Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.40 - Aprile - giugno 2014
ARCHITETTURA DEL 2000
Il MAXXI di Roma, una realtà significativa per la Città
(e con qualche difetto!)

di Ilaria D'Ambrosi


Il MAXXI

A distanza di pochi anni dall'inaugurazione del MAXXI la nostra Redazione torna al Museo nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma. Abbiamo visitato il Museo nella sua fase di cantiere (Architettura del 2000, Archivio n.9) e il giorno della sua inaugurazione (Archivio n.23) riportando le nostre impressioni e i pareri di cronaca nati attorno al Complesso museale, opera dell'architetto iracheno Zaha Hadid. A questo punto del nostro viaggio nel mondo dell'architettura contemporanea è doveroso concludere con un resoconto sui primi quattro anni di attività del MAXXI. Ricordiamo l'inaugurazione del Museo, nel maggio del 2010, con la mostra di Gino De Dominicis e l' esposizione monografica dell'architetto Luigi Moretti, quando le porte dei due volumi di cemento armato, intrecciati dentro e fuori l'ex caserma Montello, si sono aperte davanti a una fila di occhi curiosi e critici. Perciò tralasciamo di parlare della struttura in calcestruzzo e acciaio, distesa in un turbinio di linee morbide e pungenti assieme, tagliate da lame di luce naturale che ne esaltano il pathos formale, né ribadiamo il moto compulsivo con cui il visitatore è indotto a far parte della struttura, passando da una sala all'altra, srotolandosi e percorrendo lingue di passaggi e scale che sembrano galleggiare in uno spazio bianco di elementi architettonici. Soffermiamoci invece sulle emozioni.









Per un momento il nostro occhio di tecnici si chiude lasciando spazio alla voce delle pareti grigie e lucide, delle scale che a mezz'aria falciano lo spazio in una geometria instabile e conflittuale, ai giochi della luce che bagna corridoi e sale riflettendosi sulle superfici bianche degli elementi d'arredo… Soltanto il volteggiare in aria di tubi rossi, brillanti e vivi, ci riporta alla realtà di uno spazio dinamico e affascinante. Il progetto di Zaha Hadid è ardito, quasi feroce nel suo decostruttivismo e allo stesso tempo armonioso nell'affrontarsi di graffi di luce e lamiera. Osservando il Museo dalla zona della Hall d' ingresso si rimane sconcertati, stupiti e sopraffatti dalla bellezza compositiva dei volumi. Ciò poteva risultare scontato, visto il calibro della progettista vincitrice del premio Pritzker, altrettanto ovvia non era la "vita" di questo Museo. Il MAXXI respira della vita dei visitatori che sporcando i pavimenti, parlano e osservano, mentre lo spazio interno muta plasmato dal susseguirsi di installazioni di arte e di architettura, inserite in un programma culturale molto vario, forse troppo esclusivo, frutto delle scelte della Fondazione omonima che lo gestisce. Interessante, ad esempio, la mostra che ospita da qui all'estate, installazioni di Ettore Spalletti, dal suggestivo titolo "Un giorno così bianco, così bianco", in cui le opere dell' artista, concepite appositamente per questa occasione, invadono lo spazio fluttuante del Museo mettendosi in geniale relazione con l'architettura che le ospita.







A quattro anni di distanza dall'apertura e con sguardo ormai abituato a quest'organismo autonomo all'interno della città, si notano tuttavia alcuni difetti, pecche che è naturale nascano, considerate l'estensione e l'importanza del Polo museale. Un auditorium troppo piccolo e avulso concettualmente dalla linea stilistica dell'ambiente che lo circonda; la mancanza di un luogo di studio marcatamente (e spazialmente) definito come nucleo teorico dell'ars aedificandi, interno a un complesso che è essenzialmente architettura; la chiusura - come accennato in precedenza - all'esposizione temporanea libera, l'assenza, cioè, di un luogo di espressione autogestito che segnerebbe l'ultimo, ma necessario, anello di una catena ideale di rapporti tra dirigenza e attività artistiche esterne. Rapporto che invece non è tradito dallo spazio antistante, uno spazio urbano, seppur chiuso dai cancelli del Museo, intriso del senso proprio dell'area pubblica. Qui le linee spezzate del MAXXI si proiettano nell'area sottostante e prendono la forma di bacini d'acqua, aiuole, sedute: una radura tra alberi di acciaio e pietra! Stilisticamente complesso, non lo si può negare, il MAXXI gode del suo successo, non solo per il progetto che indubbiamente ha lasciato parlare di sé, ma soprattutto per il nodo culturale che rappresenta, un'architettura in cui si sviluppa l'architettura in quanto Arte.










Ilaria D'Ambrosi, architetto e Urban Planner



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