Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XX - n.85 - Ottobre - dicembre 2025
ARCHITETTURA del '900


GiIOVANNI MICHELUCCI e la Chiesa dell'Autostrada del Sole
di Bruna Condoleo



Giovanni Michelucci, La chiesa di San Giovanni Battista sull'Autostrada del Sole (Firenze 1964)


Sono trascorsi poco più di 60 anni da quando l’architetto pistoiese Giovanni Michelucci (1891/1990) inaugurava il progetto della chiesa di San Giovanni Battista, definita la chiesa dell’Autostrada del Sole, che si eleva dinamicamente nell’area adiacente alla stazione di Firenze Nord. Un progetto che dopo soli 9 anni dalla consacrazione della Cappella di Notre Dame du Haut a Ronchamp, opera del geniale architetto Le Corbusier, a cui in qualche modo la chiesa di S. Giovanni fa riferimento, ha dotato l’Italia di una nuova tipologia architettonica sacra, significativa del Modernismo del XX secolo. La chiesa di Michelucci è un organismo fluido e vitale, che sembra “farsi” e mutare grazie alle sue forme in bilico tra ritmi ascensionali e poderose strutture di sostegno: a poca distanza dal simbolo architettonico di Firenze, la cupola del Brunelleschi, la chiesa di S. Giovanni Battista è concettualmente l’antitesi di un’ architettura rinascimentale, salda e definita, simbolo di un mondo che esprimeva attraverso l’arte l’estrema fiducia dell’uomo in se stesso e nel messaggio culturale di cui si faceva portatore.





Il lato esterno nord della chiesa di San Giovanni Battista



Pericle Fazzini, il portale bronzeo


Definita architettura di "percorso", la chiesa è ideata come la tappa di un cammino umano che, suggerito dalla "strada", potesse continuare all'interno della chiesa, modulata in percorsi alternativi, spazi da scoprire e da percorrere a seconda dello stato d'animo del visitatore, fedele o laico che sia. " Mi sono reso conto che una tale costruzione- dice l'architetto Michelucci quando accetta l'incarico - avrebbe potuto costituire, per se stessa, un luogo d'incontro tra uomini di ogni paese quando, provenuti da ogni parte del continente, percorse le nostre autostrade, sostano per una tappa quasi sempre inevitabile e necessaria a Firenze". Un dialogo interculturale, dunque, auspicava l'architetto, in uno spirito di libertà creativa, ma con l'intento di realizzare una chiesa che rispondesse alle esigenze interiori dell'uomo contemporaneo, al di sopra di problemi estetici, tecnologici o formali. L'esterno è concepito come un'immensa "tenda", ovvero uno spazio provvisorio, aperto, mosso dal vento e immerso nel paesaggio, un luogo in cui ognuno potesse sostare per guardare dentro di sé, restare in solitudine, sentire la voce dell'anima oppur unirsi agli altri nella preghiera, secondo il tradizionale concetto di ecclesia.





Interno della chiesa con il dinamico soffitto a vela e i poderosi pilastri a forcella.




Luigi Montanarini, il mosaico della Vergine sull'altare est




Marcello Avenali, parete nord: vetrata dipinta con l'imagine di san Giovanni Battista


La forma generale è quella di una tenda - asserisce Michelucci - che può significare, analogicamente, il “transito”, e non la dimora definitiva degli uomini sulla terra”. Le ripide curve delle strutture, le elevatezze come di montagne emergenti, i poderosi tiranti, i materiali italiani, come la pietra di San Giuliano, il cemento bianco di Sardegna e la copertura in rame regalano alla chiesa un’immagine articolata e nello stesso tempo anche un po’ precaria. L’aspetto esterno preannuncia, del resto, un interno ugualmente inedito per forma e struttura, concretizzato nella gigantesca “vela” rigonfia, poggiata sulla teoria dei pilastri a forcella che si innalzano nell’unica vasta navata, posizionati in modo irregolare, quasi a simulare delle fantastiche ramificazioni o delle  strutture organiche, come fossili vegetali preistorici.
Lo spazio interno, per quanto ampio, è frazionato da ritmi verticali e da una luminosità non omogenea, capace di creare atmosfere suggestive in un organismo che appare in atto, quasi “una scultura” informale che pone Michelucci tra i precursori delle tendenze architettoniche più attuali.




Jorio Vivarelli, il crocefisso ligneo sull'altare ovest



Un corridoio laterale, vivificato dalla luce esterna


La chiesa di S. Giovanni Battista è un’aggregazione di spazi diversi, ad iniziare dal sagrato e dal nartece, concepito come un lungo atrio parallelo al vano basilicale, arricchito dalle sculture di Emilio Greco e Venanzo Crocetti, che narrano la storia delle città toccate dall’Autostrada, per terminare con la galleria battesimale e il mistico Battistero circolare. Ognuno di questi percorsi ha un' autonomia estetica e psicologica e permette al fruitore di instaurare con quello prescelto un rapporto singolare. Infatti  se la navata unica è contrassegnata da poche ma significative opere d’arte, per non sviare la meditazione dai temi fondamentali dell’esistenza, come il mosaico della Madonna di Luigi Montanarini nell’abside ad est o il tragico crocefisso di Jorio Vivarelli sull’altare ad ovest, il portale bronzeo che immette nel complesso è un’emozionante opera scultorea di Pericle Fazzini che immortala i momenti cruciali della storia cristiana: il passaggio del Mar Rosso e il viaggio dei Magi.




Il vano del Battistero con il fonte battesimale visto dall'alto



Le strutture che sorreggono la copertura della Chiesa


Dunque la tematica del “cammino”  che ha ispirato la realizzazione dell’intero complesso architettonico  si articola nelle opere dell’interno con la stessa essenzialità espressiva che suggella tutta la progettazione della chiesa. Sull’altare maggiore a nord una grande finestra rettangolare interrompe il muro perimetrale con una vetrata, sorretta da un’impalcatura di ferro, in cui Marcello Avenali ha raffigurato una toccante e primitiva immagine di S. Giovanni Battista, circondata da un’aureola colorata, il santo cui la chiesa è dedicata.     
Monumento commemorativo per gli operai morti durante la costruzione dell’ Autostrada del Sole, la chiesa di San Giovanni Battista venne subito lodata da molti, ma anche criticata; tra i sostenitori ricordiamo l'architetto Giovanni Ponti che ne esalta la sintesi realizzata fondendo nuove tecnologie e artigianato, Klaus Koenig, invece, ne loda l’espressionismo creativo annoverandola fra le opere italiane più interessanti degli anni ’60.  Bruno Zevi ha evidenziato l’abbandono di una tradizione architettonica divenuta ripetitiva, mentre Paolo Portoghesi è colpito dalla potenza del messaggio etico, pur tra alcuni eccessi formali. Ma al di là di ogni personale parere questa Chiesa rappresenta ancora oggi un elemento architettonico di grande impatto visivo ed emotivo che tutti i  viaggiatori dell’Autostrada del Sole dovrebbero almeno per una volta visitare.





La croce che sovrasta la Chiesa vista da un lucernaio interno



Bruna Condoleo, storica dell'arte e del costume, saggista e curatrice di mostre e cataloghi d'arte


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