Paolo Uccello, Intervento decisivo di Micheletto Attendolo a San Romano, tecnica mista su tavola, 180x316 cm. 1438, Parigi, Museo del Louvre |
Chiunque si addentri in una disamina dell'opera completa di Paolo Uccello (Paolo Doni, Pratovecchio 1397/1475 Firenze) per approfondirne le tematiche estetiche, sarà colpito dalle anticipazioni geniali della sua visione figurativa, cromatica e prospettica. Fu grande pittore, spesso sottovalutato dai contemporanei, perché ritenuto artista contraddittorio e ingenuo, sospeso fra Medioevo visionario e Rinascimento razionale. Tuttavia la critica contemporanea (Pittaluga, Berenson, Parronchi, Oliva ed altri) ha giustamente evidenziato, oltre alla conclamata abilità disegnativa e plastica, l'originalità con cui Paolo Uccello elabora i soggetti tradizionali, svincolandosi dalla rigidità dei canoni quattrocenteschi e utilizzando uno studio scientifico e prospettico rigoroso, ma liberamente rimodellato dalle sue estrose doti immaginative. Personalità singolare, non sempre interprete dell'incrollabile fede conoscitiva dell'uomo del '400, durante il lungo cammino artistico si pone continuamente come ricercatore di soluzioni alternative e di audaci sperimentazioni prospettiche e coloristiche che anticipano alcune Avanguardie del '900. Conquiste sempre diverse, le sue, sofisticate e astratte, che non rinnegando completamente il passato, ne danno una trasfigurante rilettura critica. Nell'arte di Paolo Uccello si fa strada la ricerca di arcane simmetrie, di pure astrazioni cromatiche, di visioni quasi oniriche, come accade nel trittico della Battaglia di San Romano, tre tavole a tecnica mista in cui soggetto, forma e colori sono un pretesto per l'invenzione di immagini di una raffinata bellezza e di un'enigmatica realtà.
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Paolo Uccello, Niccolò da Tolentino alla testa dei fiorentini, tecnica mista su tavola 180x320 cm., 1438. National Gallery, Londra |
La prospettiva quattrocentesca utilizzata in modi sempre diversi, anche nello stesso dipinto, rielabora autonomamente i canoni brunelleschiani fondendoli con la prospettiva medioevale, altalenando fra effetto realistico e illusionismo fantastico: ne scaturisce un mondo figurativo ove fiaba e verità si intersecano, gioco e dramma si fondono con elegante perizia tecnica in una visione al di là del tempo e dello spazio empirici. Il simbolismo del suo linguaggio pittorico e l'autonomia assoluta del colore, intarsio prezioso di grande efficacia visiva, ovvero tutto ciò che ai contemporanei (Giorgio Vasari) poteva sembrare «ghiribizzo» solitario se paragonato al plastico realismo di Masaccio o alla chiarezza intellettualistica di Piero della Francesca, fa invece apparire la sua opera ancorata a quanto di magico eccita il sentimento e la fantasia. Con un'immagine ingenua e romantica al tempo stesso Giovanni Pascoli nei suoi Poemi Italici ha immortalato la figura di Paolo Uccello, ormai anziano ma intento al tramonto a dipingere sulla parete della casa l'immagine di un ciuffolotto che non aveva potuto comprare al mercato. Così si esprime il Poeta: “.....Era una sera estiva/ piena di voli. Il vecchio quella sera/ dimenticò la dolce prospettiva./ Dipingeva con la sua bella maniera/ nella parete, al fiammeggiar del cielo./ E il monachino rosso, ecco, lì era,/ posato sopra un ramoscel di melo.” Paolo Uccello ha mantenuto nei suoi lavori una coerenza di base: quasi tutti utilizzano più prospettive nella creazione della stessa immagine. Tale atteggiamento, in netta contrapposizione con le correnti di pensiero della sua età, lo ha spinto verso una ricerca che andava oltre la semplice realizzazione pittorica.
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Paolo Uccello, Disarcionamento di Bernardino della Carda, tecnica mista su tavola 182x323 cm. 1438. Galleria degli Uffizi, Firenze |
L'Artista apparteneva alla generazione degli uomini nuovi, di cui facevano parte Brunelleschi, Masaccio e Donatello e oltre ad essere pittore, era anche "prospettico", ovvero scienziato e pensatore insieme. Nei primi decenni del xv secolo l'arte figurativa è infatti considerata una "scienza" vera e propria, che coinvolge le leggi dell'ottica, della matematica, della geometria e della luce. La funzione della luce nelle opere del Nostro si oppone sia a quella di stampo masaccesca, reale e fonte di plasticità, sia a quella ricercata dall'Angelico, tutta sostanziata di afflato divino.
