale greco risalente al IV sec. a. C. oppure al IV d. C., originariamente  collocata all’ippodromo di Costantinopoli ma trasportata nel XIII secolo a Venezia, è una testimonianza egregiamente conservatasi della perfezione plastica e dell'armonia formale di un soggetto che per millenni ha rappresentato un'attrattiva formidabile per moltissimi artisti.




Venezia. Quadriga bronzea, IV sec. a. C. oppure IV sec. d. C.('). Museo di San Marco


L'arte romana continu˛ a prediligere il cavallo scolpito negli splendidi gruppi equestri: il monumento a Marco Aurelio rappresenta, senza dubbio, l'apice di un gusto artistico che nel fiero e superbo animale vede il necessario completamento di uno status symbol: la potente e paternalistica immagine dell'imperatore guerriero! Sebbene il Medioevo non abbia mai trascurato la rappresentazione del cavallo, collegato soprattutto alle giostre e ai tornei, e pensiamo al Guidoriccio da Fogliano, il condottiero affrescato da Simone Martini con l'imponente mole del suo cavallo nella sala del Palazzo Pubblico di Siena, Ŕ nel Rinascimento che esso assume un ruolo di spicco, grazie anche all'importanza che rivestono nella societÓ delle signorie quattrocentesche i capitani di ventura, immortalati dagli artisti in groppa ai loro destrieri. Insuperati esemplari delle sculture equestri di questa età sono, infatti, il Gattamelata di Donatello, ritratto sul suo poderoso e docile cavallo che sembra segnare con il lento incedere la storia umana e Bartolomeo Colleoni di Andrea del Verrocchio, sprezzante e machiavellico condottiero che impone con iattanza il suo comando al focoso animale.




Andrea del Verrocchio. Monumento equestre a Bartolomeo Colleoni, bronzo, 1480/88. Venezia
Donatello. Monumento bronzeo al Gattamelata (Erasmo da Narni)
1446/53. Padova

Lo studio del corpo potente del cavallo, che ha interessato grandi pittori come Paolo Uccello e Pier della Francesca, ha trovato nell'arte del genio universale Leonardo da Vinci un tema di approfondimento, sia dal punto di vista anatomico-muscolare che da quello del reale dinamismo. Cavalli in riposo, ma soprattutto impennati, in corsa o al galoppo, dalle narici frementi, dalle teste nervose delineate con velocitÓ o con cura minuziosa, frutto sempre dell'osservazione diretta del vero: i disegni leonardeschi sono sempre una documentazione affascinante di alto valore scientifico-naturalistico oltre che artistico. Durante il soggiorno fiorentino Leonardo ebbe l'incarico di dipingere nel 1503 a Palazzo Vecchio la Battaglia di Anghiari, un impegno importante affidatogli da Pier Soderini, a capo della Repubblica, per il quale avrebbe dovuto dipingere un'intera parete della grande Sala dei Cinquecento, assieme al giovane rivale Michelangelo, al quale venne affidata la parete opposta per affrescarvi la Battaglia di Cascina. Purtroppo la tecnica usata da Leonardo, ovvero una sorta di encausto, non resse, soprattutto per la dimensione dell'opera e il tutto si sciolse malgrado il tentativo di far asciugare in fretta la parte dipinta con enormi bracieri! Dopo tale infausto evento Leonardo partì per Milano, dove lo attendevano progetti ambiziosi, come la statua equestre da dedicare alla dinastia degli Sforza che alla fine del 1400 Ludovico il Moro gli aveva commissionato, ma che non era stata portata a termine per l'arrivo dei Francesi a Milano. Innumerevoli gli studi e gli schizzi che possiamo ammirare nei suoi appunti, dove l'Artista aveva immaginato il "grande cavallo", come egli lo definisce, come un colossale monumento equestre in bronzo, capace di sfidare i due famosi già esistenti. Alto pi¨ di 7 metri, il doppio di quello del suo maestro Verrocchio, avrebbe dovuto rappresentare con oltre 60 tonnellate di bronzo il prode guerriero Francesco Sforza su di un cavallo imbizzarrito e scalpitante mentre atterra il nemico, sfidando i difficili problemi di statica che presentava l'esuberante tensione dinamica del gruppo scultoreo.





Copia di Pieter Paul Rubens (inizio XVII sec.) della parte centrale della "La Battaglia di Anghiari" di Leonardo


"e un incalzar di cavalli accorrenti
scalpitanti sugli elmi a' moribondi
e pianto, ed inni, e delle Parche il canto"
(da "I Sepolcri" , Ugo Foscolo)


Anche se la seconda versione del progetto ripropone una maggiore statica onde evitare le difficoltà presentatesi (vedi le due foto seguenti), i cavalli disegnati da Leonardo, a confronto con quelli di altri artisti a lui coevi hanno perduto la tradizionale forma compatta e con essa l'idealizzazione formale che aveva caratterizzato fino a quell'epoca la classica rappresentazione dell'animale, per divenire esemplari studiati dal "vivo" nelle scuderie dei nobili milanesi. Le sue rappresentazioni sanno esprimere nel dinamico ductus lineare non soltanto armonia, eleganza e vigore fisico, ma anche furia selvaggia, bestialità e rabbia, sentimenti non molto dissimili da quelli umani.
Anche i secoli XVII e XVIII individuarono nella forma pittorica e scultorea del cavallo un fascino singolare e benché il ruolo dell'animale venisse gradualmente a perdere la centralità mantenuta nei secoli precedenti, la sua immagine risulta ancora importante nei ritratti ufficiali, nelle parate principesche, nelle battaglie,  finanche nelle feste popolari. Nell'età contemporanea, sostituito dalla "macchina" e relegato a un ruolo elitario, sarà tuttavia ancora prescelto dai pittori impressionisti, attratti dall'entusiasmante ambiente delle corse negli Ippodromi parigini, dove poter ritrarre con dinamismo il cavallo e le sue fughe veloci, le scattanti andature, il ritmo agile delle sue curve anatomiche, come accade nel festoso clima delle gare ippiche di fine Ottocento. Il XX° secolo, malgrado le rivoluzioni iconografiche e concettuali, ha tributato ancora onore e fortuna all'immagine del cavallo, immortalato da grandi artisti come Picasso, De Chirico, Sassu, Messina, Marini (per citarne solo alcuni), i quali hanno intuito come la sua forma nervosa e atletica potesse ben esprimere la tensione, il coraggio, l'energia umani e divenire essa stessa, attraverso le loro opere, simbolo e metafora di lotta indomita e di libertà. Ma quest'ultima è una storia che tratteremo nei prossimi numeri della rubrica!




Leonardo da Vinci. Primo progetto per il monumento equestre di Francesco Sforza a Milano, fine XV secolo
Leonardo. Secondo progetto a sanguigna per il monumento a Francesco Sforza, ora custodito con altri schizzi nel Castello di Windsor


Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte





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