Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XX - n.85 - Ottobre - dicembre 2025
ARTinFORMA 

LEONARDO BISTOLFI. Il fascino del simbolo

di Bruna Condoleo


Da più di 100 anni fa bella mostra di sé sul Vittoriano, il monumento romano dedicato al Milite Ignoto, il gruppo marmoreo di Leonardo Bistolfi intitolato "Il Sacrificio", posto oltre la scalinata sulla balaustra destra dell'Altare della Patria. L'opera, realizzata nel 1911 da uno dei più talentuosi scultori attivi al Vittoriano, è strutturalmente complessa, ricca di rimandi culturali e di simbologie etiche. Noto all'epoca per le realizzazioni di monumenti celebrativi sparsi in gran parte d'Italia e dedicati ai protagonisti del Risorgimento italiano, Leonardo Bistolfi, scultore casalese ha saputo creare per il Vittoriano un gruppo di grande fascinazione poetica. Quattro figure, sapientemente collegate da posizioni e gestualità diverse, s'intrecciano nello spazio in un insieme armonioso di forme scultoree cariche di un'esuberante energia plastica e di un ritmo dinamico che con prospettive ardite si propaga in tutte le direzioni. Bistolfi è stato un valido interprete del Simbolismo in Italia, movimento diffusosi in tutta Europa agli inizi del '900, che interessò in prima istanza la letteratura, la musica e la filosofia, ma ebbe ragguardevoli esponenti anche nelle arti figurative. L'estetica simbolista era tesa a rappresentare in pittura come in scultura non più la realtà oggettiva, secondo i dettami del Verismo ottocentesco, bensì il mondo dell'immaginario e del sogno che nella produzione dei simbolisti italiani si carica anche di chiari aneliti spirituali. In un clima emozionale di ricerca di ciò che esiste ma non è visibile all'occhio umano si collocano le opere di Bistolfi, che pur esprimendo una sensibilità contemporanea, non rinnega il Passato artistico di cui si riconosce depositario.



Leonardo Bistolfi, gruppo marmoreo "Il Sacrificio", 1911, Vittoriano, Roma

Il sacrificio, part.

Nel suo mondo estetico, infatti, convivono senza contrasti un gusto plastico di tradizione rinascimentale, la forza innovativa del linguaggio di Auguste Rodin e l'eleganza lineare del Liberty; tuttavia nel gruppo "Il Sacrificio" lo Scultore riesce a trasfigurare l'evento reale in stato d'animo, parlando alla mente con la stessa dimensione immateriale della musica. La figura centrale, perno dell'elaborata composizione, è un giovane morente baciato da un'aerea figura femminile che gli tiene delicatamente il capo, mentre il suo corpo è sorretto dalla possente fisicità di uno schiavo in catene e una bellissima fanciulla, allegoria della Famiglia, alza verso il cielo il suo braccio senza vita. Intreccio di membra e di gesti, incontro di emozioni umane e di presenze ideali, il gruppo è un'allegoria dell'estremo sacrificio di un combattente che, circondato dall'affetto famigliare e vittorioso sulla schiavitù, dona la vita per l'amor di Patria.

Il sacrificio, part.: Il bacio del Genio della Libertà all'eroe

Parte posteriore del "Il Sacrificio": la fanciulla, allegoria
della famiglia, alza al cielo il braccio del giovane


Nel momento dell'atto eroico supremo il Genio della Libertà, figura femminile in cui Bistolfi ha rivestito di forma sensibile l'idea, è pensiero che si materializza tra sinuosi vortici di panni di berniniana memoria, consacrando con un bacio l'altruistica scelta del giovane. Attraverso un linguaggio di forte impatto emotivo che allude a sentimenti eterni quali il dolore, l'amore e l'abnegazione, il gruppo interpreta con spirito visionario la forza morale della Nazione e l'eroismo di un popolo, concetti che trascendono la contingenza e possiedono un afflato universale. Artista dalla tecnica sapiente, a tratti virtuosistica nel rendere la dinamica plasticità delle forme, come ben rivelano i suoi nudi, nello scolpire figure femminili Bistolfi è capace di coniugare spiritualità e dolcezza e ciò accade non soltanto nel Genio della Libertà, ma anche in altre opere, come nell'imponente monumento dedicato nel 1906 al grande pittore simbolista Giovanni Segantini, suo Maestro: l'Alpe o la Bellezza liberata dalla materia, un nudo purissimo di donna che emerge da un blocco di marmo grezzo d'ispirazione michelangiolesca.
Leonardo Bistolfi, L'alpe o La Bellezza liberata dalla materia, marmo, h.180 cm- larghezza 150 cm. 1906, esposta nell'atrio della GNAMC di Roma
La scultura simboleggia l'amore che Segantini espresse in tutta la vita e nella pittura nei confronti della natura, in particolare della montagna. Conservata nel Segantini Museo di S. Moritz, nel 1915 una replica dell'affascinante scultura fu donata dall'Artista alla GNAM di Roma, dove l'opera accoglie ancora oggi i visitatori con il suo fascino segreto. Sei volte presente alla Biennale di Venezia dal 1905, quando Gabriele D'Annunzio gli dedicò un sonetto, fino al 1920, Bistolfi preferì negli ultimi anni dedicarsi alla scrittura, alla pittura e allo studio del violino, da sempre amato. Dopo dieci anni dalla sua nomina a Senatore del Regno, Leonardo Bistolfi morì nel 1933 all'età di 74 anni, testimone di un'epoca che stava per scomparire, epigono di un mondo in rapida trasformazione. Sepolto nella città natale Casale Monferrato (AL), fu imitato da molti e apprezzato da poeti e da notissimi scultori, fra cui Arturo Martini che ne esaltò le qualità intellettuali. Sempre fedele al proprio immaginario decadente, nel primo dopoguerra lo scultore fu sopraffatto dalle nuove estetiche e in parte dimenticato, ma dagli anni '80 la sua statura artistica è stata riconosciuta appieno.



Bruna Condoleo, storica dell'arte e del costume, saggista e curatrice di mostre e cataloghi d'arte




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