Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XIX - n.78 - Gennaio - marzo 2024
ARTinFORMA 

Roma. Instituto Cervantes : "Cristino de Vera. Eremita della pittura"

a cura della redazione


Cristino de Vera (Santa Cruz de Tenerife, 1931) è uno dei grandi pittori spagnoli della seconda metà del Novecento che fino ad oggi aspettava di essere presentato al pubblico italiano e Roma accoglie  la sua personale  dal titolo “Cristino de Vera. Eremita della pittura” a cura di Juan Manuel Bonet, già Direttore del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, uno dei musei di arte moderna più importanti del mondo. Ospitata dal 15 febbraio al 4 maggio 2024 nella Sala Dalì dell’Instituto Cervantes, bellissima sala espositiva che la Spagna ha nella storica Piazza Navona, l’esposizione presenta una trentina di opere tra oli su tela e disegni provenienti dalle rispettive collezioni della Fondazione CajaCanarias e della Fondazione Cristino de Vera, nonché da quella del Governo delle Isole Canarie. Un’occasione preziosa per ammirare l’opera di questo “pittore solitario e amico della contemplazione, della meditazione e del silenzio”, come lo definisce il suo curatore J. M. Bonet, un artista che ha saputo raccontare la dimensione spirituale dell'uomo al pari del suo idolo del passato Francisco Zurbaran e del suo amato Giorgio Morandi, il poeta delle cose quotidiane.
“Il lettore avrà notato che, nel titolo di questa mostra - chiarisce Manuel Bonet -  descrivo Cristino de Vera come un eremita della pittura. Il suo studio di Madrid, in cui la luce del giorno non entra e su uno scaffale c'è un teschio , presenza non strana quando sappiamo quanto ami dipingere vanitas, ha qualcosa di simile alla cella di un monaco.”  Cristino de Vera è un solitario dell’arte e un grande ammiratore dell'Italia che visitò per la prima volta nel 1962, dopo aver ottenuto una borsa di studio della Fundación Juan March che gli diede la possibilità di visitare svariati Paesi europei.





Cristino de Vera, Cristo e Castiglia, 1985, olio su tela, 100x73 cm, Collezione del Governo delle Isole Canarie

 



Cristino de Vera, Donna con libro, 1957, olio su tela, 90x68 cm, Collezione CajaCanarias


I due quadri più antichi presenti in mostra sono datati 1957. In Monaco, si percepisce l’impatto di Francisco Zurbarán, protagonista del Seicento spagnolo, sul pittore allora ventenne. Di Zurbarán l’Artista racconterà a Salvador Jiménez, che nel 1970 lo intervistò per la ABC, quanto segue. “Sono interessato quanto o più interessato di Velázquez. Era più legato alla terra, era più austero e aveva quella nobiltà che possiamo trovare nella poesia di Antonio Machado. I suoi successi nel campo della plastica sono straordinari. Fu il primo ad elevare una mela, una pentola, a categoria. Anche lui viveva umilmente e in lui c'era una teoria completa della luce. Ancora nel 1973, l'enigmatico dipinto intitolato Cena e panni va contemplato come una sorta di refettorio zurbaranesco svuotato delle sue figure, e la stessa cosa avviene, vent'anni dopo, con Tavolo e Oggetti bianchi.”(Cristino de Vera)
Pittore della luce e del silenzio, dei “piangenti”, del paesaggio di Castiglia, delle sue città, dei suoi umili cimiteri circondati da cipressi,  della sua isola natale, Cristino de Vera è anche un ritrattista affermato; le sue nature morte, molte delle quali sono vanitas e in cui, oltre ai crani, è possibile trovare specchi, rose, candele e bicchieri o tazze d’ispirazione morandiana, sono i soggetti più amati, sebbene questo aspetto si inserisca nella tradizione spagnola tipica dell'arte di Zurbarán, ma anche di Sánchez Cotán o Juan Gris.
Oltre alle tele, la mostra presenta una serie di disegni realizzati con uno spirito fortemente geometrico e con l’inconfondibile linea sottile cristiniana. La sua natura morta, tema prescelto, è sempre venata  di semplicità, umiltà e misticismo!