La prospettiva, di cui Paolo Uccello conosce magistralmente le regole, proprio in quanto offre la possibilità di dimensionare la realtà umana, diviene per lui l'occasione per un discorso critico più ampio, a volte demolitorio dell'esperienza figurativa del proprio tempo. Per l'Artista la realtà non è una condizione prefissata né da norme umane né da idee trascendenti, ma si identifica con il suo porsi come fatto etico. La prospettiva, perciò, non è da lui usata per rendere la cosa reale, ma per darle un'ambientazione, immetterla nello spazio puro e assoluto che il pittore ricrea. Com’è noto vivissima erano nel ‘400 la coscienza di un ideale artistico universale, l'esaltazione di un mondo perfetto e la divinizzazione della Bellezza: l'eticità di Paolo Uccello, invece, è il risultato di una presa di coscienza critica della relatività dei valori. Nei tre pannelli delle famose battaglie di San Romano sembra prendere il sopravvento la “plastico-geometria”, mentre nella fiabesca tela di
“San Giorgio e il drago” conservata a Londra, il cavallo bianco è una figura strabiliante per la sua deformazione espressionistica, quasi un moderno cartoon!
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Paolo Uccello, San Giorgio e il drago, olio su tela 57x73 cm. 1460 National Gallery, Londra |
Nelle 3 battaglie di San Romano, realmente accadute, ove Paolo Uccello illustra lo scontro avvenuto nel 1432 tra le truppe fiorentine e quelle senesi, ogni cavallo, figura o gruppo occupa uno spazio che è soltanto proprio.
Nella tavola conservata agli Uffizi, dal titolo Il disarcionamento di Bernardino della Carda, la scena presenta lo scontro militare senza enfasi imitativa, ma accentuando il carattere artificiale della composizione mediante l'uso singolare del colore e della forma. Nelle Battaglie la concezione del tempo è vista in maniera moderna, nel senso che l'evento non è dipinto nel suo svolgersi temporale, ma è “bloccato” nel modo in cui lo ha percepito la sensibilità dell'Artista. Sembra che una sorta di dizionario stilistico-estetico della pittura del xx secolo si trovi anticipato in un'opera della prima metà del ‘400, in cui prevale l'autonomia del linguaggio visivo di Paolo Uccello accompagnato da un tono distaccato del racconto letterario. La metafisica è assicurata dal senso costruttivo della battaglia, interpretata come un torneo cavalleresco ambientato in uno scenario naturale e dominato dalla mano regolatrice del Pittore, più attento a sottolineare gli elementi fiabeschi tipici del suo linguaggio. L'idea della “giostra” tende a configurarsi in tutti gli elementi della composizione: la posizione delle lance spezzate sul terreno, la verticalità distanziata di altre impugnate dai cavalieri, la collocazione dei cavalieri, finanche i cavalli atterrati, più simili a giocattoli rotti. Mai si ripete lo stesso colore per cavalli, lance, cavalieri e armature; tutto è trattato in modo da evidenziare l'artificio della scena, resa tale anche dal distacco emotivo dell'evento. |
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Paolo Uccello, Monumento equestre a Giovanni Acuto, affresco 820x515 cm. 1436. Cattedrale di Santa Maria del Fiore, Firenze |
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Nella Battaglia conservata agli Uffizi l'Artista ha immaginato il fatto storico reinterpretandolo in un modo del tutto personale, che evita qualsiasi cedimento nei confronti degli aspetti umani e narrativi della vicenda.
Un paesaggio di sfondo con poche figure e scosceso fa risaltare i cavalieri, bloccati nel disordine della mischia, della quale si coglie un momento decisivo quando Bernardino è colpito sul suo bianco cavallo, mentre le lance si tendono, gli stendardi si muovono al vento, le gualdrappe dei cavalli si evidenziano come gli eleganti copricapi, i mazzocchi: tutto questo, più simile a una giostra cavalleresca, fa sparire l'idea della battaglia e ogni storica concretezza.
Anche nell'affresco di S.Maria del Fiore che raffigura Giovanni Acuto sul suo destriero il Pittore ritrae il gruppo equestre colorato di verde come fosse una scultura in bronzo e adotta una prospettiva doppia, ovvero un effetto dal basso per il basamento e una visione frontale per cavallo e cavaliere! Non è difficile, dunque, giudicare l'opera di Paolo Uccello non soltanto unica e originale, ma anche antesignana della contemporaneità; alcune sue teorie pittoriche, come le immagini fortemente geometrizzate, dipinte da differenti angolazioni prospettiche, sono vicine all'estetica cubista degli inizi del '900. Inoltre per ciò che riguarda l'utilizzo dei colori le sue teorie sono indicative di una modernità di concezione: le tinte sono irreali, come dimostrano i cavalli verdi e rossi, antesignani degli equini espressionisti di Franz Marc, e usate creando forti contrasti con ampie campiture di nero e di grigio che anticipano effetti tipici della pittura metafisica.
Grazie alla capacità di proiezione fantastica e visionaria Paolo Uccello è stato capace di galoppare, come l'ippogrifo di Astolfo, verso mondi misteriosi e fiabeschi in cui, trascendendo senno e ragione, si afferma libera e autentica l'alta sostanza poetica della sua pittura.
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Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte
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