Dal 20 novembre 2025 al 10 gennaio 2026, l'Instituto Cervantes di Roma ospita Rutas de Esperanza. Arte contemporáneo dominicano, la prima grande collettiva dedicata alla scena artistica dominicana contemporanea nella Capitale. Organizzata dall'Ambasciata della Repubblica Dominicana presso la Santa Sede, in collaborazione con l'Instituto Cervantes e curata da Julian Kunhardt, la mostra raccoglie 35 opere tra pittura, scultura, fotografia e installazioni site specific. È un paesaggio visivo in movimento, un incontro di linguaggi e sensibilità che raccontano un'identità plurale, radicata nella storia e allo stesso tempo proiettata verso nuove possibilità espressive.
"La mostra propone una lettura ampliata del concetto di speranza," osserva Kunhardt, "una forza generativa, una corrente estetica che attraversa corpi, tradizioni e geografie."
Ed è proprio questa forza a guidare il percorso espositivo: una traiettoria che unisce memoria e presente, sacro e quotidiano, gesto intimo e visione collettiva. I riferimenti spirituali emergono senza forzature, come parte naturale di un immaginario in cui il simbolico convive con il concreto e in cui il colore diventa un atto di rivelazione.
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Jared Guerra Mirabal, Reinterpretazione della copia maestra di Giovanna d'Arco, olio su tela, cm 100 x 70, 2025©
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Robert Castillo, Trapezio bianco, olio su tela, cm 41 x 51, 2019
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Tra i molti artisti presenti, sei voci delineano con nitidezza la complessità dell'arte dominicana contemporanea.
Soraya Abu Naba'a, con le sue opere sospese tra pittura, tessile e scultura, mette in scena una riflessione profonda sulla femminilità, la maternità e la memoria, trasformando la materia in un luogo emotivo dove intimità e natura dialogano. Guadalupe Casasnovas evoca invece l'infanzia come spazio poetico: forme, creature e "giocattoli" costruiti con legno e materiali contemporanei sembrano emergere da un immaginario affettuoso e visionario, restituendo la meraviglia del gioco come linguaggio universale.
Robert Castillo porta in mostra la sua raffinata astrazione geometrica, in cui l'esperienza musicale diventa struttura pittorica: le sue tele sono composizioni che vibrano come accordi visivi, orchestrate con equilibrio e ritmo. Simón de los Santos, al contrario, lavora sull'energia del colore puro: azzurri, vermigli e turchesi si muovono come onde, traducendo in pittura la vitalità cangiante del paesaggio caraibico.
Jared Guerra Mirabalemergono invece i legami con la tradizione. Le sue opere intrecciano memoria storica, simboli quotidiani e linguaggi pittorici classici, invitando a scoprire ciò che si nasconde dietro la superficie: pensiero, filosofia, spiritualità. "Attraverso il mio lavoro"- racconta -"cerco di dare significato agli elementi della composizione partendo dall'esperienza della vita."
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Soraya Abu Naba'a, Ogni giorno posso vederti, acrilico su tela, cm 127 x 142,24, 2023©
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Priscila Lopez Loyo, Essenza, acrilico su tela, cm 152,40 x 101, 60, 2024
Photo: David Brown©
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A chiudere il percorso, la potenza scultorea di Juan Trinidad: un artista capace di trasformare il legno in identità viva. Le sue sculture risuonano degli echi taínos, dei retaggi africani, dell'eredità europea, dei colori e delle luci delle Antille. Ogni figura, ogni volume, sembra generato da un respiro antico che trova nel presente una forma nuova. Le sue opere non imitano: interpretano, reinventano, custodiscono.
Rutas de Esperanza invita così a guardare l'arte dominicana come un ecosistema creativo in continuo movimento, una voce che non teme la molteplicità e che si offre al mondo con una forza profondamente contemporanea. Passato e presente non si contrappongono: si intrecciano. Il sacro non è un altrove, ma un respiro che attraversa materiali e gesti. La speranza non è un concetto astratto, ma una pratica estetica e umana che si manifesta nel colore, nella forma, nella memoria condivisa.
Nelle sale dell'Instituto Cervantes questo percorso diventa una geografia emotiva: un invito a lasciarsi attraversare dal ritmo e dalla profondità dell'arte dominicana, a riconoscere in ogni opera una possibilità di incontro, un'apertura verso l'altro, un orizzonte che continua a espandersi. Un cammino fatto di radici, immaginazione e futuro: una vera e propria ruta de esperanza che mette in dialogo Roma, i Caraibi e il mondo intero.
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Giorgio Folena, laureato in Scienze della comunicazione e scrittore
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