Cristino de Vera, Finestra a sud di Tenerife, 1987, olio su tela, 100x73 cm, Collezione CajaCanarias

“Su tavole generalmente con tovaglie di lino - chiarisce Manuel Bonet- oltre ai teschi, ci sono cesti e canestri con pani o con limoni o con rose e altri fiori, brocche, piatti con uova, ciotole, specchi, tovaglie, violini, candele in un'ossessiva danza geometrizzante, e qualche uccellino, e un orologio a pendolo, e una tavolozza, e una maschera tra Solanesque ed Ensorian. Con insistenza si ripete il motivo della coppa o del vaso. Motivi d'origine, sì, Morandiana, anche se in questo campo è chiaro che il nativo di Tenerife si inserisce in una tradizione spagnola, che è quella di Francisco de Zurbarán e di suo figlio Juan, anche lui ottimo artista di nature morte” . Nessuna delle nature morte cubiste, con un tocco più picassiano che grisiano, che Cristino de Vera dipinse nel 1954, all'inizio della sua carriera, appare in questa mostra. Quelle in mostra appartengono tutte alla zona matura della sua produzione, nella quale prende piede il suo inconfondibile stile cupo e delicato, con pennellate sempre leggere, seppur mai lontane dall'asprezza dei primitivi, nella ricerca di armonie in cui predominano i grigi Velazquez, i bianchi e i rosa di Zurbaran.
Cristino de Vera è un pittore del paesaggio di Castiglia: le sue città, come Ávila o Toledo, sono così identificate da lui con il suo ammirato El Greco, i suoi paesi, il monastero di San Lorenzo de El Escorial, i suoi umili cimiteri circondati da cipressi, alberi fratelli di quelli toscani o di San Michele. Si tratta di visioni notturne cristalline, in cui brillano le luci delle città del Sud, facendo a gara con il luccichio delle stelle, simile a quello ammirato in Van Gogh. D’altra parte la figura umana, donne, Cristi, santi e monaci, è sempre stata presente nell'opera di Cristino de Vera, seppur sottoposta, nel corso degli anni, a un processo di sintesi plastica e purificazione cromatica. L'austerità della gamma cromatica utilizzata - bianco, nero avorio, ocra, giallo cadmio, blu oltremare, carminio garanza e verde smeraldo - e le diverse gradazioni tra i toni trasmettono la sua volontà di instaurare un dialogo con le pietre medievali.





Cristino de Vera, Due figure, 1997, olio su tela, 92x65 cm, Collezione del Governo delle Isole Canarie

 



Cristino de Vera, Pareti e due oggetti bianchi, 1997, olio su tela, 41x33 cm, Donazione Cristino de Vera

I disegni sereni di Cristino de Vera, la maggior parte realizzati  con una penna con inchiostro cinese, catturano l'essenza della sua saggezza; ripetono, con lievi variazioni, temi e motivi presenti fin dall'inizio della sua carriera professionale: donne, teschi, specchi, coppe, croci, fiori e candele. A volte emergono come entità portanti e misteriose in primi piani, in altre occasioni l’Artista li associa e li racconta, posizionandoli strategicamente su un tavolo allungato, uno scaffale o un pavimento da dove sembrano levitare e risplendere di una diafana luce spirituale. Nell’opera di Cristino de Vera c'è una raffinatezza nel modo di usare luce e colore, un'evoluzione spirituale che tende inevitabilmente all'intimità. “Vorrei nel mio lavoro che tutto avesse un'aria poeticamente calma, che sembri che l'effimero si fermi, che l'angoscia fugga e il silenzio della pace avvolga tutto, che la morte stessa sia chiara e diafana come una melodia silenziosa dove tutto è armonioso” (C. de Vera).



Nota biografica
Cristino de Vera nasce a Santa Cruz de Tenerife il 15 dicembre 1931. Inizia gli studi nel 1944 presso la Scuola Nautica che lascia due anni dopo per entrare nella Scuola di Arti e Mestieri. Nel 1951 si trasferisce a Madrid, dove vive e dove ha maturato la maggior parte del suo lavoro. Con una borsa di studio nel 1962 viaggia in Francia, Italia, Belgio e Olanda e dopo il tour, scrive un libro di memorie di viaggio che raccoglie in seguito nell'opera The Word on the Canvas, pubblicata nel 2006. Nel 1961 partecipa alla Seconda Biennale di Parigi e l'anno successivo alla Biennale di Venezia. Nel 1965 partecipa alla Fiera di New York. Negli anni Settanta realizza numerose mostre; l'Artista ha donato gran parte delle sue opere al Governo delle Isole Canarie. Nel 1998 ha ricevuto il Premio Nazionale per le Arti Plastiche, assegnato dal Ministero dell'Istruzione e della Cultura, "per la sua carriera artistica e il suo contributo all'arte spagnola". Nel 2005 è stato insignito del Premio delle Isole Canarie per le Belle Arti e l'Interpretazione ed è entrato a far parte dell'Accademia Reale di Belle Arti delle Canarie di San Miguel Arcángel come accademico onorario. Nel luglio 2009 è stata inaugurata a San Cristóbal de La Laguna la Fundación Cristino de Vera-Espacio Cultural CajaCanarias.


INFO

Titolo: "Cristino de Vera. Eremita della pittura"
Sede: Instituto Cervantes di Roma, Sala Dalí, Piazza Navona 91, Roma
Periodo: 15 febbraio – 4 maggio 2024
Ingresso libero

Paola Saba, +39 338 4466199, paolasaba@paolasaba.it




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